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Archive for the ‘Economia Verde’ Category


L’altra sera, rientrando dalla città, pregustavo il passaggio alla fantastica macchinetta del latte crudo, ben piazzata in mezzo ad un parcheggio nel mio paese. Ci si può fermare facilmente e acquistare il latte più buono, più sano e meno caro che ci sia. Io e le mie bambine non riusciamo nemmeno ad arrivare a casa: dobbiamo subito assaggiarlo in macchina, un sorso per ognuna, a turno! Il latte è quasi ghiacciato, è pieno di panna, assolutamente irresistibile… Insomma, dicevo, l’altra sera, con mio grandissimo disappunto, ho scoperto che la macchinetta non c’era più!!! Ho girato il parcheggio un paio di volte, magari avevo le traveggole per la stanchezza, oppure forse l’avevano spostata: niente da fare, non c’era più, i negozi erano ormai chiusi e non solo avrei dovuto rinunciare a quel sorso di cremosa freschezza, che anticipavo golosa, ma non avrei nemmeno avuto latte per la mattina seguente! Rientro, pensando che sarà sicuramente colpa del Sindaco ;-). Furiosa, rientro a casa e cerco in internet i motivi della sparizione delle macchinette: trovo un articolo molto recente che denuncia la rimozione di alcune macchine, a causa de problemi di igiene (che con un prodotto come il latte crudo dev’essere particolarmente scrupolosa) riscontrati in alcuni degli allevamenti produttori. Mi infurio ulteriormente! Ma come?! Per una volta che si era riusciti ad avvicinare il produttore ed il consumatore, ad unire tecnologia e tradizione, freschezza, guadagno e risparmio al contempo… gli allevatori per avidità tengono il braccino corto sulle pulizie e buttano all’aria tutto? Come al solito non bastava guadagnare, non bastava che funzionasse, bisognava guadagnare di più subito…. per finire a farsi chiudere la produzione?! Ecco, non abbiamo proprio capito niente… Ma sarà vero? Non sarà piuttosto l’ennesimo attacco delle grandi aziende produttrici di latte ormai “industriale”? Quel latte che non sa più di niente, tanto è “pulito”? Sicuramente ci sarà il loro zampino mi dico… Vorrei indagare più a fondo, ma in questo periodo non ho tempo, proprio non ci riesco… Vorrei contattare qualche azienda, capire. La Sere in fissa… Beh, per me questa benedetta macchinetta era proprio il simbolo di un percorso virtuoso che l’Italia avrebbe potuto compiere per modernizzarsi in modo semplice, immediatamente fruibile da produttori e consumatori, avvicinati con questo sistema, valorizzando le piccole aziende, e ricordandoci cosa vuol dire “buono e sano”. Fattostà che ieri mi ritrovo a scuola con altri genitori del paese e, mentre tuono contro gli allevatori improvvidi e/o le corporazioni infingarde, un’amica mi corregge e mi dice: “Ma no, guarda che c’è un cartello al posto della macchinetta: c’è scritto che l’hanno rimossa perchè il consumo era troppo scarso, chi vuole può andare a quella di Salò.” Il mio amico Maurizio ride e mi dice: “Ti sei fatta un film per nulla…” Ma sapete cosa? Questo è PEGGIO! NOI CONSUMATORI non abbiamo capito niente! Noi, che spendiamo quasi il doppio per comprare del latte meno buono e meno sano nei supermercati! Io stessa alla macchinetta non passo per ogni bottiglia di latte che compro – certo, figli, impegni: supermercato, carico tutto e via, a casa, non faccio lo stop al negozio bio, poi alla macchinetta del latte, etc. E così, questo latte, che viene caricato appena munto ogni giorno, mantenuto freddo ghiacciato, e che deve essere consumato giornalmente, restava lì, ed il produttore doveva buttarlo, per aggiungere quello fresco la mattina dopo! Perchè? Perchè noi siamo delle CAPRE e del latte ad 1€, freschissimo, buonissimo, sanissimo, e che fa bene pure alla nostra economia, non ce ne frega niente.

Io mi merito che mi abbiano portato via la mia fantastica macchinetta del latte…

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Di tanto in tanto mi devo scusare con voi perchè manca da troppo un  nuovo post… è così anche oggi, anzi, peggio, perchè oggi il post che pubblico non lo scrivo nemmeno, lo rubo paro-paro da un articolo di BresciaOggi. Succede, infatti, che io abbia un caro amico, che sta giustamente godendo di un successo interplanetario: quando eravamo alle elementari insieme, mia madre mi diceva sempre che sapeva quando stavamo uscendo noi dall’androne, perchè, attraverso il portone, prima arrivava il lancio della cartella di Luca, e subito dopo la nostra classe. Luca era un maschiaccio, quasi un turbolento: attenzione, non un bullo, non ce l’aveva mai con nessuno, era solo perennemente sovreccitato dalla vita! Luca ha attraversato varie metamorfosi negli anni, ed ognuna ha dato vita ad una farfalla sempre più colorata e diversa, avvicinandolo passo passo sempre più a se stesso. Se ho potuto essere testimone dei suoi primi 20 anni, da qualche anno lo vivo soprattutto a distanza, ma con l’amicizia nata sui banchi di scuola sempre solida e semplice come un tempo. Tra Barcellona, Madrid, Londra e NY (dove nel palazzo delle Nazioni Unite ha ricevuto questo prestigiosissimo premio) Luca si muove lasciandomi stupita di pensare al ruolo che ricopre oggi il mio amico esagitato di quei giorni. La Sostenibilità, una parola chiave per me, che Luca ha saputo sviluppare in modo da diventare addirittura un punto di riferimento mondiale. Scoppiamo d’orgoglio mio caro, e la maestra Scutra, da lassù, se la ride di quella sua risata profonda, soddisfatta e contagiosa. Cliccate sulla foto per leggere l’articolo! Nei prossimi giorni pubblicherò il suo bel discorso durante al cerimonia di consegna – ma dovete darmi il tempo di tradurlo 🙂

 

 

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Carissimi, perdonatemi se ci ho messo un po’, ma porto buone notizie! Anche quest’estate basteranno gli ombrelloni per fare ombra alle fortunate membra di chi potrà visitare la Costa degli Dei in Calabria, vicino a Tropea: le paventate antenne telefoniche, che avrebbero dovuto apparire alle spalle della magnifica Spiaggia del Tono (Capo Vaticano, Ricadi), non verranno installate. Il Sindaco di Ricadi, Pino Giuliano, ha comunicato che il terreno in questione non verrà concesso ed ha quindi chiuso una questione, che aveva visto molti cittadini ed estimatori di questa bella costa impegnati in un comitato per la sua tutela. L’opinione pubblica si è organizzata e si fatta sentire, a mezzo stampa e direttamente con le autorità locali, che hanno rinunciato ad un’opera dannosa per il paesaggio ed evidentemente non strategica per il turismo: cosa sarebbe successo se non avesse detto nulla nessuno? Se tutti avessero pensato che tanto queste cose non dipendono dal cittadino, che alla fine si fa sempre quello che decidono i soliti? Mi piace questo esempio calabro di democrazia reale, di dialogo, di impegno personale e civico!

Spiaggia del Tono, Capo Vaticano

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Oggi sono furiosa, col mondo. E non di quella furia creatrice, piuttosto disttuttrice. Tra menate pubbliche e private vorrei rinchiudermi in una stanza insonorizzata – e non per non disturbare gli altri e le loro povere orecchie sensibili (!), ma perchè nessuno venisse a rompermi… Sono arrabbiata anche con voi, sono arrabbiata con tutti, ma non dico altro, perchè poi potrei pentirmene. L’unica cosa che faccio oggi è lasciarvi un link ed un breve stralcio di articolo: il primo vi porta verso La Stampa e riassume i risultati ottenuti alla Conferenza Onu di Durban, che tanto vi ha disinteressato nei giorni scorsi:

La Stampa: Clima, accordo in bianco e nero

Ma siccome cliccare i link a volte costa un’energia che io stessa vi invito spesso a risparmiare, vi riporto paro paro una parte di un articolo di Repubblica di qualche giorno fa, che descrive come una vittoria dei “volonterosi” a Durban potrebbe cambiare le cose in fatto di produzione e promozione di nuove tecnologie ed accorgimenti ambientalistici, su vasta scala:

Case. I consumi energetici diminuirebbero grazie agli accorgimenti della bioclimatica: dal “cappotto” attorno alle mura per limitare la dispersione termica all´isolamento dei tetti, dai doppi vetri alle caldaie super efficienti.
Auto. Il 2012 è l´anno in cui l´auto elettrica debutta in Europa. Pechino ha già messo in produzione le auto con la spina: saranno un milione nel 2015. Il numero globale crescerebbe.
Elettricità. La spinta delle rinnovabili, già inarrestabile, farebbe avanzare rapidamente mini eolico e fotovoltaico. Si svilupperebbe la trigenerazione, l´uso efficiente dell´energia evitando gli sprechi, cioè producendo assieme elettricità e calore da convertire in fresco durante l´estate.
Illuminazione. Le vecchie lampadine a incandescenza, che consumano 5 volte più di quelle fluorescenti compatte, andrebbero in pensione. L´illuminazione pubblica verrebbe schermata verso l´alto migliorando l´efficienza e diminuendo l´inquinamento luminoso.
Smart grid. Le città diventerebbero reti intelligenti in cui l´elettricità viaggia nei due sensi (molti la produrrebbero, comprerebbero e venderebbero). In ogni salotto si potrebbero leggere i consumi della propria casa, momento per momento.
Rifiuti. Si rafforzerebbe la raccolta differenziata e il recupero, bloccando il traffico illegale di rifiuti pericolosi.
Nuovi materiali. Le plastiche biodegradabili che hanno sostituito i vecchi shopper farebbero scuola. La chimica verde sostituirebbe quella ad alto impatto ambientale e sanitario.

Da La Repubblica del 09/12/2011.

Ora: Kyoto resta in vigore, gli scienziati e gli ambientalisti sono delusi da una mancata riduzione ulteriore delle emissioni, e preoccupati che l’accordo di Durban sia troppo poco troppo tardi. Quello che farà la differenza ora sarà l’atteggiamento dei cittadini che dovranno chiedere ai propri governi ed agli industriali (premiandi i virtuosi) di accelerare il passo per promuovere l’Economia Verde. L’industria dal canto suo, spero accelererà il programma, con l’interesse di diventare leader in settori che dal 2020 saranno regolati da leggi vincolanti a livello globale. Chi prima arriverà, sarà premiato dai consumatori, che automaticamente sceglieranno chi avrà saputo affermarsi con un marchio riconoscibile: la convenienza sarebbe a 360°. Poi, certo, si può anche continuare a fare gli struzzi e risvegliarsi all’ultimo minuto in una casa sommersa dal fango in un paese alla deriva, come siamo abituati a fare. Ma poi non ditemi che non ci avremmo potuto fare nulla…

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La primavera Araba, l’indignazione in Spagna, l’insoddisfazione in Italia: guardacaso ora che la crisi economica globale dura da qualche anno, la gente scende nelle piazze e protesta. Protesta contro regimi islamisti , militari, governi democratici (o pseudo) di sinistra e di destra. Protesta perchè il mondo non cresce, perchè il futuro non è una prospettiva, ma una preoccupazione. Protestano i giovani, non più imboniti dal benessere, informati dalle nuove tecnologie, protestano i loro genitori, stanchi di un minimo risultato dopo una vita di lavoro, coscienti di essere la prima generazione a lasciare ai figli un mondo peggiore di quello che hanno trovato. Quello che ha fallito non sono solo i singoli governi, ma il sistema economico che da decenni domina al di sopra di tutto: oltre le decisioni nazionali, sia per chi sceglie di seguirlo e nutrirlo, sia per chi prova ad oltrepassarlo, ma viene limitato nella propria possibilità d’azione. Un sistema nel quale i dittatori dalla propria parte fanno bene a qualcuno (un dittatore tu, un dittatore io…), gli indici di misura di benessere di una nazione sono esclusivamente economici, senza tenere in conto gli equilibri tra consumo, eccessi, scarti, consumo del territorio, diritti dei lavoratori – sembra che solo i CEO abbiano diritti, quando si parla di liquidazioni milionarie di chi fa anche magari peggiorare la condizione di una multinazionale, mentre milioni di Cinesi si logorano per noccioline -, salute (animali all’ingrasso da antibiotici che finiscono nelle nostre padelle e pance), lungimiranza… Il soldo oggi farà il soldo domani: il giorno in cui i soldi si riprodurranno per osmosi festeggerò anch’io, nel frattempo siamo noi a doverli produrre, in modo intelligente e continuativo, perchè il divario tra le condizioni di vita nelle varie regioni del mondo è testimonianza di per sè di un sistema sbagliato, tanto quanto i nuovi poveri nei paesi più ricchi e distruzione del pianeta stesso che ci ospita. Siamo accecati, e quando uno spiraglio si fa strada ci sentiamo comunque impotenti.

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Ma non deve essere sempre così: la presa di coscienza, le azioni personali, quotidiane, le scelte negli acquisti, l’educazione, lo stile di vita, il voto, hanno un impatto. Non si può nemmeno pretendere che da un giorno all’altro tutto cambi, probabilmente una “dittatura verde” sarebbe altrettanto nefasta (anche se io… ;-)): il mondo nuovo bisogna costruirlo mattone per mattone, ma non si può stare a guardare mentre qualcuno lo fa, se sono pochi ci sarà sempre qualcun altro che lo distrugge facilmente. Se invece il messaggio passa parola ed ognuno cambia qualcosa nella propria vita, dal differenziare la spazzatura al cambiare quotidiano che compra o telegiornale che ascolta, dal prestare un certo libro al comprare una macchina, piuttosto che andare in bici o sui mezzi pubblici, dal farsi l’orto al comprare dal contadino o con più attenzione ai produttori di ciò che si porta a casa, dalla scelta di quale nuovo business intraprenderre, viaggio da fare e come farlo. La scelta fondamentale è come svegliarsi la mattina e quanto essere partecipi della propria vita e del proprio futuro. Qui cerchiamo di raccogliere spunti e scambiare idee, contribuite se potete. Buona domenica ed in bocca al lupo a tutti X

PS: la vignetta mi è intenzionalmente sfuggita 😉 Ma in fondo è un simbolo di per sè…

PPS: e… francamente… la foto del bambino in Siria mi spacca il cuore…

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Cari Viziosi,

oggi continuiamo con i “suggerimenti verdi” e facciamo un riepilogo di quelli già proposti, da me e da voi nei commenti. Ricordatevi che tutti i post sul tema li potete trovare nella categoria Economia Verde.

Automobile: Fare come Simone e comprare una macchina ibrida é chiaramente un ottimo suggerimento: anche per le nostre tasche fare 20Km con un litro invece di 8 é un risparmio diretto; al momento del cambio della mia sicuramente opterò per questa scelta. Nel frattempo io cambio marcia a 2000 giri, per consumare ed inquinare meno.

Piccoli gesti quotidiani: Informarsi su “l’acqua del sindaco” – quella del rubinetto – e quando possibile evitare di comprare quella in bottiglia. Nella maggior parte dei casi scoprirete che l’immagine di purezza delle minerali, altro non é che un’abile mossa di marketing, spesso quella del rubinetto é addirittura meglio (Non nel mio paese, ma stiamo lavorando ANCHE a questo! ;-)). Spegnere l’acqua mentre ci si spazzola i denti, ci si insapona, etc. Occhio alle luci – io l’ho messo anche sul cartello delle regole delle mie bimbe: niente sprechi (E’ una filosofia di vita, funziona anche con le lacrime x evitare i capricci! :-)); le lampadine a basso consumo chiaramente sono un investimento. Tenere il riscaldamento di casa non oltre i 20 gradi: mettere un maglione e una copertina sulle gambe quando si sta sul divano non mi pare possano costituire un sacrificio! E occhio agli spifferi!

Riciclare: Cioè rimettere nel ciclo di utilizzo oggetti utili invece di buttarli; come suggerisce Arthemysia per esempio i contenitori da 500ml di yogurth sono ottimi per surgelare zuppe e minestroni, ma anche tanti altri contenitori possono essere riutilizzati (vasetti in vetro, ciotoline, etc.). E che dire dei fogli stampati che non ci servono più e che in ufficio abbondano: i bambini possono disegnare sul retro – x non parlare dei collages che fanno con le carte da regalo!

Spesa: Munirsi di sacchi di tela, che sono anche “trendy” (e non dimenticarli in macchina!! :-P) e/o scatoloni quando si va a fare spese, anche perché i sacchetti di plastica di mais sono poco rersistenti e difficilmente possono essere riutilizzati (spesso si bucano) e poi sono fatti, per l’appunto, di mais, che potrebbe essere mangiato invece che utilizzato per i nostri prodotti consumistici!

Acquisti intelligenti: Le conoscete le macchinette del latte crudo? E’ il latte più buono che ci sia! Costa 1 euro, più 1 altro per la bottiglia di vetro riutilizzabile o 25 centesimi per quella di plastica. Dopo qualche anno che era apparso sulle nostre strade il ministero ha detto che va consumato solo dopo bollitura, ma é solo perché evidentemente “dava fastidio a qualcuno”. Io lo uso regolarmente anche per le mie bambine, che lo amano pazzamente e stanno benone: come da indicazioni originali, se non viene utilizzato entro 48h, allora va bollito. In questo modo si risparmia, si consuma un prodotto più sano e si sostengono i produttori locali. Ottimi anche yogurth e formaggi. Ce n’è una a San Felice nel parcheggio del supermercato ed una a Salò in parte alla scuola elementare (di fronte al Simply, ex due Pini). E da voi? Al supermercato cercare e fidarsi dei prodotti Fair Trade. E ovviamente prodotti eco-sostenibili, carta riciclata non sbiancata, prodotti locali e stagionali, etc.

Come vedete la maggior parte di questi suggerimenti sono una semplice questione di buonsenso: ciò che è importante é che il nostro sia un cambiamento di abitudini, di forma mentis, perché é l’insieme di tutti questi piccoli gesti quotidiani che fa la differenza. Una volta immessi su questa strada, ci si rende conto da soli di altri modi di risparmiare e rispettare sia l’ambiente che i produttori e le aziende che operano in questo senso. Purtroppo una delle vittime della società odierna é proprio il buonseso e ciò che sembra ovvio ha bisogno di essere incoraggiato e sostenuto.

Mi raccomando: PASSATE PAROLA! Ho sete di interazione, di nuovi suggerimenti ed idee. Ed aspetto i vostri resoconti riguardo al censimento dei supermercati!!!

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Cari Viziosi,

oggi parte una campagna pratica per aiutarci l’un l’altro a fare di più per un mondo più vivibile, sostenibile, futuribile 🙂 Come sapete é un tema che a me sta particolarmente a cuore, ma dalle vostre reazioni appassionate e puntuali (dentro e fuori dal blog), ho capito che é un interesse comune, e personalmente mi sembrerebbe assurdo che non lo fosse. Io credo che sia possibile già oggi fare di più e meglio per una “rivoluzione verde”: non penso che sia FACILE, ma MENO DIFFICILE di quello che siamo abituati a credere. Penso che un mondo più “verde” non sia una speranza da anime belle, ma una necessità impellente. So che ci vorrà del tempo perché si raccolgano i risultati di ciò che si fa (o non fa) oggi, ma credo che avremmo potuto e dovuto partire ieri con politiche individuali e comuni per un vivere più attento, rispettoso della natura (in senso ampio, ma anche nel senso stretto della nostra, spesso inquinata da abitudini comode, ma malsane). Quindi attiviamoci nel nostro piccolo per far partire dal basso, come mi dicono alcuni di voi, un esempio attivo e costruttivo, che possa permetterci di cambiare qualche gesto quotidiano. Ma attiviamoci anche per chiedere, a chi ha la possibilità di avere un impatto maggiore del nostro singolo sforzo, in modo preciso, informato e propositivo, obiettivi che siano concreti e realizzabili. Io partirò con una serie di suggerimenti, che hanno cambiato le mie routines: alcuni veramente elementari, ma che tutt’ora vedo troppo spesso non praticati da tutti, altri più curiosi, cose magari alle quali non avevamo mai pensato prima o che non sapevamo. Aspetto i vostri consigli, le vostre correzioni e contro proposte. Infine vi sottopongo un’idea, che potremmo facilmente realizzare insieme, per arrivare a chi, come dicevo, può un po’ più di noi.

Raccolta differenziata: incredibile, ma vero, molti ancora non differenziano i rifiuti! Alcuni si nascondono dietro la leggenda urbana che poi la A2A brucia tutto insieme, mentre questo non é vero. Certo, il termovalorizzatore ha i suoi limiti e la gestione é migliorabile, ma differenziare i rifiuti casalinghi é FONDAMENTALE. Se già differenziate plastica, carta, vetro e lattine, cercate anche nel vostro comune i contenitori per l’umido o, se avete un giardino, munitevi di una compostiera o, ancora meglio, fate una bella buca in un angolo appropriato per buttarvi i vostri resti di cucina, bucce, gusci, etc. Ricoprendola di terra periodicamente aiuterete il terreno a smaltire, evitando cattivi odori. Richiedete al vostro comune i listini che indicano in quale contenitore buttare ogni tipo di rifiuto – ma ignorate il fatto che vi dicono che piatti e bicchieri di plastica non vanno buttati con la plastica. Questo controsenso nasce infatti dal rifiuto dei produttori di pagare la tassa di smaltimento, non dal fatto che la plastica in oggetto non sia riciclabile. Potete anche rompere le scatole al vostro comune per migliorare il sistema di raccolta e sappiate che quelli che sembrano fatidiosi gesti da imparare per sostituire comode abitudini, diventano abitudini nuove ed irrinunciabili in un battibaleno: pensate all’attitudine verso la sigaretta, anche per chi continua a fumare – non vi sembrerebbe assurdo oggi accendere una paina in un negozio, ristorante, in aereo?!?!

Detersivi: cercate detersivi a basso impatto nei supermercati. Lo so, é un’impresa, su questo punto ritorneremo. Ma tutti i supermercati hanno già quelli concentrati, per esempio, che richiedono meno acqua nella formulazione e impiegano meno plastica per i bottiglioni, essendo più piccoli. Cercate anche i distributori di “detersivi alla spina” che alcuni supermercati hanno e riempite i bottiglioni che già possedete più e più volte. L’ideale sono i detersivi formulati con prodotti naturalemente pulenti, ma ad oggi ce ne sono pochi in giro nel nostro paese: scopriamo dove!

Lavaggi: Ricordatevi che in lavastoviglie é, non solo abbastanza, ma addirittura MEGLIO mettere solo 1/2 pastiglia (Bicchieri opachi? Il problema potrebbe essere troppo detersivo, invece che poco sale o brillantante!). Per quanto riguarda le lavatrici, io non lavo praticamente mai nulla al di sopra dei 40 gradi. Shpappara mi dice che lei addirittura lava tutto a 30! Io i delicati e la lana li lavo a circa 10/15 gradi, anche perché l’acqua del risciacquo é sempre fredda ed é la differenza di temperatura a far infeltrire i tessuti. E non uso anticalcare, perché un tecnico (ingegnere in pensione) mi ha detto che il calcare si attacca solo al di sopra dei 60°C. Quindi, ok se lavate una volta ogni tanto biancheria molto sporca, ma per il resto, non c’è bisogno di alzare le temperature, anzi. Io non uso nemmeno mai l’ammorbidente, ed Arthemisia suggerisce, se vi é strettamente necessario, di usare l’aceto di vino bianco. Certo, se lo usate perché vi piace il profumo (!!!)… cambiate detersivo e basta!! 🙂

Acquisti al supermercato: cercate di comprare verdure e frutta segliendo quella meno imballata: l’insalata pre-lavata, per esempio, é diponibile sia in sacchetto che in vaschetta. Ecco, bocciate la vaschetta!!!

Caricatore: Staccatelo SEMPRE dopo aver ricaricato i vostri gingilli tecnologici!! Altrimenti consuma a vuoto – molti infatti risultano caldi al tatto, se ci fate caso.

E per oggi la chiudiamo qui con i suggerimenti, sennò mi si accusa di scrivere troppo! Ma coninuerò in post seguenti, tutti d’ora in poi rintracciabili nella categoria Economia Verde.

Ho, però, una PROPOSTA: mi piacerebbe che mi aiutaste a fare un censimento dei supermercati, per zona e catena, per sapere chi offre prodotti a basso impatto, eco-compatibili, distributori a spina, etc. Per esempio il Carrefour ha alcuni prodotti di marca omonima “verdi”: carta igienica prodotta da carta riciclata non sbiancata (fondamentale il non sbiancato, il processo di sbiancamento é altamente inquinante). Certo, é un po’ pochino – eufemismo dell’anno – e costano più degli altri 😦 Vorrei documentare quali prodotti si trovano in quali supermercati, a quali prezzi, e compilare una lista. Pensavo anche, come passo successivo, di concentrarci sull’Italmark, di proprietà di Bresciani, che alcuni di noi conoscono, più o meno da vicino. Una volta informati sui prodotti disponibili sul mercato, mi piacerebbe lanciare una campagna per chiedere ai proprietari una maggior attenzione per questo settore, per il quale la richiesta é in costante aumento. Anche chi conosce i GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) può aiutarci a conoscere prodotti che oggi non sono disponibili nelle grandi superfici. Fare una spesa “verde” in Belgio per me era molto più facile e meno costoso, già 5 anni fa, di quanto non lo sia oggi in Italia. Quindi é possibile e, se noi lo chiediamo in modo proattivo: una richiesta che parte dal basso, può ottenere risultati “in alto”.

Mandatemi le vostre idee: mi aiuteranno a migliorare il mio comportamento, e potrò organizzarle per riproporvele in modo preciso e facilmente consultabile! E mi farebbe molto piacere se condivideste il post di oggi, per allargare la discussione a più persone possibile – GRAZIE!

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Pallottole Verdi


Oggi é chiaro che il pensiero va alla votazione in Parlamento, inevitabilmente – ma più che speculazioni non potrei scrivere e francamente non ho nemmeno voglia di perdermi tra sparate e timori.

Oggi ho invece voglia di circoscrivere i pensieri, mettendo in chiaro un altro avvenimento importante di quest giorni: il vertice sul clima di Cancùn. Mi guardo in giro e butto giù qualche punto, vedremo cosa ne salta fuori:

  • Il Sole 24 Ore dice: “Il pianeta non è salvo. La faccia sì” – e da questo si deduce che alla conferenza si è evitato il peggio, ma é un po’ pochino rispetto al progresso desiderabile.
  • Il dialogo UN riguardante il rinnovo del Protocollo di Kyoto dopo la scadenza del 2012 ritrova vitalità, ma ne restano fuori le grandi latitanti: USA, Cina, India – seppur le ultime due diano migliori prove di buona volontà. E non sottoscrive le trattative per il rinnovo la Bolivia (convinta della necessità di politiche ambientali ben più consistenti), obbligando ad un principio di consenso,  non unanimità come previsto.
  • Al lato pratico si chiede ai paesi firmatari di abbassare il livello della CO2 immessa nell’atmosfera dal 25 al 40% entro il 2020 rispetto alle quote di trent’anni prima, il che dovrebbe mantenere il riscaldamento globale entro il limite dei 2C° – e quelli non ce li toglierà nessuno.
  • E’ un documento che riconosce le maggiori responsabilità nell’influenza sul clima ai paesi più industrializzati e ricchi, e quelli che tra questi ultimi lo avversano chiedono, per pretesto, ma giocando su principi di fair play, che si esiga più rigore anche dai paesi più poveri.
  • La Cina é sempre un giocatore chiave, essendo il paese che inquina di più ed investe di più nella Green Economy.
  • Gli accordi non erano affatto scontati, anche se non ci sono ancora clausole vincolanti o indicazioni di sanzioni; ci si rivede nel 2011 a Durban, Sud Africa, e ci si saluta con meno freddezza e più prospettive rispetto al post Copenhagen: Messico 1 – Danimarca 0. 🙂
  • Patricia Espinoza, presidentessa della conferenza, ha giocato il ruolo chiave, mediando direttamente con paesi su posizioni non facili ed ottenendo l’accordo di Giappone, Russia e Canada.
  • Restano attive sia le iniziative per il fondo comune internazionale “Climate Fund” da riempire gradualmente x contribuire all’investimento in energie rinnovabili in paesi in via di sviluppo, sia il sostegno condiviso ai paesi con foreste pluviali attraverso sistemi d’incentivazione alla ri-forestazione e lotta alla distruzione.
  • La speranza generale é riposta nella Green Economy, nella crescita di questo settore di ricerca, produzione, distribuzione – solo che il trend nazionale d’investimento dei paesi più ricchi é stimato di 1/3 inferiore alla necessità rispetto alle esigenze climatiche.
  • Le Nazioni Unite avanzano col dialogo là dove possono, non risolvono tutti i problemi, ma mettono al sicuro gli obiettivi che possono rientrare nel proprio raggio d’influenza e sostegno.

Passiamo parola!

Buona giornata a tutti e teniamo le dita incrociate x la nostra Italietta, comunque vada… X

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Rieccoci al capitolo Green Economy – o piuttosto Think Green, visto che l’approccio é, per ora, ancora generale.

Le prime due puntate le potete trovare qui e qui

Credo che parlare male dell’eolico in Sicilia, perché la mafia ha messo le mani in pasta nell’affare, sia un approccio sbagliato e dannoso. Non é che la mafia abbia messo le mani in ogni singolo investimento “verde”, nemmeno in Sicilia. Sicuramente ci saranno casi nei quali questo é avvenuto: sorpresi? Macché, perché dovremmo sorprenderci? La mafia, come organizzazione effettiva o magna magna culturale, è ovunque. Nessun ambito economico o geografico ne è immune. Non mi risulta che ad oggi si sia congelata l’industria edile per tagliare le gambe alla mafia. O si sia chiuso il Parlamento (!) e lasciato il paese all’anarchia… 🙂 Seriamente, sarebbe stupido e suicida. Bisogna ovviamente conoscere e colpire in modo mirato, creare e mettere in pratica regole e garanzie per un sistema più pulito. Allo stesso modo bisogna agire nel caso dell’eolico ed é chiaro che in Sicilia il livello di guardia dev’essere ancora più alto!  La Green Economy é una realtà ancora tutta da sviluppare, i paesi che investono “verde” stanno reagendo meglio alla crisi economica globale. Non basta dire che l’eolico é in mano alla mafia, per archiviarlo definitivamente! E’ grave che persone con grande esposizione mediatica facciano cattiva pubblicità ad un nuovo sistema produttivo/economico/ambientale/sociale che é solo all’inizio del proprio sviluppo. Ne minano le già deboli possibilità di crescita in un ambiente che, più ne ha bisogno, meno ne é cosciente. Oggi ognuno di noi ha una responsabilità: quella di passare il messaggio giusto. Quella anche di informarsi quindi. Perché é indispensabile partire presto e bene per il viaggio verso un nuovo modo di vivere il pianeta, godere dei suoi doni, coltivare circoli virtuosi, ma anche fare business e fare politica, coscienti che la separazione in compartimenti stagni, I win-you-lose cara Anna ;-), non sta più funzionando: ci sono “perdite” dappertutto…

L’argomento Eolico in Sicilia mi é servito come punto di partenza e mi ha fatto scoprire molte cose. Vorrei sentire anche le vostre voci, peró, perché se non avete niente da dire, da aggiungere, da ribattere, a me, che sono una puramente curiosa ed interessata, ma certo non esperta, vuol dire che in generale siamo ignorantemente disinteressati. Ed io credo che sia grave. Comunque, vorrei ora darvi un paio di dati sullo sviluppo della green economy, partendo da Brescia, visto che ho trovato quest‘interessantissimo e brevissimo articolo. In breve, nella nostra città la Green Economy é cresciuta solo del 6.5 rispetto allo scorso anno – la media lombarda é 9.8, quindi non certo un ritmo frenetico, ma a Mantova, città leader nel settore nella nostra regione, l’aumento registrato é del 25.8. la media nazionale é del 15.5. A Brescia siamo in ritardo, lo siamo in Lombardia, ma lo siamo comunque sicuramente visto l’esempio Mantovano. Si puó e si deve fare meglio e di più. Ma la prima cosa da smouvere é l’opinione pubblica, la cultura generale intorno a questo argomento, perché questo servirà da motore e da controllo alle attività ed inattività che ci circondano.

Proprio oggi ho trovato questo articolo che spiega in modo efficace (e discorsivo, non temete!) l’impronta ecologica che ogni persona, casa, azienda, paese, città, nazione, lascia sul pianeta, attraverso la propria semplice vita quotidiana. Il pianeta produce e noi consumiamo: più aiutiamo il pianeta a produrre e proteggere le proprie risorse naturali, ma anche meno e meglio consumiamo, più potremo continuare a godere del pianeta invece di impoverirlo fino all’esaurimento. Questo ragionamento non é né filosofia, né fronzolo ecochic – é piuttosto pura convenienza. Vi riporto quasi tutti l’articolo di Claudio Messora su Il Fatto Quotidiano, già essenziale di suo e difficile da tagliare. Poi c’é tutta un’intervista che potete leggere qui o seguire in video.

A parte paternalismi e interessi personali, invito davvero tutti ad informarsi, a leggere, a capire, perché non fare niente per un mondo più verde, non é un diritto. La Libertà finisce laddove inizia quella altrui, mi diceva la mia strepitosa maestra. Le scelte individuali in materia di ambiente e sostenibilità hanno un impatto anche sugli altri, che sono anche e soprattutto i propri figli, mica solo “il prossimo”, per vicino o lontano che lo si percepisca. Per dire: non fare la raccolta differenziata (che é la base delle basi delle cavolate facili da fare!) oggi non é più una scelta, perché, sai, non ho tempo, non ho il terrazzino, non sono una fanatica come te. Oggi é colpevole. Non ce n’é tanti di giri di parole.

L’impronta ecologica? All’Italia non interessa

Ci salviamo grazie all’Africa, all’America Latina e all’Australia. Per il resto, divoriamo il mondo come le cavallette in una piantagione di mais. Il mondo è in riserva: per viaggiare, consuma più benzina di quanta non sia possibile infilarne nel serbatoio. Il vecchio adagio “Quando l’ultimo pesce sarà stato pescato, l’ultimo albero tagliato, l’ultimo fiume avvelenato […] allora l’uomo si accorgerà di non potersi mangiare il conto in banca” è sinistramente attuale, insomma.

Funziona così: i mari sono capaci di produrre un certo numero di pesci all’anno, le foreste ci mettono tot tempo a ricrescere, gli animali possono essere allevati non oltre un certo tasso di riproduzione e così via. Il Global Footprint Network mette insieme tutti i parametri e calcola la biocapacità della Terra, ovvero le potenzialità di cui il nostro pianeta dispone per produrre risorse nella finestra convenzionale di 12 mesi. A questa capacità viene associato il valore simbolico di “1 pianeta“. A livello mondiale, nel 1961 di pianeti ne consumavamo appena mezzo. La nostra impronta ecologica era leggera, lo sviluppo era sostenibile. Nella seconda metà degli anni ’80 abbiamo raggiunto il pareggio e oggi facciamo fuori un pianeta e mezzo all’anno. Secondo le previsioni più ottimistiche, entro il 2050 i nostri consumi supereranno abbondantemente la biocapacità terrestre di oltre due volte.

Prima ancora che un problema di ordine etico o morale, qui si tratta di farsi furbi. Ogni paese ha diritto a svilupparsi almeno tanto quanto ogni uomo ha diritto a vivere e crescere. Se non è sostenibile, però, lo sviluppo indiscriminato paradossalmente conduce al risultato opposto: il collasso.

Mathis Wakernagel è il signor Overshoot-Day, la triste ricorrenza che ogni anno celebra il giorno nel quale ci siamo mangiati tutto e, fino al 31 dicembre, non un solo filo d’erba prodotto dalla Terra andrà a rimpinguare le nostre dispense. Mathis ha capito che se non ci faceva un disegnino, ideando un complesso sistema di valutazione e di calcolo, non sarebbe stato facile convincerci. Così ha fondato il Global Footprint Network e gira per il mondo mostrando ad ognuno quanto produce e quanto consuma, spiegandogli che, se è in deficit, tornare in pari è soprattutto una questione di convenienza economica.

Nel 2007, a fronte di una biocapacità di 1,1, l’Italia aveva già un’impronta ecologica di 5,0, con un deficit secco di 3,9, in larga parte dovuto all’emissione di gas serra. A pari merito, in Europa, si classificano Spagna, Svizzera e Grecia, mentre peggio di noi solo l’Olanda e il Belgio. Tanto per dare qualche termine di paragone, il Canada, con le sue sconfinate distese di natura selvaggia, presenta un saldo positivo di ben 7,9, così come l’Australia, mentre agli antipodi non potevano esserci che gli Emirati Arabi Uniti, con un deficit di 9,8 punti, il Qatar (8,0) e tutti quei posti come Dubai, costruiti su terre aride e improduttive, che per mantenere i loro sontuosi stili di vita devono poggiarsi esclusivamente sulla biocapacità del resto del mondo.

Il Global Footprint Network dalle nostre parti sta lavorando a un progetto che coinvolge i paesi dell’area mediterranea. Se ne interessano la Turchia, la Giordania, la Spagna, perfino il Marocco. L’Italia no. Al nostro Ministero dell’Ambiente non interessa sapere quale sia l’impronta ecologica italiana nè quanta dispensa possiamo ancora saccheggiare prima di essere completamente dipendenti dagli altri. Ammesso che agli altri avanzi ancora qualcosa e che noi si abbiano i soldi per pagare.

La prossima volta entriamo più nel merito di cosa fanno quali e quante aziende e di come il governo aiuti od intralci lo sviluppo della Green Economy in Italia.

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Se vi siete persi la prima puntata potete trovarla qui

Dicevo …

Sgarbi è avverso allo sviluppo dell’eolico in Sicilia per 3 motivi:

  1. che le pale sono brutte e deturpano il paesaggio di uno dei territori più belli del mondo;
  2. che questo settore delle energie rinnovabili è caduto nelle mani della mafia (leggi qui e qui) che, quindi, non solo se ne arricchisce, ma se ne sbatte di dove sorgano le torri (deturpando appunto in effetti il paesaggio), e non si occupa nemmeno di completare le opere con impianti di distribuzione adeguati, rendendo quindi l’operazione energeticamente vana e produttrice delle solite cattedrali nel deserto.
  3. che l’Italia non sarebbe territorio geograficamente adatto all’energia eolica, ma piuttosto a quella solare.

Comincio da quest’ultimo punto: in effetti anche Bobbio (!) sosteneva questa cosa ed è sicuramente giusta, in parte. L’energia alternativa sulla quale puntare maggiormente in Italia è quella solare. Questo non esclude che in territori meteorologicamente predisposti (ventosi :-)!) si possa anche puntare sulle pale. Non vedo il problema, non mi pare che le due energie si escludano vicendevolmente, possono convivere e compensarsi. Punto 1: sono brutte? E’ un’opinione, a me piacciono.

Mi piacciono immensamente di più dei tralicci, che sono però una necessità che non si discute. Quando capiremo che anche le energie rinnovabili sono una necessità (e non una velleità di ecologisti sinistrorsi digiuni di qualsiasi concretezza, al contrario), la smetteremo di menarla. E comunque: io in Spagna ne ho visti di impianti eolici sulle coste e li trovavo sublimi, nell’accezione Kantiana (ha! ;-)), riassunto istantaneo dell’opera meravigliosa della Natura e dell’Uomo. Certo, in Spagna ero di passaggio. Ma se sulla rocca di Manerba (x dire, visto che ci abito di fronte) apparisse un bel filare di alte ed eleganti pale eoliche, non mi disturberebbe più di tanto: sarebbe un piccolo pegno che sarei felicissima di pagare. Le pale si possono comunque anche installare in mare aperto, in zone semi-disabitate (ed in Italia ce n’è ancora a iosa, x fortuna), in zone industriali, già immonde di per sé. 🙂 Dal mio punto di vista sviluppare un’economia verde nel nostro paese sarebbe una scelta infinitamente preferibile al pensiero di un mondo sconvolto da un clima impazzito, migrazioni di popoli interi a causa della sommersione di centinaia di migliaia di km di costa nel mondo (metropoli occidentali incluse) e le mie figlie o nipoti lì in mezzo, poco importa se migranti o abitanti di regioni, in effetti sommerse, da milioni di insostenibili immigrati. Sono catastrofica? Lo sono anche gli scienziati, come abbiamo visto. Poi la vita è tutto un equilibrio sopra la follia e non è che io con questi pensieri mi flagelli tutti i giorni… Però tutti i giorni cerco di fare sempre un pochino di più e sempre meglio, in modo da crearmi nuove abitudini, più rispettose dell’ambiente, cercando un equilibrio sostenibile tra ecologia e qualità della vita. Confesso che preferirei di gran lunga che la minaccia alla salute del nostro pianeta fosse una balla spaziale. C’è chi lo pensa, come Riscaldamentoglobale.org che compara Al Gore a Hitler (!), e crede che sia tutto un complotto x farci morire di paura (letteralmente) e ridurre la popolazione mondiale a mo’ di “taglio del personale” della corporazione mondo. Beh, visto quanto stiamo prendendo la cosa seriamente, non mi sembra che la strategia della terrificante fiction sul riscaldamento globale stia mietendo le vittime sperate… Ma supponiamo che sia veramente tutta un’esagerazione: sarebbe comunque così terribile affrontare in modo risolutivo e radicale il problema della limitata (nel senso che è una data quantità, comunque esauribile, presto o tardi che sia) quantità delle risorse energetiche fossili (gas e petrolio), del fatto che – poco, tanto, irrimediabilmente o solo temporaneamente – inquinano? E la tanto evocata indipendenza energetica che ci propinano sempre i sostenitori del nucleare – è d’attualità, dipendere da Southstream (Russia) o da Nabucco (USA)? Si raggiungerebbe anche con energie più pulite, sicure, locali – ma su questo punto tornerò più avanti. E parliamo invece di business: ma non siamo in crisi? Non c’è bisogno di rivitalizzare le aziende di tutto il mondo? E in Italia? No, grazie, noi un’iniezione di novità, di nuovo business e posti di lavoro, di creatività, di ricerca, di ENERGIA (in t.u.t.t.i. i sensi) non la vogliamo. Noi stiamo benone così. 😛 Scusate la digressione, i miei sono i limiti di una pasionaria, non ditemi che non vi avevo avvertito…

Questione Mafia: … nella prossima puntata, credo giovedì o venerdì. Intanto cliccate sui link, informatevi e fatevi un’opinione vostra. Magari raccontatemela, ne sarei felice. X

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