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Archive for gennaio 2012


There are days when you need an insipring little push to just get on, then there are days when you simply enjoy a colourful piece of poetry. So, this is what it is:

Thank you to my good, loyal and fun friend Clau, who sent me this, because we both needed it and we both could simply just enjoy it. I hope you will too. xxx

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Guardo la foto pubblicata ieri e penso: incoscienza. Penso anche superficialità ed ignoranza, ma credo che siano figlie della prima, credo che l’incoscienza sia la causa prima di questa tragedia e del naufragio nazionale per estensione, che ad essa non può non paragonarsi. Certo che è facile questo paragone, l’abbiamo letto ovunque nei giorni passati, addirittura “troppo” facile, da resistere: mi chiedo, perchè resisterlo? E’ un paragone tanto accurato! La cultura dell’inchino, dell’irresponsabilità, dell’impreparazione, della facciata prima della sostanza, dello scarica barile, il peggio di un popolo che, certo, tra esso conta anche i coraggiosi che hanno aiutato e sacrificato se stessi nel momento del bisogno, ma che ai posti di comando ha gli Schettino e, soprattutto, Le Costa, per le quali gli Schettino sono i perfetti capri espiatori. Si fa finta di non sapere, si copre, si mettono toppe, si fugge, ce ne si lava le mani, si accusa lo spauracchio a portata di mano, il colpevole più visibile e vistoso… E allora perchè non prendere coscienza? Perchè non prendere questa tragedia, analizzarla in tutti i suoi punti e passarsi una bella mano sulla coscienza per cambiare? Macchè, addirittura ci dicono di non lasciarci andare a paragoni semplicistici… continuiamo pure con le fette di salame sugli occhi! L’incuria, l’incapacità, la vigliaccheria, continuiamo ad addurle sono agli Schettino, senza guardare oltre: identificato un palese colpevole in superficie, soprattutto non scaviamo, per carità! Speriamo, adesso, che a scavare nell’incoscienza e nell’impreparazione nazionale non ci pensino i terremoti…

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Volevo che la vedeste, viene dal sito de La Stampa e non viene data per fotomontaggio.

E’ una foto da Pulitzer. Picco di visite al Giglio in questo giorni. Domani scrivo due parole, a questo punto, ma stanotte è già tardi. Saluti ai nottambuli, con gli altri in giornata x

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Sabato sono stata ad un battesimo: ero la madrina della nipotina più bella del mondo, ma questa è un’altra storia… Quello che mi ha colpito, diciamo intellettualemente, è stato il discorso di Don S***, che ha officiato la cerimonia: dopo i primi gesti rituali, ha esordito dicendo: “E quando questa bambina sarà più grande NON la porterete a catechismo…” Sconcerto tra le file degli astanti… “Non la porterete perchè VOI vi siete impegnati ad educarla nella strada della fede, quindi non avrà bisogno di un catechista…”. Ha proseguito dandoci cenni storici sui sacramenti della religione Cristiana, raccontando che nella Chiesa primitiva il Battesimo era riservato agli adulti, che sceglievano con coscienza di prendere la strada della fede. Perchè, infatti, si celebra oggi il Battesimo ai bambini? Per accoglierli nella comunità, ho risposto io; per cancellare il peccato originale, ha suggerito una parente. Il peccato originale, sussulta Don S***! Ma se Gesù stesso disse: “Lasciate che i bambini vengano a me, perchè a chi è come loro appartiene il regno dei cieli”! Fattostà che ad un certo punto Sant’Agostino s’inventò (o se preferite istituì) il Sacramento del Matrimonio: “Un male necessario” secondo il Santo – “male”, perchè con la procreazione si rinnova il peccato originale (si mette al mondo un peccatore), ma senza di essa l’umanità si estingue, di qui la necessità. Tale peccato va lavato “sacralizzando” l’unione dei genitori ed ulteriormente attraverso il rito battesimale – pena l’eternità nel Limbo, anch’esso inventato da Sant’Agostino, insieme al Purgatorio: da Sant’Agostino in poi, quindi, il Battesimo diventa sacramento da dispensare ai figli, per evitare loro di non godere della visione di Dio per tutti i secoli dei secoli. Tale sacramento va poi confermato dai bambini, una volta più grandi e “coscienti” della propria scelta, attraverso Comunione e Cresima – intorno ai 10 anni… (alla faccia della consapevolezza). Don S*** voleva sicuramente incoraggiarci a rimanere coerenti con un percorso scelto ed al contempo darci qualche cenno storico, di non secondaria importanza. Diciamo che la maggioranza degli adulti credenti presenti è rimasto alquanto scosso da questo prete “folkloristico”, come è stato da essi definito: io ne ero entusiasta! Vi dirò: io mi sono sposata in Chiesa ed ho fatto battezzare entrambe le mie figlie; ho però deciso che non le manderò a catechismo. Incoerenza? Forse, ma per me la fede va al di là di quella che è la Chiesa oggi ed anzi, spesso mi arrabbio per istituzioni e valori, che a mio parere contraddicono proprio la parola ed il sentimento Cristiano, nel cui messaggio mi riconosco. Ho quindi voluto simbolicamente sacralizzare il mio percorso personale e quello della mia famiglia, rivolgendomi più ad un sentimento divino, che ad uno “burocratico”. Non me la sento, però, di mandare le mie figlie a catechismo: sono troppi oggi i veto e le posizioni dell’istituzione Chiesa con i quali non concordo e non penso sia una buona idea mandare le mie figlie ad imparare concetti, che invece la mia educazione etica sconfessa (Es: Mamma, ma perchè lo zio Dave non può sposare lo zio Giò?). Da sempre penso che mi piacerebbe moltissimo che a scuola ci fosse il corso di religioni, non di religione, e che fosse accorpato alle lezioni di storia e filosofia: penso che si insegnerebbe così la materia in modo più accurato ed approfondito; sabato mi sono resa conto proprio delle MIE lacune in questa materia, nonostante io abbia sempre partecipato alle lezioni di religione e pure al catechismo: questo conferma quanto la mia preparazione sia stata carente. Le parole di Don S*** mi hanno lasciato con la voglia di saperne di più e credo che questo sia bello ed importante. Certo, molti principi, se spiegati nel contesto storico, potrebbero decadere, non avendo più ragion d’essere: come si concilierebbe una conoscenza completa, con la fede nella Chiesa, che invece mantiene riti e precetti apparentemente insignificanti, se non contraddittori, rispetto alla parola Cristiana? Questo indubbiamente proccupa chi insegna religione, forse perchè la Chiesa, più che alla conoscenza, è interessata alla professione di fede del proprio “gregge” – solo che così facendo rischia di perdere per strada proprio chi non sia d’accordo a fare il pecorone. Eppure Don S***, che pur conosce tutte le contraddizioni della storia del Cristianesimo e della Chiesa, pur sapendo che Sant’Agostino si è avvicinato alla religione abbandonando la moglie e sottraendole il figlio (prima era solo un bravo padre di famiglia, ma dopo addirittura Santo!), che San Bernardo è colui che ha messo al rogo l’eretico Arnaldo da Brescia (invece di porgere l’altra guancia, vien da dire…), insomma, pur sapendo tutto questo e molto di più, Don S*** è oggi prete e la sua fede lo porta ad accettare la storia di un’istituzione terrena fallace: immagino ne conosca pregi e difetti e scelga di continuare un cammino per amore… di un Amore più grande. In sostanza: credo che oggi la Chiesa dovrebbe conoscersi e farsi conoscere meglio e di più; credo che non l’aiuti, come è stato invece in passato, l’ignoranza del popolo. Penso che conciliare pregi e difetti del porprio credo sia compito di ogni persona, e che un percorso del genere potrebbe dare nuova vita a quella Chiesa, che oggi rischia di essere solo il simulacro di se stessa. Credo anche che ogni sano organismo di aggregazione e mutuo supporto sia utile alla comunità, a quella piccola del nostro quotidiano, come a quella globale. Purtroppo non credo che sarà questo Papa ad intraprendere un percorso del genere, colui che al suo primo discorso pubblico tuonò contro il relativismo: a mio parere non sono la conoscenza e la capacità di decidere e giudicare di ognuno a fermare la fede, ma sono gli atteggiamenti vetusti ed assolutisti di una Chiesa che, come la politica, troppo spesso è lontana dalla gente, dal quotidiano, dalle difficoltà della vita di famiglia. Credo fortissimamente che se oggi ci fossero più preti come Don S*** ci sarebbero più bambini a catechismo, più fedeli nelle Chiese e la comunità potrebbe celebrare insieme, in modo più aperto ed elastico, gli eventi per essa più importanti. Chi è fuori è fuori, chi è dentro è dentro è la formula rituale di un gioco: quando le tematiche si fanno serie, si dovrebbe anche diventare capaci di cogliere i 1000 colori e sfumature che arricchiscono il mondo e la nostra società, invece di guardarsi con sospetto o sufficienza, da una parte e dall’altra. Insomma, per la parte che dipende da me, la mia curiosità oggi è accresciuta, insieme alla mia fiducia: mi piacerebbe vedere questo stesso meccanismo di curiosità alla base degli insegnamenti di religione e, soprattutto, di storia e cultura delle religioni. Perchè conoscere è ciò che ci permette di progredire: l’ignoranza, il servilismo, non hanno mai beneficiato nessuno. Alla domanda del titolo vorrei ripondere: fede, cultura E storia. Mi vien da dire “Amen”, ma forse è un po’ blasfemo… 🙂

PS: vista la sensibilità dell’argomento ricordo ai partecipanti la mia assoluta Buona Fede e chiedo una partecipazione rispettosa delle posizioni di tutti.

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Alla buon’ora!!


Carissimi Tutti,

lo so che non mi sto comportando da blogger seria ultimamente, ma soffro di carenza comunicativa 😦 Quest’anno è partito con molta attenzione verso la mia famiglia e le attività locali, mi sento un po’ distaccata dalle tematiche “nazionali”… sarà che in qualche modo ho la sensazione che “qualcuno se ne stia occupando”, da quando è uscito di scena Silvio…! Prima, sicuramente con una buona dose di presunzione, sentivo di dover fare sentire la mia voce e speravo di veicolare anche quella degli altri, perchè c’era una situazione precisa di deriva politica, etica, economica e culturale che trovavo assolutamente inaccettabile. Ora forse mi starò accontentando, ma dal mio punto di vista trovo che il cambiamento sia già stato drastico: la passeggiata di Monti con la Merkel al suono dell’inno di Mameli, che abbiamo visto tutti nei telegiornali di ieri, simboleggia un cambio di pagina incommensurabile, da quando accanto alla cu*** inchia*** si presentava (quando si degnava, dopo tutte le sue chiamate personali) il faccione tronfiamente sorridente di quel pirla di Burlesconi. Ho già avuto modo di dire che per me la forma è un po’ la faccia della sostanza ed anche se è vero che non tutte le decisioni prese fin’ora dal governo tecnico mi vedono d’accordo, trovo una linea generale di serietà e di impegno, che mancavano dalla scena nazionale da troppo tempo. Credo anche che quello che ci sarà da correggere toccherà alla politica, sperando che questo periodo di transizione permetta una rigenerazione profonda e che alle prossime politiche si possano presentare persone e programmi credibili. Il fatto è che per ora sto un po’ a bordo campo, osservo ed attendo: mi piace che si riparli di politica in TV, che ci si interroghi su questioni di merito, che si ricominci ad informare, spiegare e capire (bisogna dire che oggi mi è sembrato di tornare indietro a pochi mesi fa, ma in effetti anche se il governo è cambiato, il parlamento è sempre quel triste simulacro di se stesso). Per il resto mi sto attivando a livello locale con i miei concittadini, ma le nostre attività non sono ancora così avanzate da parlarvene, per ora siamo in pieno brain-storming. Insomma: al momento non mi sono ancora sentita interprete di un sentimento comune del quale ci fosse necessità di discutere, non ho avuto pensieri e riflessioni che ritenessi “pronti” per la comunicazione o anche solo per il confronto. Questa sono un po’ io: il mio equlibrio è fatto di eccessi, passo momenti nei quali vi inondo di parole ed altri in cui rimugino o, semplicemente, vivo. Ma il blog resta per me un punto fermo, uno strumento di crescita personale, quindi so che ci tornerò, magari domani mattina con un post di 6 pagine (!!), magari tra qualche giorno in più. Se avrete pazienza e magari addirittura voglia di pungolarmi e stimolarmi, prometto che tornerò ad essere molto, molto viziosa! 🙂 Ma ditemi, ditemi: voi cosa mi raccontate?

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