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Archive for the ‘opinioni’ Category


L’altra sera, rientrando dalla città, pregustavo il passaggio alla fantastica macchinetta del latte crudo, ben piazzata in mezzo ad un parcheggio nel mio paese. Ci si può fermare facilmente e acquistare il latte più buono, più sano e meno caro che ci sia. Io e le mie bambine non riusciamo nemmeno ad arrivare a casa: dobbiamo subito assaggiarlo in macchina, un sorso per ognuna, a turno! Il latte è quasi ghiacciato, è pieno di panna, assolutamente irresistibile… Insomma, dicevo, l’altra sera, con mio grandissimo disappunto, ho scoperto che la macchinetta non c’era più!!! Ho girato il parcheggio un paio di volte, magari avevo le traveggole per la stanchezza, oppure forse l’avevano spostata: niente da fare, non c’era più, i negozi erano ormai chiusi e non solo avrei dovuto rinunciare a quel sorso di cremosa freschezza, che anticipavo golosa, ma non avrei nemmeno avuto latte per la mattina seguente! Rientro, pensando che sarà sicuramente colpa del Sindaco ;-). Furiosa, rientro a casa e cerco in internet i motivi della sparizione delle macchinette: trovo un articolo molto recente che denuncia la rimozione di alcune macchine, a causa de problemi di igiene (che con un prodotto come il latte crudo dev’essere particolarmente scrupolosa) riscontrati in alcuni degli allevamenti produttori. Mi infurio ulteriormente! Ma come?! Per una volta che si era riusciti ad avvicinare il produttore ed il consumatore, ad unire tecnologia e tradizione, freschezza, guadagno e risparmio al contempo… gli allevatori per avidità tengono il braccino corto sulle pulizie e buttano all’aria tutto? Come al solito non bastava guadagnare, non bastava che funzionasse, bisognava guadagnare di più subito…. per finire a farsi chiudere la produzione?! Ecco, non abbiamo proprio capito niente… Ma sarà vero? Non sarà piuttosto l’ennesimo attacco delle grandi aziende produttrici di latte ormai “industriale”? Quel latte che non sa più di niente, tanto è “pulito”? Sicuramente ci sarà il loro zampino mi dico… Vorrei indagare più a fondo, ma in questo periodo non ho tempo, proprio non ci riesco… Vorrei contattare qualche azienda, capire. La Sere in fissa… Beh, per me questa benedetta macchinetta era proprio il simbolo di un percorso virtuoso che l’Italia avrebbe potuto compiere per modernizzarsi in modo semplice, immediatamente fruibile da produttori e consumatori, avvicinati con questo sistema, valorizzando le piccole aziende, e ricordandoci cosa vuol dire “buono e sano”. Fattostà che ieri mi ritrovo a scuola con altri genitori del paese e, mentre tuono contro gli allevatori improvvidi e/o le corporazioni infingarde, un’amica mi corregge e mi dice: “Ma no, guarda che c’è un cartello al posto della macchinetta: c’è scritto che l’hanno rimossa perchè il consumo era troppo scarso, chi vuole può andare a quella di Salò.” Il mio amico Maurizio ride e mi dice: “Ti sei fatta un film per nulla…” Ma sapete cosa? Questo è PEGGIO! NOI CONSUMATORI non abbiamo capito niente! Noi, che spendiamo quasi il doppio per comprare del latte meno buono e meno sano nei supermercati! Io stessa alla macchinetta non passo per ogni bottiglia di latte che compro – certo, figli, impegni: supermercato, carico tutto e via, a casa, non faccio lo stop al negozio bio, poi alla macchinetta del latte, etc. E così, questo latte, che viene caricato appena munto ogni giorno, mantenuto freddo ghiacciato, e che deve essere consumato giornalmente, restava lì, ed il produttore doveva buttarlo, per aggiungere quello fresco la mattina dopo! Perchè? Perchè noi siamo delle CAPRE e del latte ad 1€, freschissimo, buonissimo, sanissimo, e che fa bene pure alla nostra economia, non ce ne frega niente.

Io mi merito che mi abbiano portato via la mia fantastica macchinetta del latte…

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Scorrendo facebook ieri ho scoperto una curiosità, che trovo interessante: oggi, 19 settembre 2012, è il 30° compleanno dello smiley! 🙂 Proprio lui!! Non l’emoticon, come è stato chiamata in seguito la faccina gialla, sorridente o meno – è proprio il compleanno dei due punti-trattino-parentesi. Sembrerà un dettaglio, eppure parliamo del linguaggio scritto, che si fa immagine per trasmettere immediatamente un’emozione, un significato, una chiave di lettura. Come raccontato in questo articolo, il “papà” dello smiley è Scott Fahlman, professore universitario  che, appunto il 19 settembre 1982, scrisse un’email ai colleghi, formalizzando questo simbolo, che non ha inventato, ma che cominciava a vedere nelle comunicazioni online. Il professore della Carnegie Mellon University decise di introdurre la regola delle faccine, per distinguere rapidamente, tra le comunicazioni dei colleghi, quelle più scherzose e quelle più serie: 🙂 e 😦 appunto. L’articolo passa in rassegna la storia di questo simbolo, che si è modificato nel tempo, anche in significato: la faccina con la “parentesi aperta” ( , infatti, oggi comunica tristezza e non serietà, come inteso all’inizio. Addirittura le tastiere odierne trasformano automaticamente in smiley tondi e gialli la battitura – io infatti ho dovuto trovare uno stratagemma per mantenere nel testo del blog i segni di punteggiatura originali. Se è vero che le faccine sono divertenti e comunicano tutta una serie di stati d’animo e sfumature, è altrettanto vero che tradiscono quello che è il potere originale della grafia e dei simboli: la genialità dello smiley sta proprio nell’uso di “banale” punteggiatura, che acquista un significato diverso da quello dello specifico ruolo simbolico, trasformandosi in espressione immediata di un concetto. Il linguaggio si evolve. Ma si evolve davvero? Sono molte le persone che pensano che uno smiley sia piuttosto un’impoverimento del linguaggio, un pigro e rapido simbolo, che sostituisce una ricerca attenta di parole, che potrebbero trasmettere lo stesso concetto. A mio parere, si tratta comunque di un’evoluzione, di un linguaggio adatto a situazioni nuove, come appunto la comunicazione online, che esige chiarezza e velocità, lessico e simboli particolari. In fondo è sempre successo così: con il cambiare dell’habitat, delle necessità e delle capacità, si è trasformato anche il modo di comunicare. Per un certo verso anche la scrittura ed i libri potrebbero essere visti come un impoverimento culturale, che sminuisce il ruolo della memoria e della trasmissione orale: probabilmente qualcuno, molto tempo fa, si scandalizzò, pensando che “ai suoi tempi” non ci si sarebbe mai permessi un tale svilimento culturale! Voi cosa ne pensate? 😉

PS: grazie ad Andrea Sales, del Centro Paradoxa, per aver condiviso in facebook questo articolo, per me molto informativo e stimolante!

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Forse l’infelice serie di puttanate (sì, a volte si può e si deve dire puttanate) che ha detto quel Fantozzi riguardo alle paraolimpiadi – e non vi metto link, chi lo sa lo sa, chi non lo sa può tranquillamente passare la vita all’oscuro – è frutto di una grande ignoranza. Nel senso proprio della parola ignorare, perchè magari non si è mai stati esposti a qualcosa nella vita. Come quando si vedono per la prima volta due uomini o due donne che si baciano, per dire. Quando si vede qualcosa che esula da quella che per noi sarebbe la “norma”, l’attenzione viene richiamata immediatamente dalla diversità di questo, più che dalla sua somiglianza con lo stesso atto, in una forma leggermente diversa. Un bacio tra persone che si amano. Una partita di basket, tra persone con tutti gli arti o senza. L’attività sportiva agonistica è sempre e comunque frutto di una grande passione, di un desiderio di mettere alla prova le proprie capacità, di “giocare” con il proprio corpo ed il proprio spirito, per confrontarsi con se stessi, con gli altri, insieme agli altri. In tutti gli sport, come in tutte le attività nelle quali ci si mette in gioco in prima persona, si superano giornalmente limiti: figuriamoci quando a giocare sono persone che avrebbero dei limiti per alcuni apparentemente insormontabili! Grande, grande onore a quegli atleti che continuano a vivere senza perdere l’entusiasmo insieme a, per dire, le gambe. Quella è una sfida che probabilmente non tutti noi saremmo capaci di vincere! Figurati, io sono una “normodotata” praticamente immobile, che si fa male giocando a pallavolo in giardino!! Pradossalmente guardo Zanardi e mi chiedo: ma la vita “vera”, per lui, quando è cominciata? Eh… Forse Fantozzi si è abituato alla compagnia degli sfigati e non ha mai avuto nel proprio quotidiano amici vincitori. Quando guardi un tuo amico, vedi il suo sorriso, l’intelligenza che ha negli occhi, l’affetto che ti dimostra, l’umorismo corrosivo delle sue battute – ogni tot anni ti cade l’occhio e ti ricordi “Oh, càspita, ma gli manca un braccio, è vero, non ci pensavo più…”. Perchè è quello che c’è che si vede, non ciò che manca. Quello che si nota è la VITA – tutto il resto è noia. Ed in effetti no, non è divertente, è entusiasmante!

5 settembre 2012, Londra – Alex Zanardi, medaglia d’oro alle Paraolimpiadi nel cronometro individuale di handbike.

Certo, fa specie che, uno che ha fatto i soldi alle spalle di un personaggio sfigato sbattuto al pubblico ludibrio dell’intero paese, trovi che quello va bene, mentre non riesce a percepire la combattività, la costanza, il talento, l’esuberanza di persone capaci di affrontare un destino veramente difficile. Credo che il concetto chiave sia proprio questo: essere capaci. C’è chi lo è e chi no.

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Lo so che vi trascuro… ma so anche che voi, come me, d’estate siete FUORI! Se siete davanti ad un computer state lavorando – e non dovreste stare qui a leggere, ma siete dei viziosi… 😉 E se avete tempo libero sarete in spiaggia, in barca, al parco, in montagna… insomma, non vorrete mica darmi da bere che la mia assenza vi pesi?! Ma di tanto in tanto rifaccio capolino, in realtà ho un sacco di cose da dire, ma d’estate mi manca il tempo, per me è la stagione più densa di impegni! Ed allora, se ho un’oretta tutta per me, mi metto volentieri qui, nel mio angolino in mezzo a due porte aperte, il familiare schermo non ha richieste e tantomeno pretese – mi allontano da bambini, ospiti e popolazione varia che fa la siesta dentro e fuori casa mia. E come promesso vi parlo di un altro posto magico, La Masseria del Tono, sempre in Calabria, nei pressi di Ricadi, che sfacciatamente domina la bella e tranquilla Spiaggia del Tono. Alla masseria non troverete piscina nè animazione, niente arena, niente TV, nè aria condizionata: troverete invece un angolo di pace e relax, troverete la succulenta cucina di Totò, l’accoglienza di Antonella e Chiara, la gentilezza di Caterina, le risate sornione di Nicola – la famiglia che poco a poco ha costruito questo posto lo gestisce con amore per la propria terra e apertura e disponibilità verso gli ospiti. Troverete un luogo rustico e fermo nel tempo: il giardino lussureggiante, il bar e ristorante con tavoli di legno vista mare, gli ombrelloni di paglia… sembrerebbe di essere in Costa Rica… 20 anni fa! Anche le stanze della masseria ricordano le cabinas: sono una ventina, in muratura dipinta a colori vivaci, tutte a piano terra, si sviluppano intorno al giardino col grande orto centrale e creano un vialetto intimo tra una fila e l’altra. L’arredamento è semplice, tutto è fresco e pulito, dopo un’ora ti senti a casa. Chi sceglie la Masseria del Tono vuole una vacanza riposante, si mette in valigia poco più di qualche costume e pareo, non disdegna quattro chiacchiere con i frequentatori locali o con i clienti che anno dopo anno tornano qui e si conoscono tutti – anche voi partirete con nomi, indirizzi e numeri di telefono e, anche voi, prima o poi tornerete… Qui si viene per il mare e per la cucina calabrese: oh, lo spaghetto al nero di Totò!! E… Oh la zuppa di seppie! Oh, i gamberoni! Oh il pesce spada!! Oh il polpo… !!! Si viene qui per riuscire finalmente a leggere quei libri per i quali non si trova mai tempo, e per tutte quelle attività poco attive, ma fondamentali per un sano equilibrio umano. Si può arrivare in macchina dall’aeroporto di Lamezia e, se proprio proprio si ha la fregola, si possono fare gite giornaliere alla volta di Tropea, o verso le colline dell’interno a Spilinga (pronunciato Spìlinga), il paese di produzione della fantastica ‘Nduja, o arrivare fino a Scilla. Ma, se vi fidate di me, dopo il pranzo vi farete servire un bicchiere di Zibibbo, accompagnato da qualche biscottino, chiederete a Chiara di mettere John Mayer, e resterete in panciolle all’ombra, gli occhi pieni di estate e di onde turchine – ed il cuore in pace col mondo…

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Eccomi appena rientrata dal mare, con la voglia di raccontarvi le belle cose che ho visto in questi giorni: come sapete ogni tanto vi parlo di angoli di creatività e piccola imprenditorialità che meritano di essere conosciuti per le capacità e la visione. E’ il caso oggi del Villaggio il Gabbiano e della Masseria del Tono, due luoghi di accoglienza calabrese, due oasi di professionalità, bellezza, attenzione all’ambiente ed alle persone, francamente senza pari. Ho sempre amato viaggiare, ma da mamma in vacanza sinceramente ho bisogno delle mie comodità e dopo vari esperimenti e formule, sono inciampata – come tanto mi piace fare – proprio sulla punta del nostro Stivale, o giù di lì. Sulla Costa degli Dei, sul Tirreno, tra Tropea e Capo Vaticano, si trovano due meravigliose spiagge, di fronte allo stesso mare turchese ed alla sagoma lontana del maestoso Stromboli. In località Tonicello a San Nicolò di Ricadi, La famiglia Pantano gestisce da anni un villaggio vacanze, non grande, ben costruito negli anni, quando al campeggio hanno con gusto e rispetto aggiunto poche decine di appartamenti, un bar con terrazza sul mare, un ristorante con giardino nel palmeto, una piscina, e l’immancabile anfiteatro. Non pensate ai villaggi affollati e chiassosi delle vacanze da turista anonimo, ma immaginate di avere la vostra casetta in un luogo dalla natura generosa, ma accompagnato da una serie di servizi, uno staff ed una gestione competenti, affabili, mai invadenti, ma sempre generosamente disponibili. Sulla lunga spiaggia chiara ci sono lettini ed ombrelloni ben distanziati, la sabbia ed il mare sono tutti da godere, il capanno del diving è ad un salto e Francesco il bagnino veglia da sotto il berretto rosso, con sguardo scuro e càlabro. Il ristorante è una festa, Lucio e suo figlio Glauco fanno la pizza nel forno a legna en-plein-air, sfornando anche, per aprire il pranzo, una delizia di grissini di pasta di pizza con olio ed origano, che sono la brama di tutti i vacanzieri a tavola. I ragazzi dello staff ristorante e bar fanno del loro meglio, ma non riescono sempre a star dietro a tutto… ma scherzo! Ci sono Antonio, Giuseppe, Massimo, Francesco, Lillo e Mimmo – e Carlo, il caposala un po’ sognante ma tanto paziente, sono giocherelloni con i bambini e simpatici e premurosi con i grandi, sfrecciano tra i gazebo in ferro battuto, le palme ed i tavoli come un concerto disneyano di uniformi bianche e nere, pile di piatti e bicchieri in equilibrio apparentemente precario nelle mani – e si occupano di tutto, informazioni, smacchiatori, ordini perentori pseudo-minacciosi ai bambini che provano a scappare da tavola :-). Gisella, al bar, ha il superpotere di leggere nel pensiero dei genitori stanchi, mentre dalle mani dei ragazzi sbocciano e sgorgano spremute, frullati e cocktail preparati con frutta fresca e menta del giardino (se volete portarla a casa, non datevi la pena di rubarla di soppiatto dalle aiuole, chiedetela ed una squadra di gentiluomini vi assisterà nello sradicarla e confezionarla correttamente per il viaggio in aereo ;-)). Per qualche giorno la vita è facile, scandita da ritmi elastici, i libri sono ottimi compagni di questa vacanza, che ti permette vero relax in quest’oasi nel tempo, ancor più che nello spazio. Anche i compagni a quattro zampe sono i benvenuti. L’animazione c’è, ma non martella e le attività per i bambini, al club o liberamente per conto proprio, tra il parco giochi e la spiaggia, sono ideali. Sì, lo so che non tutti possono permettersi una vacanza così, ma questo villaggio è anche molto più a portata di portafoglio di tanti altri, che fan parte di catene conosciute. C’e’ anche un negozietto, con prodotti freschi, per preparare il pranzo a casa. Si possono fare gite extra, ma non pensiate ai torpedoni, piuttosto a puntate alle calette di Capo Vaticano (che mi riservo per l’anno prossimo), oppure traversate verso Strombili e le Eolie, dalla vicina, bellissima, barocca Tropea, turisticizzata in certi punti, ma ancora ben visibile sotto la patina superficiale delle insegne e dei souvenir. Si vede che Il Gabbiano è un posto nel quale la gente lavora tanto e bene, è trattata bene dai propri affezionati datori di lavoro, che li apprezza ed elogia coi clienti, ed è cosciente della fortuna che ha di avere un buon posto sicuro in un paese squinternato come il nostro. Ecco, lì le cose funzionano – ci sono pannelli solari strategicamente piazzati, bidoni per la differenziata a portata di mano, per dirne un’altra. Bravo Mimmo e bravi tutti, è un vero piacere lasciarsi accogliere nel vostro angolo di Calabria, curato e semplice, bell’esempio di come in Italia ancora si possa e si debba fare bene.

Della Masseria del Tono, di Totò e compagnia vi parlerò domani, o nei prossimi giorni, per ora vi lascio assorbire queste parole e queste immagini.

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Di tanto in tanto mi devo scusare con voi perchè manca da troppo un  nuovo post… è così anche oggi, anzi, peggio, perchè oggi il post che pubblico non lo scrivo nemmeno, lo rubo paro-paro da un articolo di BresciaOggi. Succede, infatti, che io abbia un caro amico, che sta giustamente godendo di un successo interplanetario: quando eravamo alle elementari insieme, mia madre mi diceva sempre che sapeva quando stavamo uscendo noi dall’androne, perchè, attraverso il portone, prima arrivava il lancio della cartella di Luca, e subito dopo la nostra classe. Luca era un maschiaccio, quasi un turbolento: attenzione, non un bullo, non ce l’aveva mai con nessuno, era solo perennemente sovreccitato dalla vita! Luca ha attraversato varie metamorfosi negli anni, ed ognuna ha dato vita ad una farfalla sempre più colorata e diversa, avvicinandolo passo passo sempre più a se stesso. Se ho potuto essere testimone dei suoi primi 20 anni, da qualche anno lo vivo soprattutto a distanza, ma con l’amicizia nata sui banchi di scuola sempre solida e semplice come un tempo. Tra Barcellona, Madrid, Londra e NY (dove nel palazzo delle Nazioni Unite ha ricevuto questo prestigiosissimo premio) Luca si muove lasciandomi stupita di pensare al ruolo che ricopre oggi il mio amico esagitato di quei giorni. La Sostenibilità, una parola chiave per me, che Luca ha saputo sviluppare in modo da diventare addirittura un punto di riferimento mondiale. Scoppiamo d’orgoglio mio caro, e la maestra Scutra, da lassù, se la ride di quella sua risata profonda, soddisfatta e contagiosa. Cliccate sulla foto per leggere l’articolo! Nei prossimi giorni pubblicherò il suo bel discorso durante al cerimonia di consegna – ma dovete darmi il tempo di tradurlo 🙂

 

 

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Dice il sempre bravo Gramellini “Penso sommessamente che quest’anno il 2 giugno si onori di più la Repubblica andando fra i terremotati che fra i carri armati.” Fra i terremotati, fra i cittadini, la crisi stessa sarebbe dovuta essere un terremoto sufficiente per liberarsi di costosi orpelli. Ormai è tardi per i risparmi, i soldi sono già per la maggior parte spesi, ci pensavo ieri leggendo i messaggi che chiedevano di annullare la parata del 2 giugno e la visita Papale a Milano – eppure annullare parata e visita in ogni caso e mescolarsi, finalmente tra gli Italiani, quello sì sarebbe un bel gesto sobrio. Forse qualche politico tornerebbe sobrio, dopo essersi reso conto di quanto anni di malcostume, di risorse male utitlizzate, di leggi scritte apposta per lasciar sempre una porta sul retro, facciano male al paese, che è anche il loro, vorresti ricordargli. I professionisti sfilano ed i volontari scavano. La gente non sta bene: quella sotto le macerie e quella che, come tutti noi, guarda alle macerie metaforiche, ma non meno reali, che coprono la bellissima Italia in cui viviamo. E ci si chiede perchè nessuno voglia fare di più. Ci si chiede come si faccia a stare impettiti ed imperterriti, ben vestiti e con i peli del naso tirati a lucido, di fronte ad un paese che ha bisogno di segnali di impegno e serietà della classe politica e dirigente, più del pane quotidiano: e… no, non è un’esagerazione – chi di noi non si priverebbe del pane oggi e pure domani, pur di vedere un serio cambiamento in Italia? Il tutto al ritmo della banda? Ma ci piace proprio-proprio quest’idea del Titanic? E il Papa? Eh, ma a Milano c’è tanta povera gente che lo aspetta… Ecco, imparasse ad aspettarsi altro la gente, povera o meno. Insomma, ogni volta in cui c’è una buona occasione per dimostrare che in questo paese si fa sul serio qualcuno si mette una fascia, i soliti noti si mettono in tiro, qualcuno suona, altri sfilano – ricorda qualcosa? Questa è l’Italia gente!

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