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Archive for the ‘Preferiti’ Category


I’ll tell a tale today. It’s my girlfriend’s B-Day and she likes it when I write about myself, so here’s my gift to her. I want to talk about the first anniversary Mathieu and I spent together, as official boyfriend and girlfriend: we were living a passionate long distance love story, going back and forward between Gand and NYC – clearly he’d visit me in NY way more often than I visited Belgium, for some reason… 🙂 So here we were, back together after a separation of the usual 2/3 months, completely drunk with happiness, our chests exploding with romance, our heads full of one another. I had never been 1 year with any boyfriend before, this was a first for me, and with the man of my life! I was in my best shape ever: 50kg, the vague shade of a few muscles, after all the dancing in school, and the astral conjuction being confirmed by the unlikely fact that even my hair behaved those days – a miracle in itself. Mathieu had booked a trendy restaurant, one of the “places to be” in NY in 1995, Verbena’s, in the Union Square’s neighborhood. I prepared myself meticously: I chose a short, red, flowy dress – one I wore at my dad’s second wedding, but shortened vertiginously way above the knie – shoulders on show (possibly my best feature – don’t rival me, I take no prisoners, still today :-)), hair pinned up in a soft chignon, with curly strands wildly but elegantly (and studisously!) falling down my neck. Just a touch of mascara, gloss on the lips and I felt as beautiful, exciting and exctited as never before in my life. To me this was a serious milestone, the indisputable evidence that my desoperately romantic dreams had come true, that I wasn’t the ugly duckling any longer, I could even dare to believe that I had finally blossomed into a proper, handsome swan. No more chasing, no more yearning, this was the time of my life and I had every intention to celebrate it in a truly memorable way. Mathieu and I took to the streets of NY, he was gorgeous as he usually, easily, glowingly was, and I felt like I was his fair match. The Big Apple was ours to bite, while I raised what felt like the longest, slimmest, most elegant arm I ever had, to hail a cab, in such a mythical, daily, NY gesture. Upon our arrival at Verbena’s we walked in a classy winter-garden, complete with white drapes and arranged flowers on the tables. Affable, but respectful, staff accompanied us to our table and we sat down to enjoy our evening, starting with sipping a glass of Champagne, as any proper script would call for at this moment. While we were reading our menus, and regularly lifting our eyes so that our contented gazes could meet, I saw Mathieu’s mouth drop wide open. He was only able to mutter, almost hecstatic: “Wow baby, Winona Ryder and Gwynnet Paltrow just walked in!”  What do you mean, I thought incredulous, Winona friggin’ Ryder?!?! No, no, no, no, NOOOOOOOOOO!!!!!! This can’t be true! He’s never remembered the name of a single celebrity EVER! The two most gorgeous A class mega-global-world-stars of today CANNOT walk into MY first anniversary celebration!!!!! I turned around and I looked baffled while Winona and Gwinnet got seated at the table right behind ours, right behind ME, so that from where he sat in front of me, Mathieu had complete and free visual onto them. I felt as if someone just hit me hard on the head. Wynona was my husband’s favourite actress, the one he always thought was the sexyest, his not-so-secret fantasy, after she drank blood from the Count’s chest in that abhorration of a movie that dared to call itself Braham Stoker’s Dracula (it always bugged me how the movie didn’t compare to the  book and how they insisted on underlining that in their intention it should have, but I didn’t totally dislike the movie in itself… till then!) – I couldn’t believe I had to live up to her on the one evening that was supposed to be mine, just MINE! But I was to be lucky even in what could have been my downfall: she looked terrible! To this chic restaurant Winona had chosen to wear navy-blue sweatsuit pants and a white worn-out T-shirt, she had short, uncared for hair and a sulky espression on a gray face. Blonds have never been Mathieu’s cup of tea (or mine, for that matter ;-)), but Gwynnet looked absolutely lovely in person: she had class, wasn’t overdressed or underdressed, had perfect, femininly spiky hair, a tiny shade of make-up and a great smile under intelligent eyes. I was trying to regain composure, when my accompanying gentleman said: “You are the best looking of the three, hands down, no contest.” And he said so in a very matter-of-factly way, he delivered the line so perfectly that it just didn’t sound like a line, he sincerely thought as much. And with those words he saved the evening for me. We ordered our food and chatted, had one of the best meals ever (no spring-vegetables soufflé will ever compare to Verbena’s, I can still see it in front of me), and I must admit that Mathieu’s eyes never wandered too much or stared for too long towards the celebrities behind me. We walked out of the restaurant just as we came in, hand in hand, walking on a could, our whole lives ahead of us and a good story to tell our grandchildren.

Raspberry tart - one of our favourite desserts

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Quindi, dicevo, l’altra mattina ero in macchina diretta a Brescia, all’inizio di una bella giornata di sole densa di impegni, accendo la radio e sento la voce di Fabio Volo a radio DJ…

… flashback… Ho 18, 19 anni o giù di lì, sono in corso a fare le vasche: tirata a lucido, pronta ad uscire la sera, gasata perché un po’ mi sento grande e quasi libera, come succede ogni settimana, per una manciata di ore, tutti i sabati. Ci sono tutti: gli amorazzi, gli amici, i conoscenti… il Fonta gira e chiacchiera e ci passa i biglietti per il Mirò, entrata senza fare la fila per una serata di balli e di svago. Dove si va a cena, chi guida, le solite cose. In discoteca le facce sono sempre quelle: Franci, Leo, Alby, Michele, Gigi, … chissà com’è che di ragazze me ne ricordo poche… si sa che non é per loro che le antenne di una ragazzina, che si sente “donna”, sono rizzate a quell’età! 🙂 Si balla e si chiacchiera – perché a quell’epoca ancora si riusciva a parlare in disco. Il Fonta gira sorridente e ad una certa ora, mentre tutti noi fighetti continuiamo a inebriarci di gioventù, saluta tutti e parte a fare il pane in forneria dai suoi. Niente escamotages, scuse o cazzate: sappiamo tutti che Fabio lavora e mentre c’é chi, firmato da testa ai piedi, si seppellirebbe vivo piuttosto di raccontare che fa il panettiere, lui é tranquillo nel suo impegno di una vita tra l’effimero, il divertente e l’impegno regolare di un ragazzo che, mentre noi andiamo a dormire, é sveglio dalla mattina precedente e lavora di braccia e di cuore. Me lo immaginavo così, un po’ coperto di farina, sempre sorridente, una spanna oltre noi, ancora cullati dalla vita studentesca e frivola – proprio di quella frivolezza mi rendevo conto quando Fabio lasciava la discoteca, mentre di solito mi sentivo angosciata da chissà quali menate da 18enne.

… flashforward… Fabio parla dalla radio, si chiama Volo adesso, il Fonta veniva da Fontanella, ma non era quello il suo cognome, chissà perché era conosciuto così. A tutt’oggi non lo so il suo reale cognome e non ho voglia di chiederlo agli amici comuni, né di ricercarlo in internet – mi piace così. Lui é lì che non riesce a trattenere l’indignazione per il passaggio del “processo breve” in parlamento, la sera prima. Spara a zero, soprattutto sul cittadino disinformato (“il potere, é ovvio, difende se stesso”), ma nella sua voce ancora senti quel sorriso che, per la sua natura allegra e non per imbecillità, non lascia le sue labbra. Fa il DJ Fabio, scrive anche libri e fa persino l’attore. Ce l’ha fatta. In pieno. Ce l’ha fatta BENE, perché é un professionista, parla e scrive di ciò che sa, non fa film da intellettualoidi, recitati come la lista della spesa, e nemmeno cinepanettoni. E’ difficile non bruciarsi nel mondo dello spettacolo, ed ho la sensazione che lui ci sia riuscito, che sia sempre Fabietto, sbocciato. Fabio secondo me rappresenta il lato bella della Generazione X. Nei libri ufficializza le espressioni correnti, la parlata di strada (“… non lo capirebbe neanche se glie lo dicessi in stampatello…”), i pensieri medi ed i sentimenti medi delle persone medie, ma il fatto che lo faccia con grande chiarezza e semplicità lo toglie d’ufficio dalla “media”. Io, media, mi ci ritrovo sempre nelle sue riflessioni, proprio come ora che dalla radio parla della sensazione che si prova quando ci si trova su un taxi, con un tassista che é in vena di conversazione e fa osservazioni da brav’uomo di famiglia razzista (“perchè un conto é se vogliono venire qui a lavorare, ma quando rubano e stuprano e tutta un’altra cosa”). E tu sei dietro e sei indeciso tra il continuare a rispondere “aha” ed il dirgli: non mi sembra il caso di generalizzare, la maggior parte delle violenze sono commesse dai famigliari, da quelli che fanno parte del nostro circolo, non da chi viene da “fuori”… Per sentirti infine rispondere, se le parole le hai cacciate, “beh, certo, e poi sono persone anche loro…”. E tu sempre lì dietro, a verificare tra quanto sarai arrivato e potrai scendere… E’ una sensazione che ho provato spessissimo, a Milano, a NY, a Bruxelles… ed anche io a volte mi sono limitata al “aha”, altre é bastata una frase per zittire il tassista e fargli capire che forse questa corsa é meglio farla in silenzio, altre ancora si é intavolata una discussione, costruttiva, addirittura. E intanto io guido, di nuovo tra le strade di Brescia, dietro di me la mia bimba più piccola, l’altra é all’asilo (ultimo anno), al Lago, Leo fa il broker assicurativo, Franci ha un negozio di mobili ed oggetti dal mondo – é proprio da lei che vado, parcheggio sotto la casa nella quale vivevo ai tempi del Mirò, in parte a quella nella quale ancora vive mia zia, e sotto la quale mia cugina Francesca ha trasformato un’anonima attività commerciale (caldaie) in un elegante ed accogliente salotto cittadino. Spengo la radio, entriamo, e lei ci accoglie col suo pancione, con dentro la mia nipotina, che tra tre mesi nascerà. “Stavo ascoltando Fabietto alla radio, stamattina é stato eccezionale” “Lo stavo ascoltando anch’io. Caffettino cugia?”

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Hokusai - L'onda

Sono molti i pensieri che ci ha suscitato e continuerà a suscitare la tragedia del Giappone, in ognuno di noi. Fermarli mettendoli in parole, é quasi impossibile, addirittura irrispettoso, forse questa volta ci vorrebbe il silenzio. Ma come sapete non sono una fan del silenzio e le mie parole non intendono lenire un dolore ed uno sgomento inarginabili, vogliono dimostrare e raccontare il sentimento della solidarietà, l’intima comunione, la compassione umana che in questi giorni non possiamo non sentire. Quando caddero le Torri Gemelle morirono poco meno di 3000 persone, ma fu un disastro che toccò il mondo intero e ne cambiò la faccia, la psicologia. Non é successo altrettanto col terremoto di Haiti, col colera, che insieme hanno ucciso 250.000 persone, nonostante l’immensità di questa tragedia umana – accaduta in un paese lontano e dal governo illiberale e chiuso, circoscritta: sebbene molti si siano prodigati per aiutare questo paese, la coscienza globale non ne é stata scossa, purtroppo. La scosse il primo tsunami devastante a memoria d’uomo, che ha toccato un’area vastissima, seminato vittime e raccolto le capacità di chi ha voluto e saputo aiutare. Indubbiamente la scuoterà anche il terremoto del Giappone, lo tsunami che é seguito, la crisi delle centrali nucleari che ne é conseguita. Se non siamo in grado di essere sensibili a tutte le tragedia umane, cerchiamo di fare tesoro di quelle che ci toccano. Se é vero che non possiamo vivere nella paranoia di disgrazie personali o catastrofiche che siano, é anche vero che é impossibile non immaginare la manciata di minuti che hanno vissuto milioni di persone che si sono viste il mondo letteralmente crollare intorno a loro, addosso a loro, vedere una muraglia nera d’acqua e detriti invadere le proprie case, portarsi via i cari, i figli, la vita, in un lunghissimo, spaventoso lampo. E le ore ed i giorni che da quel momento sono passati e passeranno, vite devastate nell’impotenza generale di questo nano della Natura che é l’uomo. Anche se in questo caso non é solo l’arroganza della nostra incapacità a convivere con la Natura ad essere costata lo scotto della catastrofe, é bene ricordarsi che “Si sta come d’autunno, sugli alberi, le foglie” (Ungaretti), e non solo in trincea. Proprio perché il pianeta Terra é indomabile, non possiamo non affrontarlo con quel minimo di rispetto e di cautela, che, dopotutto, é l’unico modo di proteggerlo e proteggersi. I fatti di questi giorni ci dimostrano che una rivoluzione verde, un approccio sostenibile alla vita non é ideologia, filosofia teorica di poche “anime belle”, ma il modo più concreto di continuare la convivenza delle specie che popolano il pianeta, col pianeta stesso. Un approccio intelligente allo sviluppo é l’unica possibilità per una speranza di salvezza: costruire bene ciò che é necessario, limitare l’impatto di ciò che é superfluo, rivedere i concetti stessi di necessario e superfluo. Prenderci cura l’uno dell’altro e del mondo che ci ospita. Compatire (inteso come sentire con) chi é meno fortunato, in piena coscienza che un giorno quelli che avranno bisogno di solidarietà potremmo essere noi. La pietas umana ed il rispetto per l’ambiente non son o due cose distinte, ma due facce della stessa medaglia: la scelta di non vivere in modo incosciente e prepotente il nostro quotidiano come i grandi progetti, ma di sentirsi sempre parte di qualcosa di più grande, al quale ci é dato di partecipare, con responsabilità, solidarietà e speranza. Siamo uno tsunami umano e possiamo scegliere come raggiungere ciò che tocchiamo, che non può non sottrarsi a noi, alla nostra influenza: possiamo essere come le inondazioni del Nilo per la terra e la gente dell’Egitto antico, inevitabili, ma utili e portatrici di fertilità e ricchezza, se impariamo a gestirci con intelligenza e cura, se sappiamo fare tesoro della nostra straordinaria capacità umana.

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Io adoro mangiare, adoro condividere il gusto della buona tavola con gli amici, ma per quanto ami la cucina ed i suoi risultati, raramente mi vedrete spadellare x ore. Ecco qualche ricetta veloce – ma vi dico subito, scordatevi Cotto e Mangiato, qui i risultati hanno un’altra finezza, inutili le false modestie 😉

Cenone di capodanno easy-peasy:

Aperitivo:

  1. Spadella con un goccio d’olio ed un pizzico di peperoncino dei gamberi sgusciati x un paio di minuti. Prepara un pompelmo rosa tagliato a vivo (pelando con coltello togliendo buccia e pellicine e tagliando a segmenti) Infilza sullo stuzzicadenti, nell’ordine: 1/2 spicchio di pompelmo, 1 gambero, 1 foglia di menta fresca. Se vi fate aiutare dai bambini ricordte loro di non toccarsi gli occhi dopo aver toccato i gamberi!! Ricetta di José, oramai accorpata alle mie.
  2. Cospargere di philadelphia il pane da tramezzini (quello senza crosta), aggiungere fettine di salmone affumicato (o bresaola) su tutta la superficie e coprire di rucola e/o fettine di limone sottilissime, pepare e chiudere con un secondo strato di pane con caprino. Tagliare a fettine a piacere: triangolini, quadrotti, rettangolini.
  3. Comprare buone olive, pistacchi, salamino con panini alle noci o qualsiasi altro stuzzichino pronto non troppo industriale e l’ape é fatto.

Antipasto/Primo:

Torta salata: comprare una buona pasta sfoglia già fatta, coprire il fondo con formaggio di capra misto a philadelphia, 2 parti a una, leggermente condito (sale olio pepe); ricoprire il tutto con fette di pera ed infornare. A parte, friggere il bacon non affumicato, a strisce, finché non é bello croccante. Verificare il tempo di cottura della sfoglia sul pacco (20′ in genere), sfornare quando é pronto, tagliare in larghe fette su ognuna delle quali si appoggiano due strisce di bacon.

In alternativa, se preferite, creme di verdura centrifugate: cipolle bianche, zucchine e menta; patate, porri e gorgonzola (da aggiungere alla fine); oppure zucca, carote, cumino e cannella. Questione di tagliare la verdura a pezzettoni, coprire d’acqua, speziare e centrifugare, non c’é molto altro da dire, né da fare!

Secondo:

Arrosto di vitello o tacchino, al latte: massaggiare la carne con sale e pepe. Rosolare, dorandola accuratamente in olio, burro e salvia. Coprire con un paio di litri di latte intero (parliamo di 1 o 2 Kg di carne) e lasciare cuocere per 1h30 o 2, girando il pezzo di carne ogni tanto. Lasciar ridurre il latte, finché non diventa una crema compatta, con un po’ di grumetti lattonzolosi saporiti. Se succedesse che il latte si asciuga troppo, abbiate avuto cura di preparare un pacchettino di panna liquida da aggiungere per correggere in modo insospettabile la vostra svista di padrona/e di casa indaffarata/o. Servire tagliato a fette e cosparso del sugo vellutato, accompagnato da una misticanza o da patate al forno al rosmarino (ma se nel forno c’é la torta salata, vanno benone le patate novelle billite con buccia e condite appena scolate con noci di burro, sale grosso, aglio e prezzemolo tritati). Ricetta di Pat aka Nonna Pilla, come sopra oramai un piatto tradizionale a casa nostra.

Gran Finale a scelta tra:

  1. Piattone di formaggi con marmellatine al posto del dessert e buona cioccolata e biscottini col caffé.
  2. Fate portare il dolce dagli ospiti! 😉
  3. Ma se proprio volete strafare potete anche cuocere delle belle pere Williams spelate in un vino speziato (cannella, chiodi di garofano, vaniglia, etc) e zuccherato (potete benissimo comprarlo pronto all’Ikea ;-)), e servirle con panna, gelato o mascarpone appena zuccherato, specialmente se avete scelto la crema invece della torta salata come primo piatto.

Ricette da prendere, provare, e modificare, sperimentanto a piacere con i vostri ingredienti preferiti!

 

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Sono convinta che alla maggior parte di noi manchi ancora qualche regaluccio da preparare sotto l’albero, quindi ho pensato di scrivere due parole sul qualche libro che io ho regalato volentieri e che é stato ricevuto (per quel che so) con altrettanto piacere.  Regalando un bel libro si regala un mondo intero di immagini, personaggi ed atmosfere, che restano a lungo, se non per sempre, dietro gli occhi di chi le ha lette. Si favorisce un incontro, a volte folgorante, spesso emozionante. Che bel regalo, no?

  • Il Profumo – di Patrick Suskind, 1985: é vero che probabilmente in molti l’hanno già letto, essendo questo un classico contemporaneo, eppure nella biblioteca di qualcuno ancora manca di sicuro. Il Profumo é la storia di Jean-Baptiste Grenouille, feccia Parigina nato, e subito abbandonato a se stesso, da feccia Parigina del 18° secolo. Io credo che Grenoulle sia uno dei personaggi meglio riusciti della letteratura odierna: brutto, sporco e cattivo, ma anche capace di suscitare empatia e di farci camminare al suo fianco, mentre il libro racconta la sua straordinaria vita e ne svela i particolari, dai più accattivanti ai più raccapriccianti. L’atmosfera di questa Francia, tra il buio ed il pomposo, i personaggi incontrati durante le mille avventure del protagonista, le descrizioni femminili, la peculiarità del soffermarsi sugli odori, di giocare con i profumi nella narrazione (a causa dell’eccezionale “naso” del nostro), rendono Il Profumo una lettura bellissima e struggente, classica appunto- ed unica nella sua visione, nelle immagini che crea e lascia nel lettore. Libro per tutti: tua sorella, tua moglie, tua mamma, tuo fratello, tuo marito, tuo papà – adulti ed appassionati di letteratura.
  • La Storia Infinita – Michael Ende, 1979: questo é un libro perfetto per pre-adolescenti. Nonostante oggi sia ricca la proposta di lettura per i ragazzi, a me fa sempre piacere pensare di regalare ad uno di loro questa storia in particolare, che viene da un periodo nel quale non si dedicava altrettanta attenzione a questo tipo di scrittura. E la bellezza di questo libro non é solo nella storia avventurosa e fantastica, all’altezza penso anche degli esigenti ragazzi di oggi, ma anche nella pulce che mette nelle loro orecchie riguardo alla lettura in sé, all’oggetto libro ed al suo potenziale – il tutto giocando tra livelli di realtà e fantasia che sono esplicitamente intrecciati e risucchiano letteralmente il lettore in un Mondo immaginario, proprio e solo per il fatto d’essere seduto col libro in mano. Libro per i tuoi figli, nipoti, cugini, figliastri, nipostastri, cuginastri.
  • L’isola di Arturo – Elsa Morante, Premio Strega 1957: altro libro adatto anche ai ragazzi (adolescenti stavolta), ma non solo. Gli anglofoni usano l’espressione “coming of age”, venire in età, per questo genere di storie che raccontano di ragazzi nel momento della crescita, del passaggio dall’infanzia all’età adulta, e questo libro rientra perfettamente nel genere. E’ un libro che regala ampi spazi e sentimenti forti, che si declina tra l’immensità del mare e l’ampiezza della natura, ed i sentimenti più intimi – il tutto nudo come la roccia, intenso come la macchia mediterranea e mitico come il sogno di un adolescente. Libro per chi, per età, nazionalità o lacuna, ancora non conosce il bel romanzo italiano – o per chi lo conosce, lo ama, ed ha giusto questo che gli manca.
  • Freakonomics – Stephen D. Levitt & Stephen J. Dubner, 2005 – Un economista spregiudicato esplora il lato nascosto di tutto. E’ un saggio su applicazioni inusuali di modelli e calcoli di solito riservati all’economia finanziaria, non a quella del quotidiano e dello sfizioso. Partendo dal principio che le leggi economiche possono dare una interessante chiave di lettura rivelatrice di curiosità o di meccanismi complessi ed importanti, Dubner accompagna i ragionamenti e gli studi di Levitt, rendendo la lettura assolutamente godibile e per nulla saggistica. Perché gli spacciatori vivono con le proprie madri? Cosa rende perfetto un genitore? Cos’hanno in comune gli insegnanti ed i lottatori di sumo? Questi sono alcuni degli argomenti trattati da questo sorprendente libro. Ma non si deve trarre la conclusione che siccome la lettura è divertente, il contenuto sia spoglio di fondamenta ragionevoli e di spunti seri, per una nuova interpretazione di ció che ci circonda e per svelare possibili ed anticonvenzionali approcci nel risolvere i problemi. Dopo la lettura per un periodo si tende ad utilizzare modelli e ragionamenti di riferimento, per l’analisi delle più svariate situazioni della nostra vita, ed é molto divertente anche quello! Libro x quel tuo amico che sa sempre tutto ed ha bisogno di un po’ d’ironia – e per te che hai voglia di argomenti  per le discussioni con lui!
  • Stella del Mare – Jospeh O’Connor, 2002: – Romanzo di uno scrittore contemporaneo Irlandese sull’eterno tema della Grande Carestia e dell’emigrazione in nave verso l’America. Storie e personaggi che s’intrecciano in flashbacks rivelatori, ambientati nella campagna Irlandese, tra popolani e nobiltà, animi nobili ed animi malati. Sulla nave le storie trovano compiutezza, nei giorni difficili, sporchi, paurosi, del viaggio. Una ricostruzione storica credibile, lettura facile ed appassionata, nonostante la serietà e dei temi e grazie all’intensità con la quale vengono raccontati. Libro per chi ama il romanzo storico di più nobile tradizione, più nero che rosa, gli intrecci, i personaggi coinvolgenti. Insomma: per chi ama leggere. Dello stesso autore segnalo anche Il Rappresentante, 1998, che peró ho l’impressione sia meno disponibile nelle nostre librerie. Altro romanzo importante, abitato da due personaggi contrapposti durante tutta la storia, ma che nella storia si scambiano posizioni e ruoli, rivelano il proprio animo, e la capacità dell’autore di leggere quello umano. Ambientazione moderna, storia di caccia e di uomini, mossi da sentimenti, passioni e malesseri. Mi piace forse ancor più del primo, meno epico e più intimo. Libro per tutti quelli a cui spiace chiudere l’ultima pagina di un buon libro.
  • La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, 2005 – é una bellissima e moderna storia d’amore (ma é riduttivo…) pronta per diventare un nuovo vero classico. Una prima opera sorprendente, una storia inaspettata, dettagliata, personaggi indimenticabili nella loro unicità, ma con i quali é assolutamente facile creare una connessione emotiva. Partendo dalla difficoltà di “coordinazione temporale”, si esplora sia la solitudine che la vita a due, nel suo trovarsi, cercarsi, scegliersi, ferirsi, sopportarsi, supportarsi, in mezzo a situazioni assurde, pericolose, destabilizzanti, buffe, dolorose, coinvolgenti. Libro da comprare per sé, donne e uomini.

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Lunedí da favola


Che bella giornata! Una mattina di sole fantastico, bambine felici con i loro regali, emozionate per questo magico w-e… Ovviamente la grande non riusciva a dormire ieri dall’agitazione e me la sono coccolata sul divano sotto la copertina. Poi finalmente é andata a letto, ma poco dopo ci siamo addormentati noi sul divano!! E stanotte verso le due ci siamo svegliati ed abbiamo zampettato per la casa, scartando in una stanza ed allestendo nell’altra, per non far rumore, per non farci scoprire, per non rovinare il divertimento a tutti. Tocco finale, la fatata stradina di caramelle, dai lettini ai regali. E stamattina le due mostrine avide e gioiose sono arrivate in camera nostra, per fare bella mostra dei doni, uno ad uno (sí, che bello amore, vai a giocare che arrivo tra 5 minuti) ed invece ad intervalli regolari di due minuti interrompevano con un altro libro, un altro pigiamino, un altro foglio di adesivi o scatolina di paillettes. Questo soprattutto la grande, la piccola essenzialmente ricoperta di sostanza appiccicosa marrone sul viso e sulle mani, si stringeva alle nostre facce, occludendo bocche e nasi con tutta la sua forza e la sua ciccia. Insomma, Santa Lucia é stata un successone!!! Ed ho rimediato pure al disastro dell’albero di Natale, avendo comprato delle nuove stelle luminose, fiocchi di neve e palline, che ieri sera, per distrarla dal nervosismo in attesa della “Santa”, la mia bambina ed io abbiamo appeso insieme… Fuori gli ulivi ed il lago brillano, provando ad imitare gli occhi delle mie figlie, ed io mi lascio volentieri abbagliare dagli uni e dagli altri. Buona settimana a tutti, vorrei tanto ascoltare le vostre storie XXX

PS: x rimanere in tema bimbi, questa settimana ho aggiunto alle rime una filastrocca della buonanotte che sussurravo alla mia bimba di pochi mesi, quando la notte si svegliava.

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Non ho un granché da scrivere oggi – cioé, avrei da scrivere, ma argomenti che mi prenderebbero più energia di quella che ho. E’ stata una dura giornata di fancazzismo. Ma di quelle pesanti, di quelle che non ti godi: prima per senso di colpa, poi perché avendo cercato di riscattarti hai fatto il passo più lungo della gamba e capisci che se avessi continuato a fare un bel niente sarebbe stato meglio. E’ iniziata… voglio dire male, anche se il fatto che mio marito e le bambine mi abbiano lasciato dormire fino a tardi dovrebbe essere una bella cosa. Ma non ho dormito bene, ero in coma, infastidita dal fatto che dovevo svegliarmi per godermi questa giornata in famiglia. E’ l’8 dicembre: si fa l’albero. Ma per essere veramente a posto con la mia coscienza avevo anche deciso e comunicato (é la mia assicurazione, se lo penso solo, poi nessuno mi obbliga a farlo) di mettere a posto la “sala giochi” delle bambine – il nome evoca immagini cinematografiche di stanze con grandi finestre, cavalli a dondolo ed eleganti case di bambola con tappezzeria diversa in ogni cameretta, ma in realtà é la stanzetta accanto alla cucina. L’indispensabile stanzetta accanto alla cucina, ci tengo ad aggiungere. Perché se non avessimo la sala giochi tutto quel ciarpam tutti i giochi delle bimbe sarebbero ragionevolmente sparsi x TUTTA la casa. L’idea mi atterrisce. Fattostà che tra una cosa e l’altra (pranzo, pisolino, passeggiatina) non si fa proprio nulla di costruttivo fino alle 17, momento in cui sento finalmente uno stimolo energetico sufficiente ad annunciare: ecco, mettiamo a posto. Ma nel frattempo il maritino é salito a mettere ordine nel proprio armadio e le bambine sono con lui. Che faccio, metto a posto da sola? Macché, comunico che li aspetto. Finalmente almeno le bambine decidono di degnarmi d’attenzione (perché “dopo” facciamo l’albero, mica x altro), ma mi ricordo con un tempismo proprio da schifo che la lampadina in sala giochi é da cambiare ed ormai é buio… Ci metto tipo 1 ora a convincere il maritino a cambiare la lampadina: sí, potrei in effetti farlo io, ma in realtà no, perché il lampadario con la boule di vetro é un casino, e poi son cose da uomini! Insomma, comincia lo scazzo. Io, che avevo evidentemente lanciato una richiesta d’aiuto annunciando l’intenzione di m.e.t.t.e.r.e. a p.o.s.t.o., mi vedo sola con le bambine che mi “aiutano”. Sono ingiusta, la grande mi aiuta davvero. Mi aiuta a minimizzare lo scazzo, a pensare ad un gioco alla volta e non considerare Armageddon nell’insieme, non si scoccia nemmeno più di tanto quando per la disperazione decido di buttare un gioco su tre (rotto, incompleto, non ci giochi mai, non c’é più la scatola, etc). E’ d’accordo su tutto. Dice che ci ama tutti. La piccola, vabbé, dà il suo contributo non aggiungendo disordine al disordine e rimanendo perlopiù con le mani dentro la scatola deputata al lego. Si mette un po’ a posto. Il resto annuncio che lo butteró domani, durante un raid spietato. La grande annuisce, veramente, ma veramente GRANDE. Finalmente si fa l’albero tutti insieme: io furiosa per questo pietoso tentativo di domare una forza, quella della sala giochi, platealmente superiore a me, mio marito scioccato dalla mia rabbia – dopotutto lui ha messo a posto l’armadio – e quindi astioso, io cocciutamente frustrata dal fatto che mettermi in gioco non sia servito ad un bel niente e che lui la sua energia se l’é tenuta tutta per sé e per il suo armadio. Ed ora non capisce. E’ cosí chiaro che non sia giusto!! E la mia bimba é estasiata da ogni palla, da ogni stella, decide lei dove mettere l’albero in questa casa nuova, é tutta una premura, é lei lo spirito stesso del Natale. Ed io le dico pure che la stella in cima non la sa mettere, lei. Che é vero, ma potevo fargliela mettere e poi aggiustarla quando lei andava a dormire, ma non c’ho pensato :-O! Stasera non ce n’é per nessuno. E quando l’albero é finito e le bambine sono in pigiama e a letto, mi rendo conto che il mio piano di voler dare il buon esempio alle mie figlie, facendo qualcosa di utile tutti insieme, sostenendoci nelle reciproche mancanze e festeggiando poi intorno al nostro alberello, é più che fallito, si é rivoltato contro di me. Ho iniziato male, reagito male, non ho ricevuto granché sostegno, é vero, ma non ho saputo sorvolare, ho fatto di una sera insieme un’immane rottura di pensierini felici per tutti. E la mia bambina mi ha dato una grande lezione: anche quando faccio cagare, nei momenti in cui sono più disdicevole, lei mi ama. Lei é all’altezza e mi ama. Non la metteró più nella posizione di doverlo essere, giuro. Cioé, faró del mio meglio per ricordarmi la mia grande bambina oggi e non farle più sentire di dover essere tanto saggia. Ed ovviamente nei prossimi giorni facendo le spese x Santa Lucia, mi ricorderó dell’esempio che mi ha dato, per dare a lei una Santa Lucia magica – dopo che le ho rovinato l’albero x quest’anno…!

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