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Archive for the ‘Diritti Civili’ Category


Stavolta l’ho fatta grossa. Almeno spero. Ho lanciato una petizione su Change.org! Mai come questa volta vi chiedo di CONDIVIDERE PER FAVORE – e FIRMARE!

This time I’m aiming really high. And I better get there. I launched a petition on Change.org! This time more than ever I’m asking you to PLEASE SHARE – and SIGN!

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L’immagine l’ho rubata a Il Fatto Quotidiano – l’ho dichiarato a Change.org, ma non lo vedo scritto sulla pagina della petizione… spero non se la prenda nessuno…

I cittadini di Lampedusa hanno dimostrato anno dopo anno, sbarco dopo sbarco, naufragio dopo naufragio, di essere generosi, coraggiosi ed eminentemente Umani. Oggi, grazie alla meschina Legge Italiana, rischiano persino di venire indagati, quando accorrono in soccorso di persone in immediato pericolo di vita. Loro non lasciano solo nessuno. Non lasciamo soli i cittadini di Lampedusa: se l’Italia e l’Europa non sanno o non vogliono agire, il Premio Nobel per la Pace potrebbe fornire l’attenzione che merita il quotidiano dramma dei profughi che muoiono nelle acque del Mare Nostrum – e fornire a Lampedusa un aiuto concreto per affrontare l’emergenza, ed aiutarli ad aiutare. Il premio Nobel per la Pace per il 2013 verrà assegnato l’11 ottobre: abbiamo poco tempo, ma molta motivazione.

Grazie

Lampedusa’s citizens have demonstrated, year after year, debarkation after debarkation, shipwreck after shipwrek, that they are generous, brave and eminently Human. Today, thanks to the wretched Italian Law, they even risk to be put under investigation by the authorities, when they help people in immediate life-threatening danger. They leave no-one alone. Let’s not leave the citizens of Lampedusa alone: if Italy and Europe are unable or unwilling to help, The Nobel Peace Prize could provide the attention that the daily drama of refugees dying in the Mediterranean waters deserves – and supply Lampedusa with tangible support, help them to keep on helping. The 2013 Nobel Peace Price will be assigned on October 11th, we have little time, but lots of motivation.

Thank you

Aggiornamento: incoraggio tutti coloro che hanno un profilo Twitter a scrivere direttamente un tweet con il link completo alla petizione ai Premi Nobel per la Pace: IPCC, Al Gore, Leymah Gbowee, Ellen Johnson Sirleaf e Tawakkol Karman.

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Aggiornamento: abbiamo catturato l’attenzione del Nobel peace Center, che mi ha scritto e dato ulteriori info per meglio indirizzare le email, facendoci i migliori auguri!!!

We have caught the attention of the Nobel Peace Center, they wrote to me giving me more info on how to address our emails, while wishing us Best of luck!!

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Ognuno ha diritto ad esprimere le proprie opinioni, anche in merito ad opinioni altrui. Io credo questo: CREDO che Guido Barilla sia un furbastro, che abbia fatto una dichiarazione gigiona al suo pubblico gigione, credo che abbia fatto una scelta di mercato, CREDO che abbia detto una cagata e CREDO nel mio diritto di dire che è una cagata. CREDO nella Famiglia, nell’Accoglienza, nell’Amore, nella Solidarietà in un progetto comune di vita, spesso già complicata in un mondo complicato. CREDO che sia questo che definisce la Famiglia. CREDO che non si possano preferire gradazioni di tradizionalità per convenienza (il Sig. Barilla è al secondo matrimonio), cioè, si può benissimo farlo, ma allora credo di poterti tranquillamente chiamare ipocrita. CREDO che più che altro pensare di poter definire una famiglia solo secondo canoni tradizionali, storici e culturali di maggioranza sia un impoverimento e soprattutto CREDO che sia fuori dalla Realtà. CREDO nella Responsabilità Sociale delle Corporazioni (CSR), nel ruolo di Cittadino delle aziende che abitano il Territorio, CREDO nel potere della Comunicazione, CREDO nei modelli, CREDO nella realtà della presunzione e della tracotanza, CREDO che ci siano persone fragili che la subiscono ogni giorno sulla propria pelle e CREDO nelle persone ancora più fragili che hanno bisogno di rigidi binari al di fuori della realtà per sentirsi forti, perchè la realtà E’ difficile e complessa. CREDO nell’accettazione e nell’Accoglienza, CREDO nel Confronto, CREDO che siano l’unica via verso un reciproco Sostegno e Solidarietà per affrontarla questa realtà. CREDO che fornire ulteriori scuse ad una società retrograda sia irresponsabile, sia armare certe nature appunto fragili e violente contro chi di fragilità e di violenza già ne vive abbastanza, e credo che farlo per ragioni di mercato aggravi il tutto con le motivazioni abbiette. CREDO che non si possa giustificare tutto con la scusante del Mercato e credo che quella sia una bella battaglia per i Valori che valga la pena combattere. CREDO che l’immagine di una bella tavolata con persone riunite intorno ad un pasto famigliare non venga inficiata dall’orientamento sessuale dei commensali, CREDO che questo orientamento sessuale con la definizione, la realtà intima della famiglia c’entri come i cavoli a merenda, CREDO che la Famiglia, quando c’è, come la Bellezza, venga in tutte le forme, tranne quella violenta. CREDO nel valore e nella potenza delle Parole e credo che arrogarsi il diritto di chiamare famiglia solo una delle sue tante forme costituisca una forma di FURTO. CREDO che l’accoglienza di uno non costituisca in alcun modo l’esclusione o tantomeno la distruzione dell’altro. CREDO che la Libertà finisca solo là dove limita la Libertà di un altro, non solo di opinione, ma di Vita. CREDO che confrontarmi ed anche arrabbiarmi in questa ed in altre occasioni non indebolisca la mia personale lotta verso problemi più sostanziali degli omosessuali e di tutti i “diversi” (e, come è stato ben detto: diverso da chi…?), anzi, dal confronto e dallo scambio di opinioni esco rafforzata e motivata. CREDO di essere stata molto fortunata per aver avuto ed avere a tutt’oggi una famiglia composita, fatta di primi e unici matrimoni tra persone Cristiane e Cattoliche, primi e secondi matrimoni tra persone di provenienze diverse che hanno allargato la famiglia, regalato una mamma a me – che ha aiutato e sta aiutando mia madre e me nelle nostre difficoltà – e che abbia regalato una figlia a lei; ha aiutato me avere esempi di famiglia Cattolica che tiene la mano a quella omosessuale, non per forma, ma per sostanza. Credo che all’interno della mia famiglia gli unici ostacoli difficili da superare siano stati quelli della Malattia, delle Ipocrisie e della Violenza, e che siamo riusciti a farlo solo perchè eravamo circondati da sostegno, amore, diversità e ricchezza di punti di vista, che ci hanno unito ognuno a modo proprio, ma Tutti Insieme. Credo valga la pena essere coscienti di questo e difenderlo, non per barricarsi o imporre, ma perchè costituisce un’esperienza ed un esempio di Amore e di Morale, che altro non è se non l’Etica del Bene. Credo che tanti anni fa molte persone non avrebbero potuto godere della loro bella famiglia da secondo matrimonio (o anche convivenza), perchè qualcuno si sarebbe arrogato il diritto, per falsa morale e addirittura per Legge di non permettergli di essere nè definirsi Famiglia e SPERO che tra qualche tempo la Famiglia possa essere finalmente luogo di tutto ciò che di bello ho descritto fin’ora e non terreno di vane e vuote battaglie per l’esclusione di chi la Famiglia la vive in un modo a noi sconosciuto, ma altrettanto amorevole. CREDO che oggi Gramellini abbia un po’ peccato di Benaltrismo, ma CREDO che lo perdonerò. E buona giornata – oggi arriva mia madre e devo mettere a posto, perchè la famiglia è anche rompimento di scatole, per tutti, di tutti i colori, generi, orientamenti sessuali!!!! ❤

Per ogni bambino la Famiglia è quella che ha, comunque essa sia composta. Tutto il resto è inutile e pesante sovrastruttura.

Per ogni bambino la Famiglia è quella che ha, comunque essa sia composta. Tutto il resto è inutile e pesante sovrastruttura.

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Mi è sempre sembrata tanto mediatica questa definizione. Pensavo, per il femminicidio come per l’aggravante omofobica o razzista all’omicidio, che ci fosse un po’ troppa enfasi sul CHI si uccide o si aggredisce, perchè in fondo chi è violento è violento, chissenefrega contro chi. Mi sembrava che battersi per queste definizioni giuridiche non rendesse servizio alla lotta per la parità. Mi sbagliavo. Ed ho capito perchè. Qui non si tratta infatti di difendere categorie deboli, ponendo una bandierina di motivazioni abbiette perchè contro l’etica, non parliamo di politicamente corretto, non sono categorie più meritorie di difesa di altre. Il femminicidio, la violenza contro i gay, l’atto razzista, nascono da una certa cultura, con una specifica motivazione psicologica, sociale, culturale, che va al di là della violenza di per se stessa. Per fare in modo che questi atti possano essere meglio contrastati (alla radice, prima che vengano commessi) ci vuole una preparazione specifica, che va oltre il rifiuto della violenza. Anche per gli atti di bullismo contro i bambini fragili, in sovrappeso, di colore o spesso anche solo comportamento diverso, non vengono dalla stessa radice, ma ognuno da radici distinte, che vanno indagate, conosciute una per una, perchè possano essere combattute con consapevolezza (anche dalle donne stesse, per esempio).

Bene la rappresentazione dalanti a Montecitorio ieri, voluta dal Ministro Carrozza, ma adesso ci vuole sostanza!

Bene la rappresentazione davanti a Montecitorio ieri, voluta dal Ministro Carrozza, forse si è accorta che sono proprio i suoi colleghi ad aver bisogno di non chiudere gli occhi… Ma adesso ci vuole sostanza! (da corriere.it)

La violenza può essere la stessa nel risultato ed è pacifico che nessuna violenza sia accettabile, ma per fronteggiare efficacemente ognuno di questi atti, dobbiamo conoscerne profondamente le motivazioni socio-culturali che la nutrono: affermare che la violenza non è mai una soluzione non basta. Questi passaggi legislativi servono ad identificare chiaramente non le categorie aggredite, ma le ragioni per le quali gli aggressori arrivano a tanto: e fermarli, partendo dall’educazione. Mi ha colpito in questi giorni il programma che partrirà nelle scuole elementari e medie a Torino: spero che sia un pilota e che possa presto apparire in tutte le scuole. Ed è desolante che a Roma siano riusciti a far “slittare” ogni singolo provvedimento che vada nella direzione legislativa e socio-culturale necessaria, infarcendo leggi e decreti di emendamenti, perchè possano fare felici tutti (i parlamentari), non facendo alla fine felice nessun cittadino. Ma oltre alle motivazioni culturali, religiose, politche e soprattutto elettorali di questi emendamenti, mi spiegate cosa ci fanno emendamenti sulle Province, nella legge sul Femminicidio???

Poi, certo, non scordiamo l’educazione l’attenzione e l’esempio che diamo in casa, spesso incosapevolmente!!

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Vorrei aggiungere una nota al post di ieri: Giovanna Cosenza (che propone oggi un post molto interessante), mi ha gentilmente segnalato questo articolo de Il Sole 24 Ore. Due sono i punti chiave incoraggianti:

  • la proposta di applicare “agli anziani che risiedono nelle case di cura dell’aliquota di base sulla prima casa (4 per mille) e non di quella sulla seconda abitazione (7,6 per mille)”
  • “l’Idv, con l’emendamento di Francesco Barbato, vuole eliminare il regime agevolato per le fondazioni bancarie che al momento sono considerate onlus”

Mi piacerebbe che seguissimo con attenzione l’iter di questi due emendamenti e che se ne parlasse di più, con più forza, con più voci.

Non vedo nulla riguardo all’ICI per le dimore storiche, che come sapete mi preoccupa enormemente, per il rischio in cui pone beni tanto importanti per il settore del turismo, se non vogliamo limitarci alla cultura. Se l’Italia verrà spogliata, dal tempo e dall’incuria, dei tesori che richiamano visitatori e che dovrebbero essere, al contrario, protetti, rischieremo di impoverire una fetta importante dell’economia Italiana. Con scelte miopi e di cassetto si perderà la possibilità di affrontare la crisi con strategie lungimiranti di conservazione e sviluppo, a conti fatti anche poco costose.

Non voglio mettere tutto in un sacco senza distinzioni: ma Di Pietro stesso ha detto (e vogliamo vedere i fatti), che l’IDV rinuncerà alla propria tranche dell’ultimo rimborso ai partiti, per darlo a Fornero. Ma allora si può fare! Si può prendere da dove meno serve, per mettere dove più c’è necessità! Si può, soprattutto, riformare la legge sui rimborsi elettorali, rimborsando le spese (concetto rivoluzionario per i politici, ma non per chi nel proprio lavoro quotidiano presenta fatture di spesa e riceve, pari pari, ciò che ha sborsato), invece di pretendere tre, quando si spende uno, come succede oggi. Si libererebbero così in modo sistematico e continuativo, fondi dei quali tante realtà del nostro paese hanno certo più bisogno dei partiti odierni, che non ne sanno nemmeno garantire una spesa oculata ed efficace.

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Banche, anziani, dimore storiche – e partiti: nodi ed opportunità della riforma fiscale

Non so se riuscirò a mettere la cura che desideravo in questo post, ma sento che l’urgenza incalza. Mi piacerebbe contribuire ad una nuova battaglia mediatica, simile a quella che abbiamo visto quando si è trattato di cambiare le regole dell’ICI per le proprietà commerciali della Chiesa, che è stata piuttosto efficace ed ha messo la politica con le spalle al muro, per constringerla ad affrontare una questione lasciata troppo comodamente in sospeso fino ad oggi. Potete leggere l’articolo de Il Giornale qui e quello di Repubblica qui. Il sollevamento dell’opinione pubblica ha fatto arrivare la questione alle orecchie della UE ed è stato determinante nella creazione di nuove e più eque regole, anche se la partita non è ancora chiusa del tutto e l’attenzione non deve calare (leggete qui l’articolo di Mario Staderini, segretario dei Radicali, sul Il Fatto). Oggi vi chiedo di provare insieme a me ad affrontare una nuova questione, alla viglilia dell’approvazione di nuove regole fiscali, in particolare quelle riguardanti l’IMU: questa scheda dell’ANSA evidenzia già due nodi secondo me assolutamente inaccettabili: le banche, col giochetto delle fondazioni, continueranno a risultare esenti dall’IMU, mentre gli anziani residenti in ospizio dovranno pagarla per le proprie abitazioni di proprietà! E’ un vecchio nodo da risolvere, una di quelle truffe legali, il cui cambiamento è alla base di un’Italia diversa e più sana. Altra questione gravissima è quella delle dimore storiche, che, come si legge in quest’articolo del Corriere della Sera, vedranno l’ICI aumentare del 600%, mettendo a repentaglio la conservazione di beni posseduti da privati, ma per i quali i proprietari si assumono l’onore e l’onere di preservare beni artistici ed architettonici, patrimonio culturale di tutta la popolazione. Qui non si tratta di fare sconti ai ricchi: prendiamo l’esempio più vicino a noi: la villa dei Cavazza sull’Isola del Garda.

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A San Felice tutti conosciamo questa famiglia e sappiamo bene quanto il paese sia loro in debito, per la politica di gestione delle loro proprietà; se San Felice e Portese sono tra i comuni più verdi del lago, è grazie al fatto che loro si sono sempre rifiutati di vendere le proprie terre (e non certo per mancanza di proposte) e svendere il patrimonio di cui godiamo tutti. A partire dal compianto padre Camillo, conosciuto da sempre come il Conte Contadino, continuando con la tenace Charlotte, che, ancora oggi, canuta e dignitosa, attraversa il lago nelle mattine di tutte le stagioni sulla sua modesta barchetta e raggiunge il maneggio per insegnare ai nostri figli a cavalcare ed a rispettare l’animale e la natura, fino ai sette figli che ha cresciuto praticamente da sola e che oggi lavorano nel campeggio, nel rimessaggio, nei campi e sull’Isola stessa, i Cavazza sono il perfetto esempio di una famiglia che ha ereditato, da nobili e ricchi avi, beni che sono tutta la loro ricchezza, il cui mantenimento in buone condizioni è essenziale per il mantenimento stesso della famiglia. Camillo riuscì, nel 1985, a far dichiarare la villa monumento nazionale e, grazie a questo ed all’apertura alle visite turistiche guidate (esperienza meravigliosa, non perdetevela!), riescono a ricevere dallo stato il 20% dei fondi necessari ai lavori di restauro – il v.e.n.t.i. per 100, mica la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno… I Cavazza sono d’accordo con un aumento dei sacrifici necessario oggi a tutti, capirebbero persino questa spropositata tassa, se fosse per un solo anno: già ora, visto il salasso previsto, hanno dovuto annullare lavori di restauro già in programma. Ma se si decidesse di trattare, solo ai fini del calcolo del gettito fiscale, le dimore storiche come se fossero centri commerciali, mentre in realtà esse sono legate a vincoli che impediscono, giustamente, lo sfruttamento delle proprietà (non possono ad esempio venire divise in appartamenti da affittare), come si pensa che esse possano raccogliere i fondi necessari alle enormi spese di restauro e conservazione quotidiana? Siamo pronti a vedere la villa, che impreziosisce le acque lacustri, sgretolarsi sotto i nostri occhi? E con essa tante altre proprietà “private”, cuore della ricchezza dell’Italia tutta? Siamo disposti a tacere, mentre i partiti piangono miseria, perchè senza l’ultima tranche dei “rimborsi elettorali” non riusciranno ad organizzare la prossima campagna, che riempirà di brutte facce e volgari, quanto menzogneri, proclami i muri delle nostre città e paesi? Vogliamo dare 100 milioni di euro ai partiti o chiederne 23 ai proprietari delle dimore storiche? Torno a chiedervi partecipazione e condivisione: fate girare il messaggio tra i vostri amici, aggiungete i vostri commenti e la vostra voce. Il governo Monti non piace forse a tutti, io lo ritengo il migliore da decenni, ma penso anche che sia assolutamente perfettibile e che il suo peggiore difetto sia il parlamento misero e marcio che ha ereditato. Se gli Italiani non decideranno in fretta di riprendersi l’Italia, di smettere di delegare, di lamentarsi senza agire e proporre, non ce ne andremo mai fuori, ed il destino del nostro bel paese sarà segnato anche dalla nostra ignavia. Martin Luther King disse: the greatest tragedy of this period of social transition was not the strident clamor of the bad people, but the appalling silence of the good people – la più grande tragedia di questo periodo di transizione sociale non è stato lo stridente clamore delle persone cattive, ma il disgustoso silenzio delle persone buone.

Per favore, passate parola: questi sono anche affari vostri,

Serena Uberti

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Luisa Agosti ha avuto un’idea, l’ha perseguita ed ha organizzato il progetto che vi presento oggi. Alcuni di voi forse l’avranno incontrata in queste sere davanti al Cinema Eden (a Brescia, in occasione del Film Lab Festival) mentre distribuiva informazioni a riguardo, io vorrei aiutarla a diffonderle ulteriormente. Ma lascio la parola a lei:

REGALO A CUBA LO SPAZIO INFINITO…
Anni fa, ho fatto un bellissimo sogno, che racconterò come prologo del mio progetto.
“Mi trovavo sulla cima di una montagna altissima e azzurra come il cielo, con una bandiera in mano su cui era disegnato un sole giallo che portava una scritta a caratteri grandi e ben leggibili, in lettere rosso ciliegia.
“VORREI POTER VOLARE”
L’avevo piantata sul picco più elevato e mi ero seduta guadando lontano. Da lì vedevo il mare lambire spiagge bianche..e più in là le montagne di bosco da cui spiccavano come fuochi d’artificio immobili, moltitudini di palme alte e sottili. Poi vedevo il sentiero che avevo appena percorso, salire fino a me come un gigantesco serpente bianco. Ad un tratto ho notato una fila di persone scalare la montagna in fila scomposta. Ognuno di loro portava una bandiera di diverso colore e tutti convergevano a me. Ogni drappo aveva un messaggio diverso, e chi lo portava lo piantava nel suolo, accanto alla mia bandiera, e se ne andava sorridente e felice.”
Qualche anno più tardi ho conosciuto l’isola di Cuba, un luogo prezioso, incastonato nel golfo del Messico, sul mare dei Caraibi.
A Cuba ho avvicinato realtà umane contrastanti, fatte di pietra e argille morbide, di sorrisi lucenti e sguardi profondi, disseminate su un territorio naturale molto generoso di ogni bellezza. E tanti bambini. Ho condiviso i sogni e i bisogni. Ho sentito che quel pezzo di mondo voleva gridare la sua storia e vederla andare lontano, oltre i confini del mare…
Così, al mio quinto viaggio a Cuba ho voluto dare un senso nuovo.
“Porterò’ con me tanti aquiloni bianchi ed il materiale per colorarli e scriverci sopra i desideri, e li regalerò ai bambini di Cuba. Insegnerò a quelli che ancora non sanno, come fabbricarne uno con materiali semplici. Poi, tutti insieme li faremo volare, seminando il cielo di pensieri infantili… di desideri…

Ho pensato di filmare l’evento in tutte le sue fasi, e farne un documentario da proporre a chi fosse interessato, (scuole, musei infantili, cinema d’arte, festival di cinema per ragazzi, canali mediatici di accesso ai bambini..ecc) a Cuba e nel mondo.

Di fatto, ho trovato subito grande entusiasmo e collaborazione da parte di chi chiunque avessi intervistato su questo progetto. A Cuba, oramai mi aspettano con l’impazienza di un bimbo di fronte al suo regalo di Natale.

Sicuramente il gioco (questo degli aquiloni, in particolare) e’ il concime naturale per una vita serena, e a tutti i bambini e’ riservato il tempo indefinito che noi adulti chiamiamo “futuro”.

IL DOCUMENTARIO: Il senso di questa esperienza trova posto nell’idea di stimolare l’attenzione dell’infanzia ad un gioco creativo molto antico ,praticato e diffuso in varie culture,regalando emozioni di gioia e di relazione diretta con le proprie forze a confronto con quelle della natura.

Ora, in coda a questa bella storia, sono rimasti i dettagli organizzativi.

Papalotes en fiesta:

In particolare siamo già in possesso del patrocinio di

-AMBASCIATA D’ITALIA A CUBA

-PINAC-PINACOTECA INTERNAZIONALE DELL’ETA’ EVOLUTIVA ALDO CIBALDI. Rezzato-Brescia.

-PICCOLO CINEMA PARADISO-MUSEO DELL’ARTE INFANTILE ROSA SALA, Brescia.

Appare chiara all’orizzonte la questione della necessità di fondi per coprire le spese necessarie, nonostante gli aquiloni vengano regalati, insieme con il materiale per decorarli, dall’associazione AQUILONISTI BRESCIANI.

Mi sono rivolta a Quintavenida, il portale internet che si occupa di cultura cubana, per fare un appello di solidarietà, affinchè si possa realizzare questo sogno.

REGALIAMO UN AQUILONE AI BAMBINI CUBANI, con una donazione.

Fermo restando che siamo aperti alle varie proposte che possano nutrire ed incentivare questa idea, così semplice, così lontana dai tempi feroci che ci impone questa società.

LUISA AGOSTI

Coordinatrice culturale e addetta alle pubbliche relazioni.

Per ulteriori informazioni luisa.agosti@gmail.com

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Saremo molto felici se vorrete aderire all’iniziativa e contribuire a passare parola!

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Io ieri ero allibita. Giro su Sky News 24 per dare un’occhiata a come procedevano le manifestazioni a Roma e… resto incollata allo schermo per due ore, non capendo quello che vedo, quasi affascinata dall’incongruenza, cercando di convincermi che tutto questo succedeva a Roma. I giornalisti non stavano messi meglio di me, non capivano – la polizia pure, vi dirò. Si parlava di Black Block, addirittura 500, ma nella folla chiusa (chiusa!) in piazza San Giovanni vedevo anche un sacco di gente vestita normale: incazzata, per carità, ma mica col casco ed i manganelli. I Black Block c’erano, organizzati, evidentemente, pare ci capissero pure di strategia d’attacco. E la gente si lamentava perchè la polizia non attaccava con abbastanza forza, aveva l’aria alquanto persa: la folla stipata sui gradini della Basilica di San Giovanni, i camioncini che bloccavano le uscite ed altri che cercavano di “disperdere” – ma dove si potevano mai disperdere se la piazza era blindata! Io non capivo perchè non li caricassero su quei camioncini, invece di contunare a fare il giro della piazza, far casino, lanciare lacrimogeni, indietreggiare. Ieri mi si è chiesto di capire, di leggere – ed oggi mi si vuole spiegare – delle scene di disordine violento, che non sono abituata a decodificare, che per mia fortuna non mi sono familiari, perchè vivo da 40 anni in un paese dove la violenza è crimine o terrorismo, è eccezione. Ieri sono arrivati a Roma pericolosi personaggi (da tutta Europa, dice Alemanno), istigatori, gente che doveva essere fermata prima (dice lui, che è il Sindaco: chi li fermava, io?), è arrivata in mezzo a gente pacifica, che manifestava, ma che anch’essa aveva dentro una rabbia, che secondo me in parte si è fatta seguito di questo attacco alle autorità, contro banche, contro simboli di lusso e spreco, con i sanpietrini in mano, come l’Intifada. A me a fatto impressione questo miscuglio di persone – che io sono cresciuta convinta fossero tutte uguali, all’interno di un sistema funzionante -, persone contrapposte in ruoli che fino a ieri non avevano rivelato la propria natura fino in fondo: l’indignato, il pacifista, il violento, il confuso, il giornalista, il poliziotto… Dietro le fiamme, il fumo, una scritta con sigla in Inglese sul camioncino che brucia (a riprova che qualche straniero c’era per forza, da noi un ribelle incazzato mica sa cosa vuol dire All Cops Are Bastards, deve farlo tradurre alla profe, che va a cercarlo in Google)… Ed in tutto questo chiamo la mia amica romana, e lei sta al parco con il figlio, calda giornata d’ottobre, seduti sull’erba, un altro mondo. Pare che i manifestanti siano arrabbiati, perchè la violenza toglie autorevolezza alla loro protesta. Sono stipendiati da Berlusconi quelli, per fare casino e far fare una figura di merda alla sinistra, si sente anche dire in giro. Insomma, qualsiasi cosa pur di non dire che gli Italiani sono così incazzati (come cittadini di un paese in ginocchio in un mondo che non aiuta a sperare in meglio, al massimo, pensa, ci può stare un pompino), che ormai qualcuno alla rivoluzione ci sta veramente pensando. Dovrà pur partire da qualche parte, si chiama rivoluzione, non protesta-ordintata-ed-inutile-come-tutte-le proteste-ordinate-fino-ad-oggi. In ogni caso ieri Roma era l’unica città nella quale la protesta è diventata guerriglia: nel mondo gli Indignados sono sempre di più e ieri hanno fatto sentire le proprie voci, contro un sistema di sviluppo globale la cui natura malata è ormai sotto gli occhi di tutti. Da noi non si capisce nemmeno chi abbia fatto più casino: i protestanti violenti, i Black Block, i poliziotti impreparati o preparati ad un gioco al gatto e topo che ieri semplicemente non è stato all’altezza, le amministrazioni locali che organizzavano il territorio per questa manifestanzione da tempo annunciata, i giornalisti che ci raccontavano le stesse immagini confuse che vedevamo noi – con occhi lacrimanti e fazzoletti davanti alla bocca per poter respirare, o quelli che non hanno dato rilevanza all’accaduto… Ed oggi torniamo ognuno ai nostri ruoli: cittadini, madri, padri, studenti, poliziotti, giornalisti, cuochi, negozianti, impiegati, disoccupati – e parliamo di ieri ma, nè di ieri, nè di domani, abbiamo capito nulla di più.

Roma, 15 ottobre 2011 ( da La Stampa.it)

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