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Archive for agosto 2012


Dopo il funerale non ero più andata a trovare papà al cimitero. Non mi sembrava essenziale, il mio papà non è lì. Ma le mie bambine volevano vedere il luogo in cui riposa, da tempo. Stamattina le ho portate, com’era giusto che fosse prima o poi. Oggi sarebbe stato il suo compleanno, il suo 71esimo, sembrava l’occasione giusta. Oltretutto le amiche avevano cominciato a farmi venire qualche dubbio: “Ma non starai evitando questa cosa? Non sarà troppo difficile? Vuoi che qualcuno ti accompagni”? No, in reltà no. Non credo. Chissà, poi magari davanti al Vantiniano mi sento male e non riesco nemmeno ad entrare… ma mi sembra improbabile. In ogni caso era da fare. Amélie sapeva abbastanza bene cosa l’aspettava, Marilù per niente: “Ma inzomma, quand’è che mi portate a vedere il mio nonno! Ma io non voglio vedere la foto, voglio vedere IL NONNO!”, aveva detto poche settimane fa. La città deserta, i fioristi chiusi il lunedì – si comprano i fiori all’Esselunga e si affronta il viale dei cipressi. Fa un caldo infernale, perdonatemi l’ammicco. Non so nemmeno in che cella sia, il mio papà – accanto alla sua mamma, al suo papà ed alle zie, che mi hanno fatto da pseudononne nell’infanzia. Marta e Cesira, sono nomi da zie zitelle da romanzo, sono le mie vecchie zie. Le prime celle le sorpasso tranquilla, da metà in poi sbircio, ma non lo trovo. Non ricordavo fosse così lontano. Procedo, chiamo sua moglie, anche per farle sapere che oggi ci sono io, e mi indica la cella giusta. Entro e vedo la lapide montata, la foto di papà accanto alla nonna Marj. E’ una foto presa in barca, era a torso nudo, sguardo intenso, gli hanno messo una camicia, bella, tipo lino azzurrino – è incredibile cosa riescano a fare. Amélie cerca il posto per lasciare il lavoretto che ha fatto, con la conchiglia (in realtà più che altro un guscio di lumaca) ed una piuma di gabbiano, trovate in spiaggia davanti a casa, al nostro lago. Nostro grazie a papà, a quell’acquisto così significativo per la storia della mia famiglia, nel’68, ancora prima che io fossi anche solo un pensiero. Mettiamo nel vasetto i fiori di Marilù. Le bambine guardano le altre tombe, le foto, Amélie legge i nomi, trova parenti, Marilù vede dei fiori più belli dei suoi, ma non è dispiaciuta. Mi rendo conto adesso che io non so nemmeno dove sia scritto il nome di mio papà sulla lapide: la guardavo e vedevo solo quella foto, a colori nel bianco e nero delle altre foto, e dei marmi e delle decorazioni bronzee ossidate e dei fiori di plastica sbiaditi e tetri, coperti da una polvere scura e spessa. Mi rendo conto che scrivere mi aiuta proprio a fissare gli eventi, a viverli di più, a vederli come al rallentatore e registrarli, un dettaglio dopo l’altro. Dettagli emotivi, più che altro. Quindi siate pazienti. Uscendo penso che mio papà proprio non è lì. Poi ricordo quando venivo qui da bambina, con mia mamma, anno dopo anno a trovare i suoi genitori. I miei nonni sono sempre stati nei cimiteri, pare lugubre, ma è così. Ma il Vantiniano non è lugubre, il rumore della ghiaia sotto i piedi mi piace molto, il verde secolare, i marmi romantici. E adesso ho le mie bambine per mano, siamo andate a trovare il nonno, insieme, come faremo ancora, anche se lo sappiamo tutt’e tre che nonno Sandro non è lì. Perchè è in questo che è mio padre, come lo erano i miei nonni sconosciuti, nel nostro passeggiare insieme pensando a lui.

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Lo so che vi trascuro… ma so anche che voi, come me, d’estate siete FUORI! Se siete davanti ad un computer state lavorando – e non dovreste stare qui a leggere, ma siete dei viziosi… 😉 E se avete tempo libero sarete in spiaggia, in barca, al parco, in montagna… insomma, non vorrete mica darmi da bere che la mia assenza vi pesi?! Ma di tanto in tanto rifaccio capolino, in realtà ho un sacco di cose da dire, ma d’estate mi manca il tempo, per me è la stagione più densa di impegni! Ed allora, se ho un’oretta tutta per me, mi metto volentieri qui, nel mio angolino in mezzo a due porte aperte, il familiare schermo non ha richieste e tantomeno pretese – mi allontano da bambini, ospiti e popolazione varia che fa la siesta dentro e fuori casa mia. E come promesso vi parlo di un altro posto magico, La Masseria del Tono, sempre in Calabria, nei pressi di Ricadi, che sfacciatamente domina la bella e tranquilla Spiaggia del Tono. Alla masseria non troverete piscina nè animazione, niente arena, niente TV, nè aria condizionata: troverete invece un angolo di pace e relax, troverete la succulenta cucina di Totò, l’accoglienza di Antonella e Chiara, la gentilezza di Caterina, le risate sornione di Nicola – la famiglia che poco a poco ha costruito questo posto lo gestisce con amore per la propria terra e apertura e disponibilità verso gli ospiti. Troverete un luogo rustico e fermo nel tempo: il giardino lussureggiante, il bar e ristorante con tavoli di legno vista mare, gli ombrelloni di paglia… sembrerebbe di essere in Costa Rica… 20 anni fa! Anche le stanze della masseria ricordano le cabinas: sono una ventina, in muratura dipinta a colori vivaci, tutte a piano terra, si sviluppano intorno al giardino col grande orto centrale e creano un vialetto intimo tra una fila e l’altra. L’arredamento è semplice, tutto è fresco e pulito, dopo un’ora ti senti a casa. Chi sceglie la Masseria del Tono vuole una vacanza riposante, si mette in valigia poco più di qualche costume e pareo, non disdegna quattro chiacchiere con i frequentatori locali o con i clienti che anno dopo anno tornano qui e si conoscono tutti – anche voi partirete con nomi, indirizzi e numeri di telefono e, anche voi, prima o poi tornerete… Qui si viene per il mare e per la cucina calabrese: oh, lo spaghetto al nero di Totò!! E… Oh la zuppa di seppie! Oh, i gamberoni! Oh il pesce spada!! Oh il polpo… !!! Si viene qui per riuscire finalmente a leggere quei libri per i quali non si trova mai tempo, e per tutte quelle attività poco attive, ma fondamentali per un sano equilibrio umano. Si può arrivare in macchina dall’aeroporto di Lamezia e, se proprio proprio si ha la fregola, si possono fare gite giornaliere alla volta di Tropea, o verso le colline dell’interno a Spilinga (pronunciato Spìlinga), il paese di produzione della fantastica ‘Nduja, o arrivare fino a Scilla. Ma, se vi fidate di me, dopo il pranzo vi farete servire un bicchiere di Zibibbo, accompagnato da qualche biscottino, chiederete a Chiara di mettere John Mayer, e resterete in panciolle all’ombra, gli occhi pieni di estate e di onde turchine – ed il cuore in pace col mondo…

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