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Banche, anziani, dimore storiche – e partiti: nodi ed opportunità della riforma fiscale

Non so se riuscirò a mettere la cura che desideravo in questo post, ma sento che l’urgenza incalza. Mi piacerebbe contribuire ad una nuova battaglia mediatica, simile a quella che abbiamo visto quando si è trattato di cambiare le regole dell’ICI per le proprietà commerciali della Chiesa, che è stata piuttosto efficace ed ha messo la politica con le spalle al muro, per constringerla ad affrontare una questione lasciata troppo comodamente in sospeso fino ad oggi. Potete leggere l’articolo de Il Giornale qui e quello di Repubblica qui. Il sollevamento dell’opinione pubblica ha fatto arrivare la questione alle orecchie della UE ed è stato determinante nella creazione di nuove e più eque regole, anche se la partita non è ancora chiusa del tutto e l’attenzione non deve calare (leggete qui l’articolo di Mario Staderini, segretario dei Radicali, sul Il Fatto). Oggi vi chiedo di provare insieme a me ad affrontare una nuova questione, alla viglilia dell’approvazione di nuove regole fiscali, in particolare quelle riguardanti l’IMU: questa scheda dell’ANSA evidenzia già due nodi secondo me assolutamente inaccettabili: le banche, col giochetto delle fondazioni, continueranno a risultare esenti dall’IMU, mentre gli anziani residenti in ospizio dovranno pagarla per le proprie abitazioni di proprietà! E’ un vecchio nodo da risolvere, una di quelle truffe legali, il cui cambiamento è alla base di un’Italia diversa e più sana. Altra questione gravissima è quella delle dimore storiche, che, come si legge in quest’articolo del Corriere della Sera, vedranno l’ICI aumentare del 600%, mettendo a repentaglio la conservazione di beni posseduti da privati, ma per i quali i proprietari si assumono l’onore e l’onere di preservare beni artistici ed architettonici, patrimonio culturale di tutta la popolazione. Qui non si tratta di fare sconti ai ricchi: prendiamo l’esempio più vicino a noi: la villa dei Cavazza sull’Isola del Garda.

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A San Felice tutti conosciamo questa famiglia e sappiamo bene quanto il paese sia loro in debito, per la politica di gestione delle loro proprietà; se San Felice e Portese sono tra i comuni più verdi del lago, è grazie al fatto che loro si sono sempre rifiutati di vendere le proprie terre (e non certo per mancanza di proposte) e svendere il patrimonio di cui godiamo tutti. A partire dal compianto padre Camillo, conosciuto da sempre come il Conte Contadino, continuando con la tenace Charlotte, che, ancora oggi, canuta e dignitosa, attraversa il lago nelle mattine di tutte le stagioni sulla sua modesta barchetta e raggiunge il maneggio per insegnare ai nostri figli a cavalcare ed a rispettare l’animale e la natura, fino ai sette figli che ha cresciuto praticamente da sola e che oggi lavorano nel campeggio, nel rimessaggio, nei campi e sull’Isola stessa, i Cavazza sono il perfetto esempio di una famiglia che ha ereditato, da nobili e ricchi avi, beni che sono tutta la loro ricchezza, il cui mantenimento in buone condizioni è essenziale per il mantenimento stesso della famiglia. Camillo riuscì, nel 1985, a far dichiarare la villa monumento nazionale e, grazie a questo ed all’apertura alle visite turistiche guidate (esperienza meravigliosa, non perdetevela!), riescono a ricevere dallo stato il 20% dei fondi necessari ai lavori di restauro – il v.e.n.t.i. per 100, mica la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno… I Cavazza sono d’accordo con un aumento dei sacrifici necessario oggi a tutti, capirebbero persino questa spropositata tassa, se fosse per un solo anno: già ora, visto il salasso previsto, hanno dovuto annullare lavori di restauro già in programma. Ma se si decidesse di trattare, solo ai fini del calcolo del gettito fiscale, le dimore storiche come se fossero centri commerciali, mentre in realtà esse sono legate a vincoli che impediscono, giustamente, lo sfruttamento delle proprietà (non possono ad esempio venire divise in appartamenti da affittare), come si pensa che esse possano raccogliere i fondi necessari alle enormi spese di restauro e conservazione quotidiana? Siamo pronti a vedere la villa, che impreziosisce le acque lacustri, sgretolarsi sotto i nostri occhi? E con essa tante altre proprietà “private”, cuore della ricchezza dell’Italia tutta? Siamo disposti a tacere, mentre i partiti piangono miseria, perchè senza l’ultima tranche dei “rimborsi elettorali” non riusciranno ad organizzare la prossima campagna, che riempirà di brutte facce e volgari, quanto menzogneri, proclami i muri delle nostre città e paesi? Vogliamo dare 100 milioni di euro ai partiti o chiederne 23 ai proprietari delle dimore storiche? Torno a chiedervi partecipazione e condivisione: fate girare il messaggio tra i vostri amici, aggiungete i vostri commenti e la vostra voce. Il governo Monti non piace forse a tutti, io lo ritengo il migliore da decenni, ma penso anche che sia assolutamente perfettibile e che il suo peggiore difetto sia il parlamento misero e marcio che ha ereditato. Se gli Italiani non decideranno in fretta di riprendersi l’Italia, di smettere di delegare, di lamentarsi senza agire e proporre, non ce ne andremo mai fuori, ed il destino del nostro bel paese sarà segnato anche dalla nostra ignavia. Martin Luther King disse: the greatest tragedy of this period of social transition was not the strident clamor of the bad people, but the appalling silence of the good people – la più grande tragedia di questo periodo di transizione sociale non è stato lo stridente clamore delle persone cattive, ma il disgustoso silenzio delle persone buone.

Per favore, passate parola: questi sono anche affari vostri,

Serena Uberti

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La primavera Araba, l’indignazione in Spagna, l’insoddisfazione in Italia: guardacaso ora che la crisi economica globale dura da qualche anno, la gente scende nelle piazze e protesta. Protesta contro regimi islamisti , militari, governi democratici (o pseudo) di sinistra e di destra. Protesta perchè il mondo non cresce, perchè il futuro non è una prospettiva, ma una preoccupazione. Protestano i giovani, non più imboniti dal benessere, informati dalle nuove tecnologie, protestano i loro genitori, stanchi di un minimo risultato dopo una vita di lavoro, coscienti di essere la prima generazione a lasciare ai figli un mondo peggiore di quello che hanno trovato. Quello che ha fallito non sono solo i singoli governi, ma il sistema economico che da decenni domina al di sopra di tutto: oltre le decisioni nazionali, sia per chi sceglie di seguirlo e nutrirlo, sia per chi prova ad oltrepassarlo, ma viene limitato nella propria possibilità d’azione. Un sistema nel quale i dittatori dalla propria parte fanno bene a qualcuno (un dittatore tu, un dittatore io…), gli indici di misura di benessere di una nazione sono esclusivamente economici, senza tenere in conto gli equilibri tra consumo, eccessi, scarti, consumo del territorio, diritti dei lavoratori – sembra che solo i CEO abbiano diritti, quando si parla di liquidazioni milionarie di chi fa anche magari peggiorare la condizione di una multinazionale, mentre milioni di Cinesi si logorano per noccioline -, salute (animali all’ingrasso da antibiotici che finiscono nelle nostre padelle e pance), lungimiranza… Il soldo oggi farà il soldo domani: il giorno in cui i soldi si riprodurranno per osmosi festeggerò anch’io, nel frattempo siamo noi a doverli produrre, in modo intelligente e continuativo, perchè il divario tra le condizioni di vita nelle varie regioni del mondo è testimonianza di per sè di un sistema sbagliato, tanto quanto i nuovi poveri nei paesi più ricchi e distruzione del pianeta stesso che ci ospita. Siamo accecati, e quando uno spiraglio si fa strada ci sentiamo comunque impotenti.

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Ma non deve essere sempre così: la presa di coscienza, le azioni personali, quotidiane, le scelte negli acquisti, l’educazione, lo stile di vita, il voto, hanno un impatto. Non si può nemmeno pretendere che da un giorno all’altro tutto cambi, probabilmente una “dittatura verde” sarebbe altrettanto nefasta (anche se io… ;-)): il mondo nuovo bisogna costruirlo mattone per mattone, ma non si può stare a guardare mentre qualcuno lo fa, se sono pochi ci sarà sempre qualcun altro che lo distrugge facilmente. Se invece il messaggio passa parola ed ognuno cambia qualcosa nella propria vita, dal differenziare la spazzatura al cambiare quotidiano che compra o telegiornale che ascolta, dal prestare un certo libro al comprare una macchina, piuttosto che andare in bici o sui mezzi pubblici, dal farsi l’orto al comprare dal contadino o con più attenzione ai produttori di ciò che si porta a casa, dalla scelta di quale nuovo business intraprenderre, viaggio da fare e come farlo. La scelta fondamentale è come svegliarsi la mattina e quanto essere partecipi della propria vita e del proprio futuro. Qui cerchiamo di raccogliere spunti e scambiare idee, contribuite se potete. Buona domenica ed in bocca al lupo a tutti X

PS: la vignetta mi è intenzionalmente sfuggita 😉 Ma in fondo è un simbolo di per sè…

PPS: e… francamente… la foto del bambino in Siria mi spacca il cuore…

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