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Archive for aprile 2012


Je suis en vie

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How do you get over the death of a friend? How do you get on with life, when she can’t? How do you write above a eulogy post without feeling disrespectful? The answer to the first question is: you don’t, you just never do. You need to learn to live with it. Period. The answer to the second and third questions is: you do, you just do. And again you need to learn to live with it. In my case it’ helpful that my friend learned to live with herself: it would seem obvious, but it isn’t. Many, possibly most of us, go on with life, as it’s supposed to be. Supposed by whom? Oh, by parents, teachers, society, rules, supposed unshakable truths, principles of virtue, measures of success. My good friend Claudia didn’t do that: she learned the hard way to get to know herself, she explored her own nature, she stumbled, made mistakes, finally got it right, but most of all, she enjoyed each step of the way. She had no regrets, she treasured each person she met in the diverse applications of her faceted personality, she kept close to each of us, each in the particular way that was true and appropriate to the combination of our own natures. No doubt she struggled in recognising the negative people she came across, but in the end those were but a tiny minority, and her pure and positive self overcame them, as one does with a dark hole in the ground: peeked into it and recognised that that darkness didn’t belong to her, reinforced her in her luminous essence, and moved on. We would have liked to follow her journey for a much longer time… In fact, we assumed she would always be there, always here for us, wherever she’d be. And we must choose to keep thinking that way. For my part, I still feel her close to me: when I cry for her, she is there, calling my name, with a smile in her voice, as if to affirm that she understands my tears, but doesn’t need them. Although we’d much rather have her near in a much more prosaic way, we must learn to deal with the loss of her by tearing down our own prosaic limits. We feel she supports us in our struggles and waits for us on the other side of each lesson we learn, we finally face. And if that will never bring her back to us, at the same time it allows us not to lose her all together. If all of this seems plain common sense, I believe that common sense is what escapes us most in the crazy world we live in, and what gives it meaning is the actual practicing of it day by day. We promise to try, through the unavoidable tears and fears, and we are that bit much stronger thanks to the support of her ever-present example and energy. Soon we will be able to look at the beautiful nature she loved, without regretting that she won’t see it, that she isn’t next to us to enjoy it. For she does and she is. That’s the only way we can cope. That’s the only way we can truly cherish her life and her joy. No, we will never stop missing her, and yes, we will keep on living, for that is the law of Nature, of hers and ours. And she knew that, she accepted that, she honoured that, and, ultimately, she loved that.

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Non ci posso pensare

Non voglio capire

Tantomeno accettare

E non ricordare

Ti devo vedere

Ti voglio abbracciare

Mollemente chiacchierare

Sedute in giardino

Parlare di casa

Di rientri felici

E di mondi lontani

A portata di mano

Nel tuo quotidiano

Se guardo quel prato

Rivedo il tuo passo

Ondulato elegante

Il sorriso dorato

Il corpo sottile

Come lancia Masai

Ma tu non ci sei

E non ci sarai

Ed io non ci credo

Che mai tornerai

Che lievi parole tra noi

Non verranno parlate

E tu non scriverai

Delle acque del Garda

Delle spiagge kenyote

Di Bali e Roatàn

E altre mete remote

Altre mete a noi ignote

Se continua il tuo viaggio

O si ferma incompiuto

E’ vuoto il vaso

Il mistero insoluto

E’ un mondo diverso

Più pauroso e più solo

Anche se la tua voce

Intona chiaro il richiamo

A una vita fedele

Alle mille nature

Della donna e dell’uomo

Del pianeta e del gioco

E ci resta quel poco…

 

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Vorrei aggiungere una nota al post di ieri: Giovanna Cosenza (che propone oggi un post molto interessante), mi ha gentilmente segnalato questo articolo de Il Sole 24 Ore. Due sono i punti chiave incoraggianti:

  • la proposta di applicare “agli anziani che risiedono nelle case di cura dell’aliquota di base sulla prima casa (4 per mille) e non di quella sulla seconda abitazione (7,6 per mille)”
  • “l’Idv, con l’emendamento di Francesco Barbato, vuole eliminare il regime agevolato per le fondazioni bancarie che al momento sono considerate onlus”

Mi piacerebbe che seguissimo con attenzione l’iter di questi due emendamenti e che se ne parlasse di più, con più forza, con più voci.

Non vedo nulla riguardo all’ICI per le dimore storiche, che come sapete mi preoccupa enormemente, per il rischio in cui pone beni tanto importanti per il settore del turismo, se non vogliamo limitarci alla cultura. Se l’Italia verrà spogliata, dal tempo e dall’incuria, dei tesori che richiamano visitatori e che dovrebbero essere, al contrario, protetti, rischieremo di impoverire una fetta importante dell’economia Italiana. Con scelte miopi e di cassetto si perderà la possibilità di affrontare la crisi con strategie lungimiranti di conservazione e sviluppo, a conti fatti anche poco costose.

Non voglio mettere tutto in un sacco senza distinzioni: ma Di Pietro stesso ha detto (e vogliamo vedere i fatti), che l’IDV rinuncerà alla propria tranche dell’ultimo rimborso ai partiti, per darlo a Fornero. Ma allora si può fare! Si può prendere da dove meno serve, per mettere dove più c’è necessità! Si può, soprattutto, riformare la legge sui rimborsi elettorali, rimborsando le spese (concetto rivoluzionario per i politici, ma non per chi nel proprio lavoro quotidiano presenta fatture di spesa e riceve, pari pari, ciò che ha sborsato), invece di pretendere tre, quando si spende uno, come succede oggi. Si libererebbero così in modo sistematico e continuativo, fondi dei quali tante realtà del nostro paese hanno certo più bisogno dei partiti odierni, che non ne sanno nemmeno garantire una spesa oculata ed efficace.

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Banche, anziani, dimore storiche – e partiti: nodi ed opportunità della riforma fiscale

Non so se riuscirò a mettere la cura che desideravo in questo post, ma sento che l’urgenza incalza. Mi piacerebbe contribuire ad una nuova battaglia mediatica, simile a quella che abbiamo visto quando si è trattato di cambiare le regole dell’ICI per le proprietà commerciali della Chiesa, che è stata piuttosto efficace ed ha messo la politica con le spalle al muro, per constringerla ad affrontare una questione lasciata troppo comodamente in sospeso fino ad oggi. Potete leggere l’articolo de Il Giornale qui e quello di Repubblica qui. Il sollevamento dell’opinione pubblica ha fatto arrivare la questione alle orecchie della UE ed è stato determinante nella creazione di nuove e più eque regole, anche se la partita non è ancora chiusa del tutto e l’attenzione non deve calare (leggete qui l’articolo di Mario Staderini, segretario dei Radicali, sul Il Fatto). Oggi vi chiedo di provare insieme a me ad affrontare una nuova questione, alla viglilia dell’approvazione di nuove regole fiscali, in particolare quelle riguardanti l’IMU: questa scheda dell’ANSA evidenzia già due nodi secondo me assolutamente inaccettabili: le banche, col giochetto delle fondazioni, continueranno a risultare esenti dall’IMU, mentre gli anziani residenti in ospizio dovranno pagarla per le proprie abitazioni di proprietà! E’ un vecchio nodo da risolvere, una di quelle truffe legali, il cui cambiamento è alla base di un’Italia diversa e più sana. Altra questione gravissima è quella delle dimore storiche, che, come si legge in quest’articolo del Corriere della Sera, vedranno l’ICI aumentare del 600%, mettendo a repentaglio la conservazione di beni posseduti da privati, ma per i quali i proprietari si assumono l’onore e l’onere di preservare beni artistici ed architettonici, patrimonio culturale di tutta la popolazione. Qui non si tratta di fare sconti ai ricchi: prendiamo l’esempio più vicino a noi: la villa dei Cavazza sull’Isola del Garda.

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A San Felice tutti conosciamo questa famiglia e sappiamo bene quanto il paese sia loro in debito, per la politica di gestione delle loro proprietà; se San Felice e Portese sono tra i comuni più verdi del lago, è grazie al fatto che loro si sono sempre rifiutati di vendere le proprie terre (e non certo per mancanza di proposte) e svendere il patrimonio di cui godiamo tutti. A partire dal compianto padre Camillo, conosciuto da sempre come il Conte Contadino, continuando con la tenace Charlotte, che, ancora oggi, canuta e dignitosa, attraversa il lago nelle mattine di tutte le stagioni sulla sua modesta barchetta e raggiunge il maneggio per insegnare ai nostri figli a cavalcare ed a rispettare l’animale e la natura, fino ai sette figli che ha cresciuto praticamente da sola e che oggi lavorano nel campeggio, nel rimessaggio, nei campi e sull’Isola stessa, i Cavazza sono il perfetto esempio di una famiglia che ha ereditato, da nobili e ricchi avi, beni che sono tutta la loro ricchezza, il cui mantenimento in buone condizioni è essenziale per il mantenimento stesso della famiglia. Camillo riuscì, nel 1985, a far dichiarare la villa monumento nazionale e, grazie a questo ed all’apertura alle visite turistiche guidate (esperienza meravigliosa, non perdetevela!), riescono a ricevere dallo stato il 20% dei fondi necessari ai lavori di restauro – il v.e.n.t.i. per 100, mica la pentola d’oro alla fine dell’arcobaleno… I Cavazza sono d’accordo con un aumento dei sacrifici necessario oggi a tutti, capirebbero persino questa spropositata tassa, se fosse per un solo anno: già ora, visto il salasso previsto, hanno dovuto annullare lavori di restauro già in programma. Ma se si decidesse di trattare, solo ai fini del calcolo del gettito fiscale, le dimore storiche come se fossero centri commerciali, mentre in realtà esse sono legate a vincoli che impediscono, giustamente, lo sfruttamento delle proprietà (non possono ad esempio venire divise in appartamenti da affittare), come si pensa che esse possano raccogliere i fondi necessari alle enormi spese di restauro e conservazione quotidiana? Siamo pronti a vedere la villa, che impreziosisce le acque lacustri, sgretolarsi sotto i nostri occhi? E con essa tante altre proprietà “private”, cuore della ricchezza dell’Italia tutta? Siamo disposti a tacere, mentre i partiti piangono miseria, perchè senza l’ultima tranche dei “rimborsi elettorali” non riusciranno ad organizzare la prossima campagna, che riempirà di brutte facce e volgari, quanto menzogneri, proclami i muri delle nostre città e paesi? Vogliamo dare 100 milioni di euro ai partiti o chiederne 23 ai proprietari delle dimore storiche? Torno a chiedervi partecipazione e condivisione: fate girare il messaggio tra i vostri amici, aggiungete i vostri commenti e la vostra voce. Il governo Monti non piace forse a tutti, io lo ritengo il migliore da decenni, ma penso anche che sia assolutamente perfettibile e che il suo peggiore difetto sia il parlamento misero e marcio che ha ereditato. Se gli Italiani non decideranno in fretta di riprendersi l’Italia, di smettere di delegare, di lamentarsi senza agire e proporre, non ce ne andremo mai fuori, ed il destino del nostro bel paese sarà segnato anche dalla nostra ignavia. Martin Luther King disse: the greatest tragedy of this period of social transition was not the strident clamor of the bad people, but the appalling silence of the good people – la più grande tragedia di questo periodo di transizione sociale non è stato lo stridente clamore delle persone cattive, ma il disgustoso silenzio delle persone buone.

Per favore, passate parola: questi sono anche affari vostri,

Serena Uberti

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Ci tengo a segnalare l’inaugurazione di una mostra: stasera a Brescia 2 – in via Creta 76, ore 18h00 – Carlo Baroni espone le sue terracotte e smalti. Ho la fortuna ormai di avere alcuni amici in comune con mia madre: ha sempre frequentato “bene” lei, in senso probabilmente opposto a quello comune della “Brescia bene”: persone creative ed interessanti, che da ragazzina ho sempre amato incrociare ed ammirare. E siccome la creatività è un viaggio, i mondi di queste persone e la loro applicazione della più divina delle qualità mutano di continuo, soprendendo chi li circonda: io ho lasciato Carlo tra maglie e maglioni e lo ritrovo, con grande piacere, in via Creta tra le terracotte! Non pensiate che parli di uno scultore improvvisato, sono anni che Carlo si dedica alla scultura, solo che io non avevo ancora avuto la possibilità di conoscere da vicino le sue opere e, in particolare, questo materiale, che mi ha sempre affascinato e non ho mai avuto l’occasione di esplorare. Sarò quindi felice di esserci stasera, magari ci vediamo lì!

PS: Secondo me il maiale non è azzurro perchè Madre Natura ha scelto di lasciare anche a noi – ed in particolare agli artisti ed a chi con quegli occhi sa guardare – lo spazio per sbizzarrire la fantasia e portarla nella realtà.

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Cari Viziosi,

mi devo proprio scusare! Lo so che taccio da troppo, e vi ringrazio per le visite quotidiane e per la lettura dei post in archivio 🙂 ma in questo periodo sono… in altre faccende affaccendata! Ho un post proprio “qui”, che vorrei scrivere da giorni, ma non trovo il tempo materiale per dargli l’attenzione che merita. In realtà ne ho lasciati sfuggire più d’uno, spero di recuperarne almeno qualcuno, spero di potervi dire presto quello che mi frulla in testa, ma al momento sono le mie giornate a sembrare un po’ un frullato 🙂 Ceeeeerto, poi mi vedete su fb e pensate – ma se sta sempre attaccata allo schermo! Il fatto è che fb non necessita la stessa attenzione e costanza, si scrive come si mangiano le caramelle: sono lì nella ciotola, tu passi, allunghi la mano, ne prendi al volo una e te la gusti, mentre stai già facendo qualcos’altro… Un post è più come una buona zuppa calda, bisogna partire dagli ingredienti freschi – scelti, puliti e preparati a dovere – miscelarli nella giusta dose, cuocere lentamente e condire con estro, ma anche equilibrio 🙂 Ecco, è ricominciata la scuola, fuori una pupa, vado a vestire l’altra, poi altra giornatina bella intensa, di nuovo in macchina – viva la radio. Intanto raccontatemi un po’ di voi: come lavorate? Come create? D’impulso o riflettendo? Succede più spesso che vi buttiate o che rimuginiate? E vi informate o per prendere fuoco vi basta una scintilla? Siete cambiati nel tempo? Siete più efficaci quando navigate a vista o quando la vostra direzione è chiara e determinata? La parola improvvisazione vi parla di freschezza ed autenticità o di impreparazione e dilettantismo? Siete più mangiatori di caramelle o creatori di zuppe? Io vado, il giorno chiama – ci sentiamo presto, presto presto, promesso.

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