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Posts Tagged ‘papà’

Il papa violento


Ieri non ho detto niente, perchè c’è stata quella assoluta ed assurda tragedia del ragazzo folle, che ha ucciso quei bimbi e mi sembrava fuori luogo dire, pensare, esprimersi su altro. Ci voleva il silenzio, perchè silenziosi sono i raggi del sole che fanno maturare i frutti – e, spero, le leggi. Ma quello è un folle, un’eccezione, una degenerazione. Le parole del Papa – anzi, a questo punto davvero papa – sull’omosessualità sono un’aggressione riflettuta, con l’intenzione di armare proseliti e colpire vittime. Questo da chi dovrebbe essere il difensore della pace e dell’amore in terra. Questo da un teologo, un filosofo, un punto di riferimento. Lo trovo gravissimo, colpevole, violento. Lo trovo anti-Cristiano. Lo trovo tragico, di una tragedia che non ha finito di compiersi, ma che troverà nuova vita ogni giorno, rafforzata da quelle parole dissennate e crudeli. Lo trovo anche poco intelligente, e per fortuna non sono sola. E’ un peccato in realtà, perchè se le religioni non fossero l’oppio dei popoli (perchè drogati non si rendano conto dei giochi di potere di chi li soggioga), potrebbero essere una grande occasione di pensare, parlare e vivere con amore, ricercando la spiritualità e promuovendo la solidarietà. Invece così si avvicinano gli invasati e si allontanano le persone “di buona volontà”. Vorrei sentire altre voci ed altri pensieri. Ma stavolta non per dialogo, soprattutto per conforto…. che tristezza.

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Dice il sempre bravo Gramellini “Penso sommessamente che quest’anno il 2 giugno si onori di più la Repubblica andando fra i terremotati che fra i carri armati.” Fra i terremotati, fra i cittadini, la crisi stessa sarebbe dovuta essere un terremoto sufficiente per liberarsi di costosi orpelli. Ormai è tardi per i risparmi, i soldi sono già per la maggior parte spesi, ci pensavo ieri leggendo i messaggi che chiedevano di annullare la parata del 2 giugno e la visita Papale a Milano – eppure annullare parata e visita in ogni caso e mescolarsi, finalmente tra gli Italiani, quello sì sarebbe un bel gesto sobrio. Forse qualche politico tornerebbe sobrio, dopo essersi reso conto di quanto anni di malcostume, di risorse male utitlizzate, di leggi scritte apposta per lasciar sempre una porta sul retro, facciano male al paese, che è anche il loro, vorresti ricordargli. I professionisti sfilano ed i volontari scavano. La gente non sta bene: quella sotto le macerie e quella che, come tutti noi, guarda alle macerie metaforiche, ma non meno reali, che coprono la bellissima Italia in cui viviamo. E ci si chiede perchè nessuno voglia fare di più. Ci si chiede come si faccia a stare impettiti ed imperterriti, ben vestiti e con i peli del naso tirati a lucido, di fronte ad un paese che ha bisogno di segnali di impegno e serietà della classe politica e dirigente, più del pane quotidiano: e… no, non è un’esagerazione – chi di noi non si priverebbe del pane oggi e pure domani, pur di vedere un serio cambiamento in Italia? Il tutto al ritmo della banda? Ma ci piace proprio-proprio quest’idea del Titanic? E il Papa? Eh, ma a Milano c’è tanta povera gente che lo aspetta… Ecco, imparasse ad aspettarsi altro la gente, povera o meno. Insomma, ogni volta in cui c’è una buona occasione per dimostrare che in questo paese si fa sul serio qualcuno si mette una fascia, i soliti noti si mettono in tiro, qualcuno suona, altri sfilano – ricorda qualcosa? Questa è l’Italia gente!

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Sono abbastanza rintronata dalle giornate post-natalizie passate in casa tra amiche con bimbi malati, tossi, gastroenteriti, cartoni animati, divano, divano, divano, fox crime, facebook e… una tensione che si tagliava col coltello: ma si ammaleranno anche le mie bambine? Ed io? Basterà la bronchite o dovrò abbassarmi anche ad abbracciare la tazza? Ce la faremo a partire per Roma? Ma i biglietti del treno li possiamo prendere? E per il 31, che facciamo, prenotiamo? Il marito si salvava da questa giungla casalinga con la scusa del lavoro, poi atterrava come un alieno, senza capire cosa stesse succedendo, stupito dalle nostre titubanze, dai timori di un capodanno imprigionati – Mavalà, ma cosa volete che succeda, ma decidetevi, ma non si ammalerà nessuno,… and so on, dandoci praticamente degli uccellacci del malaugurio, mentre intorno a noi il batterio maledetto continuava a mietere vittime a scadenze regolari, grandi e piccini, tutti rigorosamente frequentati ed abbracciati nelle ultime 24 ore… E noi che ceracvamo soluzioni che potessero essere adatte per tutti, nel rispetto della salute e dei bambini prima di tutto, chiamando a destra e sinistra, facendo capire alla PR della festona che noi eravamo quasi praticamente dei vip e che asspettarci conveniva più che altro a lei… Poi consultavamo medici via interposta persona, cercavamo di far mangiare poco e sano bambini famelici ed abbastanza annoiati (e quindi iperattivi, come bestie selvatiche in gabbia), chiacchieravamo ignorando il rumore di piedini che corrono e corrono e corrono in giro per tutta la casa, le urla di gioia e di dolore ad ogni gioco, ad ogni lite… Insomma, sono stati giorni estremamente impegnativi, vissuti tra l’immobilismo e la frenesia: credo che solo qualche mamma possa capire di cosa parlo – e no, non dico genitore, dico proprio mamma, perchè i padri a volte sembrano vivere su un altro pianeta proprio.

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Ed è vero che io e le pupe ci siamo miracolosamente salvate dal contagio, ma è stata una pura botta di c***, che ci poteva stare, ma anche no, quindi, per favore signori uomini, se vi sembriamo preoccupate per qualcosa, se non ricevete il 100% della nostra attenzione, se vi chiediamo cose che vi sembrano insensate, prima di prendervela con noi e di lanciarvi in tirate inarrestabili riguardo a quanto siamo assurde noi e le nostre menate, contate fino a 10, respirate profondamente, guardatevi in giro e chiedete, al limite: cosa posso fare? Oppure no, ma, vi prego, non infierite. Arriverà anche il nostro ed il vostro tempo e sarà tanto più gratificante, quanto più avrete dimostrato a voi stessi ed a noi, che siete degli uomini e non fate parte della tribù dei piccoli, che tanto amiamo, ma che, di tanto in tanto, con grande piacere si mollano dai nonni. Perchè sennò la prossima volta ci lasciamo anche voi. Dai nonni. E dopo questo messaggio personale e tutto fuorchè subliminale, vado a farmi un lunghisssssimo bagno in vasca, finisco la valigia e mi preparo alla partenza – anche se vi dirò che io sono un animale d’abitudine ed ora l’idea di uscire ed affrontare il mondo dopo il confino, mi spaventa un pochino. Per fortuna posso contare sulle amicizie storiche per superare l’empasse, e su un marito che, a dirla tutta, come compagno di viaggio e d’avventura è impareggiabile ♥! Saluto il 2011 da qui, saluto chi mi ha tenuto compagnia, saluto chi me ne terrà nel 2012, abbraccio forte le persone che arricchiscono il mio quotidiano di piccole abitudini irrinunciabili: spero di continuare ad aver la fortuna di condividere momenti importanti e di svago con chi amo da sempre e con chi mi raggiunge, mi incrocia, mi sorride, mi sprona, mi sorprende, mi insegna, mi coccola – di volta in volta nei minuti, nelle ore, nelle giornate che compongono un anno. xxx

PS – aggiornamento: l’amica con figlio malato che ha trovato rifugio a casa mia in questi giorni – a rischio e pericolo della mia incolumità e di quella della famiglia tutta -, con il benestare del marito che vive così agganciato alla realtà, ha regalato alle nostre figlie un set di batteria. Di quelli da suonare, con piatti e tutto. Il primo concerto avviene alle mie spalle. Il set sarà sempre lì al nostro rientro. Grazie. No, davvero, grazie. Buon 2012 anche a voi.

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