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Archive for the ‘Preferiti’ Category


I più fedeli lettori del blog (e se sono lettori del blog sono fedeli, non c’è scampo!) si ricorderanno di Nina, una bambina molto particolare, e della sua altrettanto singolare famiglia. Dopo aver avuto l’onore di averle qui tra noi lacustri per tutto il mese di agosto, sono finalmente tornate a Roma senza di loro non sappiamo come fare ;-). Ci abbiamo pensato e crediamo che anche con tutta la forza, l’ironia e la determinazione di Mami Compulsiva, Papà Velcro e Piccola Hooligan, certe cose vengano meglio quando affrontate in compagnia: le difficoltà, ma anche le feste! Per fortuna Nina ha tanti amici e noi siamo tra quelli: speriamo vi unirete numerosi a noi per una giornata di allegria in onore della Microba più tenera (e tosta!) che io abbia mai avuto la fortuna di conoscere. Il blog In Viaggio con Nina apre una porta su un modo coraggioso e vitale di affrontare la disabilità e le avversità quotidiane – perchè poi non è che se hai in famiglia un disabile, tu sia immune dalle comuni menate che ammorbano anche la vita di tutti gli altri, il mondo non si ferma per nessuno! E noi non ci fermiamo per nulla al mondo: sabato 5 ottobre, tutta la giornata in festa!

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NB: se voleste “sponsorizzarci” con qualsiasi donazione/contributo, saremmo felici di far sapere ai nostri ospiti della vostra generosità!!

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Qualcuno di voi ha già visitato la pagina MyLinks aggiornata con alcuni dei blog che ho incontrato ed apprezzato ultimamente – non è completa, ma per ora voglio segnalare anche in prima pagina una importante new entry! In viaggio con Nina è il diario di una famiglia come tante, una, cioè, che si è trovata da un giorno all’altro ad affrontare sfide inaspettate. Ognuno ha il proprio carico da portare nella vita, a volte è la nostra fortuna e ci sprona ad andare oltre i limiti che percepiamo in noi stessi, ma a volte è soprattutto il peso a farsi sentire e mal sopportare. Quando Nina è arrivata nella famiglia di Mamma Compulsiva, Papà Velcro e Piccola Hooligan, avrebbe potuto essere semplicemente un’altra bambina da amare, educare e viziare, con equilibrio – Nina è tutto questo, ma si porta dietro anche un sacco ed una sporta di complicazioni e preoccupazioni, dovute ad una sindrome congenita tanto complessa, da essere difficile da diagnosticare.

Mamma Complulsiva ascolta Ora, di Jovanotti, e dice: Mi piacerebbe solo aggiungerci una strofa e crederci, anche: "dicono che è vero che ad ogni enorme sfiga corrisponde una botta di culo esagerata..."

Io sono in seria difficoltà nel gestire una famiglia “normale” – sì, lo so che molti di voi stanno ridendo dell’aggettivo, soprattutto riferito alla mia famiglia :-), ma proprio perchè la norma è tanto indefinibile, parliamo piuttosto di “modello di base”: insomma, io non mi figuro minimamente in grado di affrontare anche una serie di optional, che sicuramente renderanno il viaggio più ricco, più completo, più introspettivo, più profondo e toccante, ma che sono ben evidentemente un casino pazzesco da capire, imparare ad usare senza far danni, integrare nelle nostre abitudini ed in quelle di un mondo assolutamente impreparato per tale e tanto livello di complessità. E poi guardiamoci dritto nelle palle degli occhi: che paura! Perchè un manuale non esiste e comunque non basta, le scoperte quotidiane possono essere positive o riportarti parecchi passi indietro, i risultati dei tuoi sforzi sono sempre imprevedibili ed oltretutto non sei solo tu a pagare le conseguenze di un qualsiasi meccanismo che possa incepparsi (e prima o poi qualcosa si inceppa sempre, ci puoi giurare), ma le persone che più ami al mondo, i tuoi cari, le tue figlie. Ma il viaggio con loro è inarrestabile e una volta partita l’avventura ti ritrovi a vivere un giorno dopo l’altro, un traguardo dopo l’altro, cercando sempre di non lasciare indietro nessuno, di farti qualche risata cammin facendo, e di goderti pure il panorama! Questa metafora del viaggio in macchina mi ha ricordato un altro importante elemento della famiglia in questione: Cane Orizzontale, che, per dire, quando deve scendere a fare pipì, regala l’occasione di una pausa in serenità! Insomma: io spero di non essere stata troppo dissacrante nel mio racconto, ma l’umorismo che si trova nelle parole Mamma Compulsiva e l’equilibrio con l’amore che trasmettono, è tale da rendere questo inusuale viaggio un regalo che facciamo a noi stessi. Seguire questa famiglia nelle sue avventure rende più preziose anche le nostre, ci aiuta ad aprire la mente a tante nuove normalità ed il cuore a compagni di viaggio stimolanti e prima sconosciuti – e questo non indifferente obiettivo è raggiunto con leggerezza, intelligenza e simpatia. Questo Natale regalatevi un viaggio: costa poco, non affatica e porta con sè tutti i benefici di un’avventura in un luogo lontano ed inesplorato, perchè le distanze sono sempre relative, è la nostra voglia di colmarle, che può fare la differenza.

Potete andare a trovare Nina anche su questa pagina facebook: cliccate “Mi piace”, se vi piace, ma so che sarà così… e condividete con i vostri amici!

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Oggi, Amore mio, compi sei anni. Ogni anno festeggi, come se diventassi “finalmente grande”, ed ogni anno poi ti senti piccola rispetto a qualcosa, qualcuno – per poi festeggiare un nuovo compleanno, con l’entusiamo di diventare grande! Come tutti gli anni la tua festa corrisponde con l’ultimo giorno di asilo, ma quest’anno è speciale, perchè a settembre andrai alla “scuola dei grandi – per me che sono mamma è al contempo uno chock ed un po’ ironico, visto che è solo la prima della lunga serie di scuole che frequenterai, stando seduta dietro un banco. Chissà quale sarà la tua reazione quando, convinta di essere ormai grande, ti ritroverai tra i più piccoli… Sarà così per tutta la vita, sai? Ma non è una brutta cosa, tutt’altro! Per qualche anno avrai voglia di diventare una ragazza, e da ragazza penserai che sarai davvero grande quando sarai adulta…. Eppure anche da adulti si continua a crescere: a volte per gradi, per tappe, a volte d’un balzo. La tua mamma a te sembra “veramente grande”, anche un po’ vecchina a volte! A 20 anni anch’io pensavo che a 35 e poi 40 anni avrei dovuto ammettere di essere veramente donna, cresciuta, responsabile – niente più spazio per le carenze dell’immaturità, niente più scuse per “non sapere”… Adesso che i 40 sono prossimi posso solo dire di sapere di non sapere: so di più, certo, ma forse certe cose che tu sai ora io un po’ le ho dimenticate, anche se mi sforzo di evitarlo. So di sicuro che sei la più bella cosa che io abbia mai fatto, la migliore decisione presa, la gioia e la paura più grande. Io spero di poterti accompagnare a lungo nel cammino verso questo fantomatico “diventare grande” e mi auguro di saperti stare accanto in modo rassicurante: vorrei preparati a tutto, Amore mio, vorrei infonderti tutto il mio sapere ed il significato di tutte le mie mancanze, vorrei proteggerti e preparati, vorrei raccontarti tutto questo, ma capirai sicuramente meglio il mio abbraccio e le mie coccole piuttosto di tutte queste parole… Sei anni sono una tappa, ma lo è ogni giorno, che ti insegna, ti arricchisce, ti rende sempre più te stessa – ed io guardo la foto della tua nuova cuginetta pensando a quand’eri così tu… Le mamme spesso dicono, di fronte ad un nuovo nato, di non ricordarsi che i propri figli siano stati così piccoli, ma per me è il contrario: quando ti guardo oggi sono sorpresa che tu non sia più piccina come quando ti tenevo sul petto giorno e notte, in una stanza d’ospedale che ricordo come un luogo magico, nel quale anche io sono diventata un po’ più me stessa. Non avere troppa fretta di crescere tesoro, goditi ogni momento. Oggi sei bella, sana, profonda, capricciosa, dolce, sensibile, acuta, intuitiva, a volte persino saggia, allegra e lunatica. Sei un inno alla vita: tanti auguri a te, mia piccola, mia grande, mio Amore,

La tua mamma X

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Più leggo i giornali, più guardo la TV, più navigo su Internet, ma soprattutto più parlo con la gente… più penso che ce la possiamo fare. Ce la possiamo fare a mandare a casa questo governo di incapaci, di criminali, che hanno fatto di tutto per farci credere che loro, a differenza dei politicanti della Prima Repubblica, avrebbero affrontato i problemi reali, il governo del fare. Fare poco e male, fare gli affari propri, fare figure barbine, fare danni, questo sì. Nemmeno l’economia è riuscito a salvare questo governo di affaristi: han voluto farci credere che ci voglia una mente illuminata per gestire il gioco del mercato del terzo millennio, ma le loro menti buie e quelle dei loro amici hanno solo saputo mettere in piedi una politica miope di risparmio sulla forza lavoro, spostando la produzione in paesi dove gli operai non hanno diritti – ma cervelli sì, e piano piano sono passati dall’essere le mani che riempivano le tasche dei nostri signorotti ad essere i loro concorrenti diretti, osservando, copiando ed imparando a produrre per arricchire se stessi. Oggi in nome della competizione con i paesi che prima sfruttavamo, ci vengono a dire che tutti devono fare sacrifici, a partire dai lavoratori, ma non si è ancora capito quali siano i sacrifici che stanno facendo loro. Le carte sono scoperte, il re è nudo. E anche la politica di tagli del salvifico Tremonti, chissà perchè, taglia scuola e ricerca, mai gli stipendi eccellenti: sceglie di buttare via 300 milioni per separare le amministrative dai referendum, nella speranza (vana! VANA!!) di poter ancora una volta contare su cittadini distratti e disillusi. Quei 300 milioni di euro che servirebbero alla scuola per funzionare a pieno ritmo (a fronte dei 24 stanziati) i cittadini sono stati capaci di farli fruttare, a dispetto della disfunzione sgovernativa. Ultimamente le stanno facendo troppo grosse (dalle leggi ad personam siamo passati ai ministeri ad personam, sempre più vicini ai bisogni della gente – forse hanno capito “geograficamente”…), forse per mera incapacità, che viene inevitabilmente a galla dopo che la gestione disastrosa lascia troppe falle, e lo schifo finisce per uscire, da una parte o dall’altra. Forse solo perchè sono così abituati a non preoccuparsi del popolo pecorone che oggi sono tronfi e disattenti. Io ho percepito il primo, timido afflato di speranza quando è saltata fuori la questione Scaiola, quello che si è dimesso per potersi dedicare a scovare quel malintenzionato che gli ha regalato la casa a tradimento, avete presente? “A sua insaputa” è stato uno dei primi tormentoni. Agli Italiani gli tocchi la casa e cominciano a girargli le OOO. Lì i più fedeli elettori hanno cominciato a dire: questa è grossa… Il caso Ruby all’inizio non li ha scossi più di tanto, alle puttane c’erano abituati, mica gli suscitavano indignazione, invidia, tutt’al più. Ma l’uscita “Meglio puttaniere che frocio”, quella l’hanno trovata un po’ sbracata (il doppio senso è del tutto intenzionale): chi dal punto di vista etico, chi di marketing, d’immagine, chi ha capito che Silvio stava cominciando a perdere il senno, a non aver più la capacità di calcolo comunicativo, ad essere annebbiato dietro il suo sorriso di bronzo. I 314 voti parlamentari che certificavano “La sincera convinzione, giusta od erronea, che si trattasse della nipote di un capo di stato” (ancora per poco ndr.) sono stati un vero insulto all’intelligenza del paese – ma anche ad una stupidità media -, plateale, ingiustificabile nemmeno a sapersi arrampicare sui vetri – e poi l’Uomo Ragno non è di destra, loro c’hanno Batman, con casa a Milano, addirittura figlio del sindaco – ooops, ex-sindaco, che caso, ancora la casa! Questa gloriosa serie di edificanti avvenimenti è stata intervallata da manifestazioni popolari finalmente partecipate: nonostante temessimo che sarebbe stata la solita inutile protesta, questa volta non abbiamo più potuto starcene a casa e siamo scesi in piazza prima a sostegno della scuola pubblica e poi insieme alle donne. Arriva anche un programma televisivo, “Vieni via con me”, che si è incassato una media di 8,5 milioni di spettatori a serata per 4 settimane di seguito – alla faccia del pubblico beota, della televisione che è stata innovata dal nostro primo ministro e che è quella che “piace alle gente”: poche menate, ma, sinceramente, anche poche risate. E se menate devono essere allora che siano quelle morbose, splatter anche dietro la facciata della pseudo-psicologia da settimanale femminile, del fenomeno dell’anno: la cronaca nera che invade i programmi mattutini, pomeridiani, preserali e di prime-time. Ma la televisione che distrae comincia a non bastare più: il suo pubblico ce l’ha, non sbagliamoci, però c’è anche una consistente fetta di audience assetata di risate intelligenti, di arte, di cultura – mica letteratura da Nobel (ma anche), semplicemente bravi professionisti, artisti e persone più o meno comuni con qualcosa da dire, da esprimere, da condividere. Una TV stimolante, che comincia ad andare oltre se stessa e ti fa venire voglia di leggere e scrivere, di saperne di più su quel corpo di ballo, su quello scrittore, su questo paese, che comincia a stiracchiarsi, ad aprire occhi nei quali resta un barlume di curiosità, nonostante il disincanto. Non è che il paese si stia svegliando perchè lo dicono in TV, ma la TV riflette la vitalità del paese, il polso dal battito flebile, ma non del tutto assente. Lo dice anche la classifica dei quotidiani più letti in Italia (esclusi i dati online): se La Gazzetta dello Sport è il quotidiano di maggior successo, subito dietro di essa ci sono La Repubblica, Il Corriere e La Stampa, che insieme raggiungono il doppio dei lettori dello sport. A destra non si legge, dato sorprendente visto il livello dei quotidiani di corrente…. Ed arriviamo alle amministrative, ai referendum boicottati da governo e TV generaliste (tutte meno una), alle persone che hanno di nuovo la voglia di dire la loro, perchè se continuiamo a lasciarli fare, stiamo freschi. Ed il sangue nelle vene dell’Italiano medio sembra nuovamente scorrere rosso e passionale, simbolo di vita, non più di morti violente. Capiamoci bene: c’è ancora TUTTO da fare, l’opposizione da rifare, per esempio: se notate il merito del cambio di marcia non gode di una sola azione da parte dell’alternativa di governo, ma sta tutto negli autogol del marcio potere attuale e nella voglia della gente di smettere di vivere con le mollette al naso per non sentirne la puzza. Sia chiaro: io non credo necessariamente che non saper vincere sia sinonimo di non saper governare, ma la capacità di vincere indica anche la capacità di leggere la gente, il paese ed i suoi bisogno. In ogni caso la vittoria è fondamentale per mettere in pratica il proprio programma, per mal pubblicizzato che sia… Non siamo nemmeno ai blocchi di partenza della corsa. Diciamo che ci siamo appena svegliati e siamo scesi dal letto. Siamo in piedi.

Siamo “Tutti in piedi”, slogan che vorrei adottare, frutto del lavoro di un altro professionista: Michele Santoro, uomo eminentemente televisivo, che ha saputo far parlare l’Italia migliore, quella che i politicanti si affannano a tacitare, in un programma che è andato oltre la TV, si è accaparrato il mezzo della rivolta di oggi: internet 2.0, quella della comunicazione interattiva – e, se il mezzo è il messaggio, oggi noi siamo pronti a non stare solo a guardare, ma vogliamo dire la nostra e darci da fare. Siamo oltre l’indignazione: siamo tutti in piedi – non perdiamo il momentum, mettiamoci in gioco, ognuno a modo proprio, facendo bene il proprio lavoro, con orgoglio, con consapevolezza di un momento chiave per l’Italia che, forse, s’è desta sul serio, ma per restarlo ha bisogno del contributo diretto di ognuno di noi, di tutti quelli ai quali le cose non vanno bene così come sono – e siamo un’esercito: pacifico, incazzato, ma pacifico.

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Domenica scorsa è stata una giornata davvero diversa dalle solite: dopo aver indossato la maglietta di Jovannotti AMAMI per recarmi alle urne con la mia amica ed aver notato un bel movimento in paese, ho mandato il maritino con la figlia più piccola alle Terme di Sirmione, dove lei sta seguendo un ciclo di cure inalatorie per la tosse – io mi smazzo 11 sedute su 12, questa gli toccava proprio! Nel frattempo io e la mia bimba più grande, che compierà sei anni a fine mese, siamo andate a Brescia per vedere insieme la mostra di Henri Matisse e passare una giornata “esclusiva” tra noi. Ultimamente ho notato che era più disubbidiente e capricciosa del solito e quando questo succede il rimedio migliore è l’attenzione materna. E’ un po’ gelosa del fatto che, mentre lei va alla scuola materna, la sorellina resti a casa con me. Me l’aveva già giocato questo tiro ed avevo capito che non sempre le punizioni funzionano e certe conversazioni sono forse ancora un po’ adulte per la sua età…

– Se hai un problema puoi parlamene, amore

– Le mie amiche non mi fanno giocare

(Non intendevo proprio questo – sottaciuto) Ti capisco, ma non sarà che vuoi sempre decidere tu a cosa giocare e dopo un po’ loro si stufano…? (Me l’ha detto la maestra – sottaciuto)

– NON E’ VERO!

Fine conversazione. Avevo risolto con un Rapunzel al cinema ed un gelato – ricetta semplice, ma efficace. 🙂 Questa volta l’occasione golosa è stata la bella mostra a Santa Giulia (fino al 26 giugno, affrettatevi!): a Roma avevamo già visitato la mostra di Chagalle, ed a lei era piaciuta moltissimo. La piccola invece non era ancora in grado di apprezzare, evidentemente, visto che il suo divertimento massimo era stato camminare sui quadratini blu sul pavimento, quelli che impediscono di avvicinarsi troppo al quadro, facendo scattare un allarme di BIP BIP! Ho pensato quindi che fosse un bel modo di goderci un momento intimo ed educativo. In macchina mi ha bombardato di domande esistenziali:

– Mamma, ma perchè esistono solo i maschi e le femmine?

– …

Ma ne sono uscita alla grande, pacca sulla spalla a mamma. Arrivate al museo era tutta gasata per il registratore della guida audio (“Ho il telefonino!”), ma dopo un balletto su una musica che sentiva solo lei (poesia pura) ed un paio di sale, ha cominciato a stufarsi: le prime sono in effetti un po’ ostiche per una bimba, consistendo in paragoni tra disegni, scultura e pittura. Sono riuscita a farmi indicare i suoi quadri preferiti (Busto in gesso, bouquet di fiori su tutti)

Henri Matisse, Busto in gesso, bouquet di fiori 1919

le ho detto quale piaceva a me e perché (le tappezzerie a colori vicaci e caldi, la mamma che suona ed i figli che giocano insieme: a me il quadro ha parlato di armonia e di famiglia)

Pianista e giocatori di dama - 24

e l’ho resa comunque partecipe. Le ultime due sale sono state decisamente più divertenti per lei – ed assolutamente entusiamanti per me! Ne avrei volute altre 2, 3, 4 di sale così!!! Ha voluto riprendere “il telefonino” che aveva accantonato, ha seguito scrupolosamente le faccine e le indicazioni dei numeri da premere, passando da un quadro all’altro: i decoupage sono il suo passatempo preferito, quindi le sono piaciuti moltissimo. Abbiamo scelto i nostri preferiti, quelli che ci metteremmo volentieri in casa, insomma :-)!

Questo è quello che preferisce la mia bimba, con colori  da principessa, ovviamente…

Jazz, Il lanciatore di coltelli - tavola XV

Per me sceglierne uno solo è stato assolutamente impossibile! Ho amato anche la disposizione delle opere, in circolo intorno alla stanza, all’altezza di un tavolo, allestimento che mi ha fatto sentire come in presenza di opere appena compiute, sparse per l’atelier dell’artista. Poi la stanza finale, un vero e proprio climax!

Polinesia, il mare

Oceania, il cielo

Io sarei rimasta ore in quest’ultima sala, ma i bambini sono bambini e dopo una decina di minuti l’irrequitezza dll’infanzia richiamava mia figlia. E comunque se Matisse le è piaciuto, ha preferito Chagalle – per Chagalle o per il fatto che a Roma con noi c’era il suo amico del cuore? Non lo saprò mai… 🙂 Ha voluto mangiare qualcosa nel bel bar del museo, poi siamo passate dal negozio, ci siamo accaparrate cartoline, libri, souvenir di questo momento insieme e regalini per tutta la famiglia. Il suo cuore, però, è stato rapito dal volo di farfalle da incollare al muro della cameretta – e confesso che non ho saputo resistere nemmeno io. uscendo ha voluto fermarsi su una panchina in piazza Tebaldo Brusato, abbiamo chiacchierato per una buona mezz’ora – io e la mia bambina, così piccola e grande al contempo, in un dolce pomeriggio di primavera. Non ha nemmeno voluto il gelato!

Non importa se questa foto ritrae la piazza in autunno: la luce era quasi la stessa, la rarefazione dell'aria anche

Salendo in macchina ci siamo accorte di aver dimenticato un libro al museo! Ci siamo affrettate, ed uscendo… ci ha accolto una pioggia improvvisa e scrosciante. Ci siamo coperte alla bell’e meglio, abbiamo attraversato stradine e piazza e ci siamo infilate svelte in macchina, felici anche di quest’ultima avventura.

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Per una lettura con colonna sonora, cliccare su play 🙂 Questi sono i Fanfoireux (intraducibile, se con con un La Fanfara Maldestra che non rende altrettanto bene…)

Così ha detto mia figlia, neanche sei anni, al mercato di Saint Gilles, a Bruxelles. Ed io, da brava mamma orgogliosa, sono rimasta schiarita dalla saggezza di questo suo pensiero. E’ proprio vero: in questa città brulicano e si mescolano odori, suoni, colori, sfumature, contrasti, culture, sottoculture, vecchio e nuovo, occidente ed oriente, tradizioni ed innovazioni. E’ grande Bruxelles, ma piccola rispetto ad altre capitali, eppure varia ed interessante, fruibile proprio perchè a misura d’uomo. E’ costituita da 19 comuni, ognuno con un proprio centro, e fare il giro per la città é come fare il giro del mondo. Saint Gilles, appunto, è un quartiere popolare, nel quale vivono immigrati arabi ed est europei, ma anche famiglie locali di ceto medio basso e giovani, studenti o alle prime esperienze lavorative. La domenica qui c’è il mercato e tra queste vie dall’architettura semplice, ma spiccatamente nordica, si trovano bancarelle con sapori dal mondo, non trendy e non di nicchia, semplicemente freschi o in arrivo da lontano, a disposizione per le nostre tavole. E dopo la spesa ti puoi sedere ad uno dei tanti tavolini delle terrazze all’aperto che ogni brasserie che si rispetti apre al primo sole: birra fresca, pasti semplici e gustosi – il Belga è un bon-vivant, sa godere dei piccoli piaceri della vita, che sia Vallone o Fiammingo, o Arabo di terza generazione…

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Certo, poi per spostarti in macchina da Saint-Gilles al Mercato del Pesce (una lunga piazza con una grande fontana tra due filari di alberi e marciapiedi disseminati di ristorantini, bar e negozietti) ci metti 20 minuti, passando per la Gare du Midi, dove c’è un mercato molto più grande, deviazioni e rallentamenti, ma la domenica puoi permetterti un po’ di pazienza, soprattutto se intanto guardi con gli occhi e col cuore la casa che hai ristrutturato qualche anno fa, o l’architettura gotica, neo-gotica, liberty o contemporanea. Se arrivi al canale pensi che forse sono un po’ troppi i Magrebini, i bar El Baraka, intorno a te, fermo al semaforo, solo arabi al volante. Ma subito dopo ti ricordi che é la diatriba squisitamente politica tra Fiamminghi e Valloni che sta spaccando il paese, mica i Mussulmani. Finchè arrivi ad uno dei tanti parchi, oggi é quello del “Bronx”, e ti siedi nell’erba ad osservare gli artisti di strada che, grazie ai sussidi statali, hanno arredato la domenica organizzando una festa per i bambini, ma molto divertente anche per gli adulti. Ci sono ballerini che iniziano sul palco e poi ti fanno attraversare il parco, un po’ come ne “Il flauto magico”, per continuare la performance all’ombra degli alberi, c’è la gara di velocità tra lumache, che entusiasma i più piccoli, c’è il cinema più piccolo del mondo, il giullare trampoliere, il suonatore di fisarmonica ed il suo nostalgico amico Boris che tra Russo e gesti ti invita ad entrare nella sua microscopica roulotte, piena di cianfrusaglie vintage a memoria dei suoi pseudo-famigliari (Vladimir, Gorby, Kruchev e poi Laika, primo cane nell spazio :-)) e con una Barbie ti inscena il tragico spettacolo di Natascha, acrobata tanto amata e perduta dopo un doppio salto mortale carpiato… ed il pubblico sospira, applaude, si commuove e beve Vodka originale russa, 0% alcool… E se vuoi prenderti una pausa tranquilla ti infili in uno dei tanti portoni, dietro i quali si aprono piccoli mondi nascosti, giardini insospettati o architetture industriali reinterpretate e revitalizzate da mercatini tra artigianato e design. Non somiglia, la Bruxelles che conosco io, a quell’idea di grigio, di uffici e di funzionari che occupa l’immaginario di chi non l’ha mai vissuta, odorata, assaggiata. Ci torno sempre volentieri ed ogni stagione ha il proprio fascino, riserva sorprese e benvolute tradizioni. Mia figlia, ogni volta che ripartiamo, dice che lei verrà a vivere qui e me lo auguro: studi universitari a Bruxelles… verrò a trovarti spesso amore mio!

PS: Grazie Amore x le foto e… sì, quella con l’afro rosa sono io! 😀

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Insomma, dicevo… che serata!! Un concerto lunghissimo, con un’energia pazzesca dall’inizio alla fine: ma dove la trova?? Energia per cantare, ballare e soprattutto trasmettere – Lorenzo è uno dei pochi grandi artisti che sono anche indiscutibilmente belle persone, e questo si percepisce in modo netto. Inizia il concerto con un sorriso grande così, completo scuro, camicia bianca e cravatta rossa, muove quelle gambe lunghissime in modo sconnesso eppure entusiasmante, canta, ci promette  implicitamente un divertimento indiscusso e si diverte con noi, spalanca le braccia, ci fa entrare.

Questo gesto infantile, che troppi dimenticano da “grandi”, questo spalancarsi al mondo per lasciare che ci tocchi, ci trapassi, ci faccia vibrare, è tipico di chi non vive rinchiuso in se stesso, ma ama, osa e vive intensamente – ve lo consiglio, è una sana pratica spalancare le braccia di fronte ad un paesaggio, ad un’emozione, è propedeutico! Eccolo il Jova, ci arriva dagli anni ’80, come dice Enrico, dinoccolato e un po’ sfigato, ma divertente da subito. Dal secondo album comincia a percepirsi una profondità che non dimentica la gioia di vivere, ma che la coltiva, parte integrante del vivere bene, a 360°. Per me Lorenzo Cherubini è un grande interprete del mondo di oggi, artisticamente e come persona. Nei suoi testi, come nei suoi ritmi c’è un approccio consapevole e critico, ma positivo e costruttivo, mai lamentoso. Jovanotti passa da inni all’amore a racconti intimi di emozioni forti, a domande portatrici di ispirazione.

Al di là del suo impegno politico (come cittadino, certo non avvicinabile al basso partitismo dell’Italia di oggi), ascoltare la sua musica fa bene ed il concerto di ieri mi ha reso partecipe di una complessità, professionalità, visione artistica ed umana che mi ha divertito ed arricchito. A volte lo pensavo 16enne, troppo alto e troppo magro, ballare in quello stesso modo a qualche festa liceale, certo non il fidanzato ideale o modello di seduttore, eppure Lorenzo Cherubini è oggi tutto questo e molto di più, a dimostrazione del fatto che i giudizi sono troppo spesso affrettati e limitati, la vita è sorprendente e bisogna viversela tutta. Il Jova è un trascinatore di folle, ma Lorenzo sa bene dove andare a parare e dove portarci, senza secondi fini, ma per una condivisione dell’energia vitale che passa attraverso la musica, la vicinanza, il pensiero, il corpo, il ballo. Il concerto è finito con la sala illuminata a giorno, una musicazza da discoteca a palla e tutto il gruppo in cima alla pensilina, in mezzo alla gente, tutti a ballare insieme. L’invito al voto per il referendum c’è stato, ma en passant, una virgola di senso civico accolta dal pubblico con un boato. Quanto ci siamo divertiti ieri, mi vien voglia di andare ad un’altra tappa e ricominciare da capo!!!

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