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E io, cogliona, che stavo già preparandomi a scrivere, dopo tanto tempo. Perchè volevo scrivere cose come “E adesso, giovani e nuovi Parlamentari, voi che siete il nostro Cavallo di Troia nelle stanze dei bottoni, datevi da fare. Fateci vedere che cambiare si può, razionalizzare e far funzionare uno dei paesi più belli e più ricchi di risorse al mondo si può. Portate avanti una rivoluzione silenziosa all’interno delle istituzioni, comportandovi in modo scrupoloso, attento, intelligente, costruttivo. …”. Invece… Vado a dormire senza sapere che sarà e mi risveglio nello stesso modo. Questo paese somiglia a tutto e a tutti, ma non ha più un’identità, scomoda tutte le idee – dalla legalizzazione dell’illegalità alla rivoluzione civile – ma non ha un progetto. Questo paese ha mille voci, ma non dice niente. Non so cosa succederà, chi lo sa, ma sono veramente delusa e preoccupata. Abbiamo fallito tutti, questo è chiaro, no? No, perchè ieri sera sembrava avessimo (avessero) vinto tutti, come da copione, ma stavolta… stavolta il copione ve lo facciamo mangiare, ma come sempre saremo noi ad avere poi il mal di pancia… Ha fallito, da mo’, la nostra classe dirigente, che sia perchè è avida, o incapace, o miope, o fredda, o sterile, o vecchia, o dispotica: la classe dirigente economica, politica e culturale di questo paese ha fallito. Ha fallito anche chi ha vinto: ha fallito chi ha rimontato la cresta, quando sarebbe pronto per pannoloni e bionde badanti con mani morbide ed accenti dolci – ha fallito, perchè la circonvenzione di incapace non è mai una vittoria. Ha fallito perchè senza il sensazionalismo non avrebbe mai vinto, ha fallito perchè l’hanno riportato in auge proprio quelli che ha depredato, tradito, sordi e ciechi nell’ammirazione di… di che? Di chi? Ma veramente? Questo paese, anche quando sogna, fa dei sogni di merda. Hanno fallito i giovani (se così si possono chiamare) di tutta quella parte politica, che in effetti un’alternativa (e qui credibile diventa una parola inutile, bastava darci un’alternativa e basta) non hanno saputo darla, si sono schierati accanto al carretto vincente (?), o hanno fatto finta di essere diversi, ma all’interno della stessa squadretta. Ha fallito il tecnico riformatore, che non ha saputo riformare abbastanza, non ha saputo darci prospettive al di fuori di quelle dei numeri, non si è trasformato in politico, nè dei peggiori, nè dei migliori, non ha saputo ascoltare, raccogliere, nè presentare in modo comprensibile un programma, completo di sacrifici E progetti, rinunce E sogni – non ci ha saputo far vedere la luce in fondo al tunnel. E lo doveva sapere che quella luce era fondamentale, sennò sa tanto e tanto, ma non ha capito una mazza neanche lui. Ha fallito il buon padre di famiglia, che assume persone nuove, giovani e capaci, e che però le redini dell’azienda non le molla. Ha fallito perchè ancora una volta non ha interpretato le vere necessità di quell’azienda e si è fermato alle verità già evidenti, senza aggiungere le sue personali ricette per cambiarle – ed hanno fallito con lui tutti quelli che l’hanno lusingato e lasciato fare, in nome di… cosa poi? Lealtà? Paura…? La via maestra verso una vittoria storica, nell’energia e nei numeri cha avrebbe mosso, era chiara, c’era un candidato che interpretava il sentimento degli Italiani senza diventare sentimentalista: inutile dire che ha sbagliato anche lui, ha sbagliato a porsi e a presentarsi, perchè se a volte da un lato manchiamo di immagini e parole, dall’altra ci inondano, e finisce che ci nascondono la sostanza, proprio quando era a quella che, assetati ed affamati, puntavamo. Ed hanno fallito quelli che, oltre quelle immagini, dentro quelle parole, non si sono nemmeno voluti avventurare, per snobismo sinistrorso? Forse. Ha fallito chi ci avrebbe voluto credere, ma ha lasciato che a sforzarsi fossero solo gli altri, sperando di raccogliere poi i frutti di chi a sporcarsi le mani c’e andato – ma erano pochi non hanno poruto portare abbastanza acqua e l’albero si è rinsecchito. Frutti niente, nada, per nessuno. Grazie, eh??!! Una nazione allo sbaraglio va bene, ma 2 euro alla sinistra MAI, eh?? Poi magari predichiamo il taglio dei finanziamenti ai partiti… Hanno fallito i rivoluzionari del sistema, quelli che ormai potevano rappresentare l’unica via d’uscita da questo puzzle di Italiette, che neanche la tavola del Risiko. Ha fallito chi aveva un’idea pura, diversa, presa direttamente dalla società reale, dalle piazze: ha fatto grandi numeri, ma ancora una volta non abbastanza per governare. Per fare le pulci va bene, e poi? Non sarebbe stato bello invece, con tuuuuuuutte quelle brave persone, governare?? Non ce le si poteva presentare quelle persone? Non si poteva lasciare che si presentassero senza venire ostracizzati, che parlassero di sè – e di noi, che , ci dicono, rappresentano? Fatevi conoscere da TUTTI!! Macchè: parlo a chi mi viene a cercare, e non vi dico nè chi sarà il vostro rappresentante, nè ve lo lascio vedere, tantomeno ascoltare! Figuariamoci in televisione! Noooo! Demonizziamo il demonizzabile!! Faremo così anche le riforme? Prima di risanare la scuola faremo finta che non esista, perchè così com’è essa ci offende, e la polverizzeremo?

Fallimento nazionale di proporzioni globali. Incredulità. Attesa. Cosa succederà? Vorrei ancora credere in quel Cavallo di Troia, spero che nel Parlamento si riescano ad individuare interlocutori… O spero che rifacciano la legge elettorale (adesso???!!!), poi tutti a casa, per preparare un nuovo sogno, dietro al quale spedere altri 400 milioni di Euro, che non ci sono mai per fare niente in questo paese, ma le elezioni sì, sempre, il più spesso possibile? Oggi non è tempo per la speranza. Siamo lucciole sotto il bicchiere di un bambino curioso, ma crudele. Se non lo solleveranno, quel bicchiere, la luce si affievolirà e moriremo soffocati. E noi non siamo in grado di rovesciarlo da soli, evidentemente. Per tanti che siamo, siamo lucciole, che differenza possiamo mai fare? Attendiamo le sorti dell’Italia, che lo spread già dipinge a tinte forti – le sorti di un paese in crisi in un mondo in crisi. Quando leggerete : “San Felice del Benaco, villa a lago vendesi per trasferimento all’estero”, saprete che persino io ho perso l’ultimo barlume di speranza, ho tagliato radici coltivate con consapevolezza ed amore, ed ho scelto di non far vivere le mie figlie in un paese in declino. Ne ho scelto uno nuovo, probabilmente in una di quelle parti del mondo che il ciclo storico porterà a diventare il nuovo primo mondo. Perchè quando si spegne una stella, il buio è assoluto. E questo non può essere il futuro in serbo per le mie bambine.

E adesso? Vado a lavorare, a darmi da fare, a sorridere ai clienti. Stiamo a vedere, una volta di più, cosa succederà a questo guscio in balìa delle onde. Eppure siamo TUTTI SULLA STESSA BARCA. Allucinante… E pensare che il blog era nato all’insegna dell’alba…

Il papa violento


Ieri non ho detto niente, perchè c’è stata quella assoluta ed assurda tragedia del ragazzo folle, che ha ucciso quei bimbi e mi sembrava fuori luogo dire, pensare, esprimersi su altro. Ci voleva il silenzio, perchè silenziosi sono i raggi del sole che fanno maturare i frutti – e, spero, le leggi. Ma quello è un folle, un’eccezione, una degenerazione. Le parole del Papa – anzi, a questo punto davvero papa – sull’omosessualità sono un’aggressione riflettuta, con l’intenzione di armare proseliti e colpire vittime. Questo da chi dovrebbe essere il difensore della pace e dell’amore in terra. Questo da un teologo, un filosofo, un punto di riferimento. Lo trovo gravissimo, colpevole, violento. Lo trovo anti-Cristiano. Lo trovo tragico, di una tragedia che non ha finito di compiersi, ma che troverà nuova vita ogni giorno, rafforzata da quelle parole dissennate e crudeli. Lo trovo anche poco intelligente, e per fortuna non sono sola. E’ un peccato in realtà, perchè se le religioni non fossero l’oppio dei popoli (perchè drogati non si rendano conto dei giochi di potere di chi li soggioga), potrebbero essere una grande occasione di pensare, parlare e vivere con amore, ricercando la spiritualità e promuovendo la solidarietà. Invece così si avvicinano gli invasati e si allontanano le persone “di buona volontà”. Vorrei sentire altre voci ed altri pensieri. Ma stavolta non per dialogo, soprattutto per conforto…. che tristezza.

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Domani voto per le primarie del centrosinistra. Sono molto contenta di poterlo fare con la speranza che davvero serva a cambiare le cose. Mi pare che queste primarie abbiano già contribuito ad iniziare pian piano a modificare questo paese: è diverso, per esempio, il modo in cui si parla di politica e ad essa si partecipa. E’ cambiato grazie all’ingresso in campo del candidato che voterò, che ha dato uno scossone al proprio partito e al possibile futuro per l’Italia. E’ un candidato giovane, più di me, un candidato controverso – più per convenienza dei suoi detrattori, che per curriculum politico e personale. E’ un candidato EFFICACE, quello che, quella gran brava persona che è Bersani – e con lui la dirigenza del PD, che è la stessa di tutto il “berlusconismo” e resiste ancora oggi – purtroppo non è stato. E non ho nessun motivo di credere che le stesse persone faranno qualcosa di diverso, stavolta. Follia è credere che la stessa strada porti ad un risultato differente – diceva Einstein, se non sbaglio. Quindi, dopo 20 anni, i tempi sono maturi per smettere di dare deroghe a rappresentanti, che hanno superato i mandati imposti dalle regole stesse del loro partito, proprio perchè il modo in cui hanno trattato la materia politica, non ha espresso risultati eclatanti, motivazioni per le quali derogare alla fine del loro mandato, per lasciarli in campo a completare il lavoro. No, è tempo di cambiare facce e nomi: significa cambiare teste pensanti, avere il coraggio di dare fiducia a chi oggi ha entusiasmo, idee e sa fare squadra, sa iniettare novità, senza promettere ricette miracolose. Per me questa persona oggi è Matteo Renzi: non trovo nulla di belusconiano nell’essere un efficace comunicatore: per governare il paese bisogna vincere, farsi conoscere, far conoscere l’Italia che si rappresenta. Berlusconi ha imbonito raccontando di miracoli poco credibili da subito – Renzi parla di duro lavoro, di necessità di collaborazione, di innovazione, ma non promette nulla, semplicemente, si presenta e ci chiede di partecipare. E non trovo nulla di irrispettoso nella “rottamazione” di una classe politica purtroppo vecchia e inglosriosa: la stessa che era presente agli albori del Berlusconismo ed il cui lavoro ci ha portato dove siamo oggi. Soddisfatti? Renzi rappresenta l’Italia degli amministratori locali, che, lavorando a stretto contatto con la gente, sono DENTRO il quotidiano dei cittadini, e non, ormai da troppo tempo, dentro a palazzi, che con la realtà dell’Italiano medio non hanno nulla a che vedere. Voto Renzi perchè, nonostante le accuse strumentali, in realtà è l’UNICO ad aver presentato un programma! La gente spesso si accontenta delle accuse, dove c’è fumo c’è arrosto, eppure in questo caso è vero l’esatto contrario. Voto Renzi nonostante la faccia da ciellino, la campagna elettorale a stelle e strisce, lo voto per tutti i motivi per cui non ho mai votato Berlusconi: perchè lo trovo credibile, trovo che ci sia più sostanza di quello che appare, trovo ci sia molto da ascoltare attentamente in quello che dice e che fa, e lo ascolto e lo osservo da ben più delle ultime settimane di campgna elettorale. Domani, dopo 20 anni, vado a votare con una vera speranza – e questa cosa mi commuove, vi dirò… e devo dire grazie a Renzi (anche per essermi potuta iscrivere online!). Auguro a Bersani, Puppato, Tabacci e Vendola (che davvero sono comunque l’espressione migliore della sinistra odierna) di affiancare Renzi e tutta la squadra che rappresenta, nel guidare l’Italia verso un domani concreto. Se razionalizziamo questo paese dalle infinite risorse, possiamo molto. L’Italia può persino influire sul futuro dell’Europa e del mondo, ma solo se cambia profondamente. Ecco perchè, domani voto per chi secondo me meglio rappresenta il cambiamento possibile. Se pensate anche voi che la presenza di Matteo Renzi nella politica italiana ci possa permettere un cambio di passo, una benvenuta innovazione, sostenetelo alle primarie: paradossalmente credo che abbia più possibilità di vincere le elezioni politiche del 2013 di quante ne abbia di vincere queste primarie, perchè “l’usato sicuro”, dopo anni di una politica vistosa e vuota, ci pare rassicurante. Sì, se vogliamo restare dove siamo. Ma se siamo disposti a smettere di delegare ed a scendere in campo, anche personalmente, attraverso scelte poco convenzionali e nuovi percorsi, andiamo a votare alle primarie del centrosinistra, quale che sia la nostra provenienza di campo: http://www.primarieitaliabenecomune.it/ Registrarsi è semplice – certo, non fare niente ancora di più. Io ci credo abbastanza da provarci e spero di non essere troppo sola…


L’altra sera, rientrando dalla città, pregustavo il passaggio alla fantastica macchinetta del latte crudo, ben piazzata in mezzo ad un parcheggio nel mio paese. Ci si può fermare facilmente e acquistare il latte più buono, più sano e meno caro che ci sia. Io e le mie bambine non riusciamo nemmeno ad arrivare a casa: dobbiamo subito assaggiarlo in macchina, un sorso per ognuna, a turno! Il latte è quasi ghiacciato, è pieno di panna, assolutamente irresistibile… Insomma, dicevo, l’altra sera, con mio grandissimo disappunto, ho scoperto che la macchinetta non c’era più!!! Ho girato il parcheggio un paio di volte, magari avevo le traveggole per la stanchezza, oppure forse l’avevano spostata: niente da fare, non c’era più, i negozi erano ormai chiusi e non solo avrei dovuto rinunciare a quel sorso di cremosa freschezza, che anticipavo golosa, ma non avrei nemmeno avuto latte per la mattina seguente! Rientro, pensando che sarà sicuramente colpa del Sindaco ;-). Furiosa, rientro a casa e cerco in internet i motivi della sparizione delle macchinette: trovo un articolo molto recente che denuncia la rimozione di alcune macchine, a causa de problemi di igiene (che con un prodotto come il latte crudo dev’essere particolarmente scrupolosa) riscontrati in alcuni degli allevamenti produttori. Mi infurio ulteriormente! Ma come?! Per una volta che si era riusciti ad avvicinare il produttore ed il consumatore, ad unire tecnologia e tradizione, freschezza, guadagno e risparmio al contempo… gli allevatori per avidità tengono il braccino corto sulle pulizie e buttano all’aria tutto? Come al solito non bastava guadagnare, non bastava che funzionasse, bisognava guadagnare di più subito…. per finire a farsi chiudere la produzione?! Ecco, non abbiamo proprio capito niente… Ma sarà vero? Non sarà piuttosto l’ennesimo attacco delle grandi aziende produttrici di latte ormai “industriale”? Quel latte che non sa più di niente, tanto è “pulito”? Sicuramente ci sarà il loro zampino mi dico… Vorrei indagare più a fondo, ma in questo periodo non ho tempo, proprio non ci riesco… Vorrei contattare qualche azienda, capire. La Sere in fissa… Beh, per me questa benedetta macchinetta era proprio il simbolo di un percorso virtuoso che l’Italia avrebbe potuto compiere per modernizzarsi in modo semplice, immediatamente fruibile da produttori e consumatori, avvicinati con questo sistema, valorizzando le piccole aziende, e ricordandoci cosa vuol dire “buono e sano”. Fattostà che ieri mi ritrovo a scuola con altri genitori del paese e, mentre tuono contro gli allevatori improvvidi e/o le corporazioni infingarde, un’amica mi corregge e mi dice: “Ma no, guarda che c’è un cartello al posto della macchinetta: c’è scritto che l’hanno rimossa perchè il consumo era troppo scarso, chi vuole può andare a quella di Salò.” Il mio amico Maurizio ride e mi dice: “Ti sei fatta un film per nulla…” Ma sapete cosa? Questo è PEGGIO! NOI CONSUMATORI non abbiamo capito niente! Noi, che spendiamo quasi il doppio per comprare del latte meno buono e meno sano nei supermercati! Io stessa alla macchinetta non passo per ogni bottiglia di latte che compro – certo, figli, impegni: supermercato, carico tutto e via, a casa, non faccio lo stop al negozio bio, poi alla macchinetta del latte, etc. E così, questo latte, che viene caricato appena munto ogni giorno, mantenuto freddo ghiacciato, e che deve essere consumato giornalmente, restava lì, ed il produttore doveva buttarlo, per aggiungere quello fresco la mattina dopo! Perchè? Perchè noi siamo delle CAPRE e del latte ad 1€, freschissimo, buonissimo, sanissimo, e che fa bene pure alla nostra economia, non ce ne frega niente.

Io mi merito che mi abbiano portato via la mia fantastica macchinetta del latte…


Con l’inaugurazione di venerdì sera è iniziata una nuova fase nella mia vita: quella di moglie del Bel e Bu. Cioè, non proprio, Bel e Bu è il locale, ma l’ironia è inevitabile… 🙂 Dopo tanti anni di sogni e di ricerca, finalmente il mio maritino ha trovato il SUO posto: dietro il bancone di un locale moderno, ma accogliente, fresco, stimolante nei colori e nei sapori che propone, sorprendente a volte. Mathieu qualche mese fa ha deciso di spiccare il volo e mettersi in proprio, per plasmare concretamente quel sogno che, ancora informe, l’ha accompagnato per tanti anni. La realizzazione è sicuramente stata un lavoro di squadra: l’architetto Alessandro Rossini ha dato elegante forma alle idee di Mathieu , il grafico Alberto Petrò ha interpretato con professionalità il concetto che volevamo comunicare, e una squadra di lavoratori specializzati – più o meno dedicati… – ha lavorato durante tutta l’estate e fino a pochi giorni fa per confezionare quel gioiellino che è risultato il locale. Ci sono stati timori, ci sono stati intoppi, ci sono state scene kafkiane di lentocrazia, ci sono stati scontri di gusti personali ed incontri di empatia assoluta. C’è stato il benedetto incontro “last minute” con El Forner, con Paolo Piantoni ed il suo amore per le prelibatezze, che può sfornare solo un forno accesso con la passione. C’è stato tutto ed il contrario di tutto in questi mesi: dalla perfetta sintonia in casa, al momento di scrivere le ricette e scegliere quali presentare, alle liti infuocate intorno al tema “Questo scaffale non s’ha da fare!”. Ci sono state inondazioni da lavabicchieri impazzite e serrande che, dopo 30 anni di onorato sevizio, hanno scelto il giorno prima dell’inaugurazione per rompersi…! C’è stata ricerca del personale, ci sono state degustazioni, ci sono state lacrime per chi avrebbe potuto aiutarci non poco con le decisioni da prendere e col sostegno morale, ma non è più con noi (o almeno non quanto avremmo voluto). Ci sono stati pensieri rivolti ai luoghi che io e Mathieu abbiamo visitato insieme nel mondo e che ci hanno ispirato il concetto del locale, come le ricette che vi troverete: ci siamo immersi nei ricordi di atmosfere, sapori e profumi ed abbiamo distillato ciò che avevamo più voglia di condividere. C’è stato Roberto Abbadati, che ci ha aiutato a tradurle da ricette casalinghe, in esecuzione professionale, aggiungendo qua e là il suo tocco personale. C’è stato soprattutto il coraggio di Mathieu, la sua caparbietà, la sua energia, la sua determinazione e costanza: rischiare tutto quello che si ha, in un momento tanto delicato economicamente, per un progetto che si cova da sempre e nel quale si crede profondamente, è una cosa per la quale non smetterò mai di provare ammirazione. Io non lo avrei fatto. Io sarei contenta lavorando da “dipendente”, con il mio salarietto sicuro. A lui non bastava più, ma non solo economicamente, direi soprattutto personalmente, professionalmente. Ha deciso di crescere, d’un botto. E bravo Mathieu! Chapeau, mon amour. Io, Giacomina, Manu, Léontine, Silvia, Marta e Rita ti ringraziamo per averci voluto con te per l’inizio di quest’avventura, che per alcuni di noi è una nuova fase della vita: una sfida emozionante, che senza di te non avremmo potuto sperimentare, non avremmo saputo inventare, non avremmo voluto affrontare.

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Il Bel e Bu si trova a Brescia2, in Via Aldo Moro 8. Siamo aperti dal lunedì al venerdì dalle 7h00 alle 19h30, ed il sabato dalle 8h00 alle 13h00. Vi aspettiamo, perchè possiate gustare insieme a noi il sapore di un sogno realizzato.

PS: ci trovate anche su facebook 😉


L’anno scorso, per i 40, mi sono regalata la consapevolezza. Sono arrivata a quest’età conoscendomi meglio che mai. Quest’anno mi regalo la gratitudine e la speranza. Grazie a chi mi ha permesso di arrivare ad oggi, arricchendomi di esperienza e di affetti. Grazie a chi mi sta aiutando a porre le basi perchè il sogno di una persona, per me importante come le fondamenta per una casa, si realizzi. Grazie, perchè questo suo sogno sta aiutando anche un mio personale desiderio ad avverarsi. Senza ognuna di queste persone e senza gratitudine, oggi questa speranza non esisterebbe. Grazie, spero che continueremo insieme così.

Lo sapete che ho una passione per l’alba, anche se purtroppo càpita sempre all’ora sbagliata… Oggi è dorata, speriamo bene… 🙂


Scorrendo facebook ieri ho scoperto una curiosità, che trovo interessante: oggi, 19 settembre 2012, è il 30° compleanno dello smiley! 🙂 Proprio lui!! Non l’emoticon, come è stato chiamata in seguito la faccina gialla, sorridente o meno – è proprio il compleanno dei due punti-trattino-parentesi. Sembrerà un dettaglio, eppure parliamo del linguaggio scritto, che si fa immagine per trasmettere immediatamente un’emozione, un significato, una chiave di lettura. Come raccontato in questo articolo, il “papà” dello smiley è Scott Fahlman, professore universitario  che, appunto il 19 settembre 1982, scrisse un’email ai colleghi, formalizzando questo simbolo, che non ha inventato, ma che cominciava a vedere nelle comunicazioni online. Il professore della Carnegie Mellon University decise di introdurre la regola delle faccine, per distinguere rapidamente, tra le comunicazioni dei colleghi, quelle più scherzose e quelle più serie: 🙂 e 😦 appunto. L’articolo passa in rassegna la storia di questo simbolo, che si è modificato nel tempo, anche in significato: la faccina con la “parentesi aperta” ( , infatti, oggi comunica tristezza e non serietà, come inteso all’inizio. Addirittura le tastiere odierne trasformano automaticamente in smiley tondi e gialli la battitura – io infatti ho dovuto trovare uno stratagemma per mantenere nel testo del blog i segni di punteggiatura originali. Se è vero che le faccine sono divertenti e comunicano tutta una serie di stati d’animo e sfumature, è altrettanto vero che tradiscono quello che è il potere originale della grafia e dei simboli: la genialità dello smiley sta proprio nell’uso di “banale” punteggiatura, che acquista un significato diverso da quello dello specifico ruolo simbolico, trasformandosi in espressione immediata di un concetto. Il linguaggio si evolve. Ma si evolve davvero? Sono molte le persone che pensano che uno smiley sia piuttosto un’impoverimento del linguaggio, un pigro e rapido simbolo, che sostituisce una ricerca attenta di parole, che potrebbero trasmettere lo stesso concetto. A mio parere, si tratta comunque di un’evoluzione, di un linguaggio adatto a situazioni nuove, come appunto la comunicazione online, che esige chiarezza e velocità, lessico e simboli particolari. In fondo è sempre successo così: con il cambiare dell’habitat, delle necessità e delle capacità, si è trasformato anche il modo di comunicare. Per un certo verso anche la scrittura ed i libri potrebbero essere visti come un impoverimento culturale, che sminuisce il ruolo della memoria e della trasmissione orale: probabilmente qualcuno, molto tempo fa, si scandalizzò, pensando che “ai suoi tempi” non ci si sarebbe mai permessi un tale svilimento culturale! Voi cosa ne pensate? 😉

PS: grazie ad Andrea Sales, del Centro Paradoxa, per aver condiviso in facebook questo articolo, per me molto informativo e stimolante!


Forse l’infelice serie di puttanate (sì, a volte si può e si deve dire puttanate) che ha detto quel Fantozzi riguardo alle paraolimpiadi – e non vi metto link, chi lo sa lo sa, chi non lo sa può tranquillamente passare la vita all’oscuro – è frutto di una grande ignoranza. Nel senso proprio della parola ignorare, perchè magari non si è mai stati esposti a qualcosa nella vita. Come quando si vedono per la prima volta due uomini o due donne che si baciano, per dire. Quando si vede qualcosa che esula da quella che per noi sarebbe la “norma”, l’attenzione viene richiamata immediatamente dalla diversità di questo, più che dalla sua somiglianza con lo stesso atto, in una forma leggermente diversa. Un bacio tra persone che si amano. Una partita di basket, tra persone con tutti gli arti o senza. L’attività sportiva agonistica è sempre e comunque frutto di una grande passione, di un desiderio di mettere alla prova le proprie capacità, di “giocare” con il proprio corpo ed il proprio spirito, per confrontarsi con se stessi, con gli altri, insieme agli altri. In tutti gli sport, come in tutte le attività nelle quali ci si mette in gioco in prima persona, si superano giornalmente limiti: figuriamoci quando a giocare sono persone che avrebbero dei limiti per alcuni apparentemente insormontabili! Grande, grande onore a quegli atleti che continuano a vivere senza perdere l’entusiasmo insieme a, per dire, le gambe. Quella è una sfida che probabilmente non tutti noi saremmo capaci di vincere! Figurati, io sono una “normodotata” praticamente immobile, che si fa male giocando a pallavolo in giardino!! Pradossalmente guardo Zanardi e mi chiedo: ma la vita “vera”, per lui, quando è cominciata? Eh… Forse Fantozzi si è abituato alla compagnia degli sfigati e non ha mai avuto nel proprio quotidiano amici vincitori. Quando guardi un tuo amico, vedi il suo sorriso, l’intelligenza che ha negli occhi, l’affetto che ti dimostra, l’umorismo corrosivo delle sue battute – ogni tot anni ti cade l’occhio e ti ricordi “Oh, càspita, ma gli manca un braccio, è vero, non ci pensavo più…”. Perchè è quello che c’è che si vede, non ciò che manca. Quello che si nota è la VITA – tutto il resto è noia. Ed in effetti no, non è divertente, è entusiasmante!

5 settembre 2012, Londra – Alex Zanardi, medaglia d’oro alle Paraolimpiadi nel cronometro individuale di handbike.

Certo, fa specie che, uno che ha fatto i soldi alle spalle di un personaggio sfigato sbattuto al pubblico ludibrio dell’intero paese, trovi che quello va bene, mentre non riesce a percepire la combattività, la costanza, il talento, l’esuberanza di persone capaci di affrontare un destino veramente difficile. Credo che il concetto chiave sia proprio questo: essere capaci. C’è chi lo è e chi no.

20 agosto 2012


Dopo il funerale non ero più andata a trovare papà al cimitero. Non mi sembrava essenziale, il mio papà non è lì. Ma le mie bambine volevano vedere il luogo in cui riposa, da tempo. Stamattina le ho portate, com’era giusto che fosse prima o poi. Oggi sarebbe stato il suo compleanno, il suo 71esimo, sembrava l’occasione giusta. Oltretutto le amiche avevano cominciato a farmi venire qualche dubbio: “Ma non starai evitando questa cosa? Non sarà troppo difficile? Vuoi che qualcuno ti accompagni”? No, in reltà no. Non credo. Chissà, poi magari davanti al Vantiniano mi sento male e non riesco nemmeno ad entrare… ma mi sembra improbabile. In ogni caso era da fare. Amélie sapeva abbastanza bene cosa l’aspettava, Marilù per niente: “Ma inzomma, quand’è che mi portate a vedere il mio nonno! Ma io non voglio vedere la foto, voglio vedere IL NONNO!”, aveva detto poche settimane fa. La città deserta, i fioristi chiusi il lunedì – si comprano i fiori all’Esselunga e si affronta il viale dei cipressi. Fa un caldo infernale, perdonatemi l’ammicco. Non so nemmeno in che cella sia, il mio papà – accanto alla sua mamma, al suo papà ed alle zie, che mi hanno fatto da pseudononne nell’infanzia. Marta e Cesira, sono nomi da zie zitelle da romanzo, sono le mie vecchie zie. Le prime celle le sorpasso tranquilla, da metà in poi sbircio, ma non lo trovo. Non ricordavo fosse così lontano. Procedo, chiamo sua moglie, anche per farle sapere che oggi ci sono io, e mi indica la cella giusta. Entro e vedo la lapide montata, la foto di papà accanto alla nonna Marj. E’ una foto presa in barca, era a torso nudo, sguardo intenso, gli hanno messo una camicia, bella, tipo lino azzurrino – è incredibile cosa riescano a fare. Amélie cerca il posto per lasciare il lavoretto che ha fatto, con la conchiglia (in realtà più che altro un guscio di lumaca) ed una piuma di gabbiano, trovate in spiaggia davanti a casa, al nostro lago. Nostro grazie a papà, a quell’acquisto così significativo per la storia della mia famiglia, nel’68, ancora prima che io fossi anche solo un pensiero. Mettiamo nel vasetto i fiori di Marilù. Le bambine guardano le altre tombe, le foto, Amélie legge i nomi, trova parenti, Marilù vede dei fiori più belli dei suoi, ma non è dispiaciuta. Mi rendo conto adesso che io non so nemmeno dove sia scritto il nome di mio papà sulla lapide: la guardavo e vedevo solo quella foto, a colori nel bianco e nero delle altre foto, e dei marmi e delle decorazioni bronzee ossidate e dei fiori di plastica sbiaditi e tetri, coperti da una polvere scura e spessa. Mi rendo conto che scrivere mi aiuta proprio a fissare gli eventi, a viverli di più, a vederli come al rallentatore e registrarli, un dettaglio dopo l’altro. Dettagli emotivi, più che altro. Quindi siate pazienti. Uscendo penso che mio papà proprio non è lì. Poi ricordo quando venivo qui da bambina, con mia mamma, anno dopo anno a trovare i suoi genitori. I miei nonni sono sempre stati nei cimiteri, pare lugubre, ma è così. Ma il Vantiniano non è lugubre, il rumore della ghiaia sotto i piedi mi piace molto, il verde secolare, i marmi romantici. E adesso ho le mie bambine per mano, siamo andate a trovare il nonno, insieme, come faremo ancora, anche se lo sappiamo tutt’e tre che nonno Sandro non è lì. Perchè è in questo che è mio padre, come lo erano i miei nonni sconosciuti, nel nostro passeggiare insieme pensando a lui.


Lo so che vi trascuro… ma so anche che voi, come me, d’estate siete FUORI! Se siete davanti ad un computer state lavorando – e non dovreste stare qui a leggere, ma siete dei viziosi… 😉 E se avete tempo libero sarete in spiaggia, in barca, al parco, in montagna… insomma, non vorrete mica darmi da bere che la mia assenza vi pesi?! Ma di tanto in tanto rifaccio capolino, in realtà ho un sacco di cose da dire, ma d’estate mi manca il tempo, per me è la stagione più densa di impegni! Ed allora, se ho un’oretta tutta per me, mi metto volentieri qui, nel mio angolino in mezzo a due porte aperte, il familiare schermo non ha richieste e tantomeno pretese – mi allontano da bambini, ospiti e popolazione varia che fa la siesta dentro e fuori casa mia. E come promesso vi parlo di un altro posto magico, La Masseria del Tono, sempre in Calabria, nei pressi di Ricadi, che sfacciatamente domina la bella e tranquilla Spiaggia del Tono. Alla masseria non troverete piscina nè animazione, niente arena, niente TV, nè aria condizionata: troverete invece un angolo di pace e relax, troverete la succulenta cucina di Totò, l’accoglienza di Antonella e Chiara, la gentilezza di Caterina, le risate sornione di Nicola – la famiglia che poco a poco ha costruito questo posto lo gestisce con amore per la propria terra e apertura e disponibilità verso gli ospiti. Troverete un luogo rustico e fermo nel tempo: il giardino lussureggiante, il bar e ristorante con tavoli di legno vista mare, gli ombrelloni di paglia… sembrerebbe di essere in Costa Rica… 20 anni fa! Anche le stanze della masseria ricordano le cabinas: sono una ventina, in muratura dipinta a colori vivaci, tutte a piano terra, si sviluppano intorno al giardino col grande orto centrale e creano un vialetto intimo tra una fila e l’altra. L’arredamento è semplice, tutto è fresco e pulito, dopo un’ora ti senti a casa. Chi sceglie la Masseria del Tono vuole una vacanza riposante, si mette in valigia poco più di qualche costume e pareo, non disdegna quattro chiacchiere con i frequentatori locali o con i clienti che anno dopo anno tornano qui e si conoscono tutti – anche voi partirete con nomi, indirizzi e numeri di telefono e, anche voi, prima o poi tornerete… Qui si viene per il mare e per la cucina calabrese: oh, lo spaghetto al nero di Totò!! E… Oh la zuppa di seppie! Oh, i gamberoni! Oh il pesce spada!! Oh il polpo… !!! Si viene qui per riuscire finalmente a leggere quei libri per i quali non si trova mai tempo, e per tutte quelle attività poco attive, ma fondamentali per un sano equilibrio umano. Si può arrivare in macchina dall’aeroporto di Lamezia e, se proprio proprio si ha la fregola, si possono fare gite giornaliere alla volta di Tropea, o verso le colline dell’interno a Spilinga (pronunciato Spìlinga), il paese di produzione della fantastica ‘Nduja, o arrivare fino a Scilla. Ma, se vi fidate di me, dopo il pranzo vi farete servire un bicchiere di Zibibbo, accompagnato da qualche biscottino, chiederete a Chiara di mettere John Mayer, e resterete in panciolle all’ombra, gli occhi pieni di estate e di onde turchine – ed il cuore in pace col mondo…

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