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Posts Tagged ‘13 febbraio 2010’


Questo fine settimana sono stata, dicevo, a Bruxelles. Con marito e pupe abbiamo visitato la famiglia: nonni, zii, cugini, fratelli, fidanzate dei nonni, amici, amichetti – pranzo da uno, caffé dall’altro, merenda dall’amico che non siamo riusciti a vedere all’ultima trasferta, cena con ex-colleghi (parte di un ufficio molto privilegiato che ha sfornato professionisti capaci ed ottimi amici a vita), e poi colazione ancora in pigiama, ma con famiglia cinguettante già attiva (impeccabile trucco e parrucco), arrivata con thermos di caffé e croissants (specificamente anche couques au rasins e pains au chocolat :-)), ripranzo, rimerenda, ripartiti e tornati a casa domenica sera! Uno di quei fine settimana che conosce bene chi vive all’estero e rientra per un paio di giorni ogni tanto, o chi è sposato con una persona straniera e sa cosa voglia dire andare in visita sul patrio suolo del coniuge.

Ma, come se non bastasse, indovinate dove ho insistito x passare almeno una mezz’ora, in barba a programmi già ambiziosi quanto impossibili da rispettare? A Place de la Bourse, in centro città, dove almeno 300 Italiani – uomini e donne – si sono riuniti per far sentire anche la voce di chi risiede all’estero, ma vede il proprio paese con affetto, speranza e l’obiettività del distacco. Io avevo voglia di viverla questa domenica di manifestazioni e mi é piaciuto particolarmente farlo da Italiana all’estero, come sono stata per tanto tempo e come ho scelto di smettere di essere, tre anni fa fra pochi giorni. Secondo me, che l’Italia l’ho vista da dentro e da fuori, c’é effettivamente ancora molto da fare perché le donne davvero partecipino in modo paritario alla vita del paese, vivano la propria vita più pienamente e produttivamente. Con la propria differenza dagli uomini e tutte le differenze tra donne e donne – ma c’é ancora bisogno di dirlo? Che la diversità sia un valore acquisito lo credo, ma non é invece ancora metabolizzato ed espresso nella società italiana di oggi. E non credo che ieri fossimo donne moraliste contro donne puttane, donne colte contro donne pecorone, ma molte donne, quelle che avevano voglia di sentirsi partecipi, attive, capaci, amiche, in una giornata particolare.

Quelle che erano contente di avere in parte i propri compagni, padri, amici – sconosciuti, anche loro d’accordo con te che sei una compagna di viaggio complementare e contraria, essenziale, irrinunciabile ed ancora da scoprire. Perché é inutile che facciamo quelle “oltre”, quelle che non ci dovrebbe nemmeno essere bisogno di dirlo, quelle che dicendolo ci categorizziamo da sole. Il fatto é che in Italia gli stipendi delle donne e degli uomini non sono ancora parificati (per lo stesso lavoro una donna prende di meno di un uomo, tanto per capirci, se vi sembra un dettaglio), che da noi ci sono immensamente più lati A e B che popolano la comunicazione di quanti ce ne siano nel pur non casto resto dell’occidente – in modo ormai scontato, banale, francamente un po’ decadente. In questo articolo di The Guardian, che parla delle manifestazioni di ieri, in Italia ed in molte città nel mondo (NY, Tokio, Bruxelles, Parigi Londra, …), si dice che “Nell’ultimo report del World Economic Forum sul divario tra generi nel mondo, l’Italia si é classificata al 74° posto su 134 nazioni, 33 posti sotto il Kazakistan“. Insomma, c’é da fare, c’è da dirlo, c’é da lavorare ed é assolutamente lecito anche dirlo incavolati con un Premier che certo, da 15 anni a questa parte, non ha fatto nulla in quanto a vera politica, in senso stretto ed in senso culturale, per promuovere un’autentica partecipazione femminile alla vita di un’Italia in difficoltà, e che ha bisogno di tutte le mani, i cervelli, i cuori ed i punti di vista disponibili.

Picture courtesy of hubby

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