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Posts Tagged ‘Durban’


Oggi sono furiosa, col mondo. E non di quella furia creatrice, piuttosto disttuttrice. Tra menate pubbliche e private vorrei rinchiudermi in una stanza insonorizzata – e non per non disturbare gli altri e le loro povere orecchie sensibili (!), ma perchè nessuno venisse a rompermi… Sono arrabbiata anche con voi, sono arrabbiata con tutti, ma non dico altro, perchè poi potrei pentirmene. L’unica cosa che faccio oggi è lasciarvi un link ed un breve stralcio di articolo: il primo vi porta verso La Stampa e riassume i risultati ottenuti alla Conferenza Onu di Durban, che tanto vi ha disinteressato nei giorni scorsi:

La Stampa: Clima, accordo in bianco e nero

Ma siccome cliccare i link a volte costa un’energia che io stessa vi invito spesso a risparmiare, vi riporto paro paro una parte di un articolo di Repubblica di qualche giorno fa, che descrive come una vittoria dei “volonterosi” a Durban potrebbe cambiare le cose in fatto di produzione e promozione di nuove tecnologie ed accorgimenti ambientalistici, su vasta scala:

Case. I consumi energetici diminuirebbero grazie agli accorgimenti della bioclimatica: dal “cappotto” attorno alle mura per limitare la dispersione termica all´isolamento dei tetti, dai doppi vetri alle caldaie super efficienti.
Auto. Il 2012 è l´anno in cui l´auto elettrica debutta in Europa. Pechino ha già messo in produzione le auto con la spina: saranno un milione nel 2015. Il numero globale crescerebbe.
Elettricità. La spinta delle rinnovabili, già inarrestabile, farebbe avanzare rapidamente mini eolico e fotovoltaico. Si svilupperebbe la trigenerazione, l´uso efficiente dell´energia evitando gli sprechi, cioè producendo assieme elettricità e calore da convertire in fresco durante l´estate.
Illuminazione. Le vecchie lampadine a incandescenza, che consumano 5 volte più di quelle fluorescenti compatte, andrebbero in pensione. L´illuminazione pubblica verrebbe schermata verso l´alto migliorando l´efficienza e diminuendo l´inquinamento luminoso.
Smart grid. Le città diventerebbero reti intelligenti in cui l´elettricità viaggia nei due sensi (molti la produrrebbero, comprerebbero e venderebbero). In ogni salotto si potrebbero leggere i consumi della propria casa, momento per momento.
Rifiuti. Si rafforzerebbe la raccolta differenziata e il recupero, bloccando il traffico illegale di rifiuti pericolosi.
Nuovi materiali. Le plastiche biodegradabili che hanno sostituito i vecchi shopper farebbero scuola. La chimica verde sostituirebbe quella ad alto impatto ambientale e sanitario.

Da La Repubblica del 09/12/2011.

Ora: Kyoto resta in vigore, gli scienziati e gli ambientalisti sono delusi da una mancata riduzione ulteriore delle emissioni, e preoccupati che l’accordo di Durban sia troppo poco troppo tardi. Quello che farà la differenza ora sarà l’atteggiamento dei cittadini che dovranno chiedere ai propri governi ed agli industriali (premiandi i virtuosi) di accelerare il passo per promuovere l’Economia Verde. L’industria dal canto suo, spero accelererà il programma, con l’interesse di diventare leader in settori che dal 2020 saranno regolati da leggi vincolanti a livello globale. Chi prima arriverà, sarà premiato dai consumatori, che automaticamente sceglieranno chi avrà saputo affermarsi con un marchio riconoscibile: la convenienza sarebbe a 360°. Poi, certo, si può anche continuare a fare gli struzzi e risvegliarsi all’ultimo minuto in una casa sommersa dal fango in un paese alla deriva, come siamo abituati a fare. Ma poi non ditemi che non ci avremmo potuto fare nulla…

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Oggi mi trovo veramente imbarazzata nello scegliere di che scrivere: i titoloni sono tutti per l’Europa ed il pericoloso empasse in cui si trova tutta la regione. David Cameron, il Primo Ministro inglese, affossa la possibilità di un’unità fiscale a 27 e forse saranno 23 i paesi che rinunceranno alla sovranità in questa materia tanto cruciale, per contribuire ad un’unione più forte e concreta. E’ ancora tutto da stabilire e, francamente, io ormai penso che all’Italia rinunciare alla sovranità non possa fare che bene, visto che per conto nostro non siamo in grado di gestirla. Sembrerà una provocazione la mia, ma per me, che mi sento da tempo Europea, è proprio così – e non lo è da quando ho dovuto cominciare a vergognarmi del mio governo e dei miei rappresentanti politici, ma da prima: semplicemente mi riconosco in un’identità che va al di là dell’italico. Non è che non mi senta Italiana, ma riconosco l’Europa come la mia casa. Come mi sento lacustre ed Italiana (mai Padana, per caritàdiddio), mi sento anche appartenente ad una regione dalle radici culturali storiche e profonde, con un’identità sfaccettata, ma precisa. Il “vecchio continente” è il mio, l’ho capito parlando, convivendo, studiando, lavorando: prima con cittadini americani (statunitensi in particolare), perchè il nostro modo di ragionare, la nostra sensibilità, i nostri esempi, il nostro senso dell’umorismo, la nostra cultura generale, i nostri riferimenti storici e geografici, il rapporto con il corpo nostro e dell’altro; al rientro in Europa ho vissuto 10 anni in Belgio, tra colleghi internazionali, ma che provenivano dalla mia stessa parte dell’oceano – qui ho ricevuto conferma delle radici comuni di un popolo dai mille colori e facce, con declinazioni culturali ricche della propria diversità, ma che si riconosce uno, quando si prende la briga di ascoltarsi e guardarsi negli occhi, alzandoli dai limiti del proprio orticello. Insomma: vista la manifesta incapacità della classe politica italiana, se qualcuno ci desse una mano a tenerci in riga, non sarei certo io a piangere per furto di sovranità, si passa solo allo scalino successivo, non a qualcosa che sento estraneo. Certo, l’Europa politica ancora non esiste, anche se c’è (più o meno riconosciuta) quella sociale e civile, identitaria, insomma. Ecco, mi sono dilungata, sorry… Tutto questo per dire che io vorrei si passasse ad un’Europa più vicina ai singoli cittadini e credo che l’unico modo per raggiungere l’obiettivo sia l’elezione diretta dei rappresentanti europei. Vorrei conoscere meglio le facce, la voce, la filosofia di Barroso e Van Rompuy, di tutti i commissari e ministri e vorrei che i loro nomi fossero conosciuti dai più, proprio come capita per i nostri rappresentanti nazionali. L’Europa c’è, ma bisogna che si faccia sentire, vedere, conoscere, per poterla riconoscere.

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Ecco: io sono la dimostrazione del fatto che l’urgente non lascia mai spazio al fondamentale… Sapete che nei giorni scorsi si è tenuto un importantissimo incontro a Durban, Sud Africa, per definire la co-operazione mondiale che dovrà seguire l’imminente scadenza del trattato di Kyoto? Leggete un diario riassuntivo QUI. Sapete come sta andando? Sapete che oggi è l’ultimo giorno? Conoscete le posizioni degli USA e di quell’Obama che, sulla green economy ha perso il treno? Sapete che ormai non si parla nemmeno più di fermare il surriscaldamento globale, ma di provare a limitarlo ai 2°C? Sapete che si continua a perdere tanto, troppo tempo prezioso? E sapete che è perchè ogni nazione non è in grado di guardare al di là dei limiti del proprio orticello? Oh, ma pensa, la frase ricorre! Fosse che fosse una questione fondamentale per lo sviluppo, che dico, per la sopravvivenza del mondo di domani? Ma mica domani tra due secoli: domani sabato 10 dicembre… tra crolli dell’€ ed emissioni oltre i limiti consentiti nelle grandi città, il territorio muore, in senso fisico e civico. Ma a Torino non si faranno le domeniche a piedi, non vorrai mica disturbare lo shopping natalizio…!!! Perchè questa questione non è sulle prime pagine? Perchè è sempre in fondo o dietro a qualcosa? Perchè i media non si prendono la briga di portarla in primo piano? Se ci fosse più consapevolezza civile, ci sarebbe anche più pressione a fare di più, meglio e più in fretta.

2mila bambini formano l'immagine di un leone ruggente sulla spiaggia di Durban per "svegliare" i governi

Ragazzi, che risveglio… buona giornata a tutti… sì, vabbè… xxx

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Pallottole Verdi


Oggi é chiaro che il pensiero va alla votazione in Parlamento, inevitabilmente – ma più che speculazioni non potrei scrivere e francamente non ho nemmeno voglia di perdermi tra sparate e timori.

Oggi ho invece voglia di circoscrivere i pensieri, mettendo in chiaro un altro avvenimento importante di quest giorni: il vertice sul clima di Cancùn. Mi guardo in giro e butto giù qualche punto, vedremo cosa ne salta fuori:

  • Il Sole 24 Ore dice: “Il pianeta non è salvo. La faccia sì” – e da questo si deduce che alla conferenza si è evitato il peggio, ma é un po’ pochino rispetto al progresso desiderabile.
  • Il dialogo UN riguardante il rinnovo del Protocollo di Kyoto dopo la scadenza del 2012 ritrova vitalità, ma ne restano fuori le grandi latitanti: USA, Cina, India – seppur le ultime due diano migliori prove di buona volontà. E non sottoscrive le trattative per il rinnovo la Bolivia (convinta della necessità di politiche ambientali ben più consistenti), obbligando ad un principio di consenso,  non unanimità come previsto.
  • Al lato pratico si chiede ai paesi firmatari di abbassare il livello della CO2 immessa nell’atmosfera dal 25 al 40% entro il 2020 rispetto alle quote di trent’anni prima, il che dovrebbe mantenere il riscaldamento globale entro il limite dei 2C° – e quelli non ce li toglierà nessuno.
  • E’ un documento che riconosce le maggiori responsabilità nell’influenza sul clima ai paesi più industrializzati e ricchi, e quelli che tra questi ultimi lo avversano chiedono, per pretesto, ma giocando su principi di fair play, che si esiga più rigore anche dai paesi più poveri.
  • La Cina é sempre un giocatore chiave, essendo il paese che inquina di più ed investe di più nella Green Economy.
  • Gli accordi non erano affatto scontati, anche se non ci sono ancora clausole vincolanti o indicazioni di sanzioni; ci si rivede nel 2011 a Durban, Sud Africa, e ci si saluta con meno freddezza e più prospettive rispetto al post Copenhagen: Messico 1 – Danimarca 0. 🙂
  • Patricia Espinoza, presidentessa della conferenza, ha giocato il ruolo chiave, mediando direttamente con paesi su posizioni non facili ed ottenendo l’accordo di Giappone, Russia e Canada.
  • Restano attive sia le iniziative per il fondo comune internazionale “Climate Fund” da riempire gradualmente x contribuire all’investimento in energie rinnovabili in paesi in via di sviluppo, sia il sostegno condiviso ai paesi con foreste pluviali attraverso sistemi d’incentivazione alla ri-forestazione e lotta alla distruzione.
  • La speranza generale é riposta nella Green Economy, nella crescita di questo settore di ricerca, produzione, distribuzione – solo che il trend nazionale d’investimento dei paesi più ricchi é stimato di 1/3 inferiore alla necessità rispetto alle esigenze climatiche.
  • Le Nazioni Unite avanzano col dialogo là dove possono, non risolvono tutti i problemi, ma mettono al sicuro gli obiettivi che possono rientrare nel proprio raggio d’influenza e sostegno.

Passiamo parola!

Buona giornata a tutti e teniamo le dita incrociate x la nostra Italietta, comunque vada… X

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