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Archive for novembre 2010

Magic Thursday


Sting, amore, vedi che anche se tu hai cancellato la mia unica possibilità di vederti suonare con i tuoi mitici compagni x un mal di gola, dopo che avevo già speso €150 – su e-bay, non rimborasabili, che non avevo ed a causa dei quali io ed il marito abbiamo quindi mangiato riso e patate x una settimana -, io non te ne voglio?

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I just pretend you are singing this for me and all is well…

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If you missed Part 1 you can clic here to read it.

Where is my frigging ticket?! Not in my purse, not in the trolley. I check the purse 5 or 6 times, allowing myself the benefit of the doubt, as Eta Beta’s pocket is nothing compared to my handbag: phone, wallet, leaflets, napkins, book, mail, a soother, toys, a crumbled cookie, candies swimming naked through it all … I check the whole trolley a couple of times, although it makes no sense, why would I have put it there. Still, if the ticket isn’t where it should be, it must be where it shouldn’t. I lost it. I suck. I am an idiot. I am such a pitiful stay-at-home mum (and useless at it) that I am not even able to take a train without messing up at some point. I will have to pay the ticket all over again, with an extra for purchasing it on the train. Shit. There’s the shopping gone. Lucky enough it was only the one-way ticket, but still, it’s too little a consolation, I don’t even deserve it. It’s only fair that I should pay again, I am worthless. I am a sorry version of myself. I’m just not able to do stuff like this anymore. The comptroller comes around, I tell him my story, he decides to believe me, empathises even, but I have to buy the ticket anyway, there’s no getting around it. He takes out 2 little devices, one for the emission of the ticket, one for payment. The connection line isn’t working properly, he’ll come back. I read, I write, I message my friend. She suggests, half jokingly, to hide in the toilets once I get to Florence, the last station before Rome. I’d rather just sit in peace and pay up. She objects that I already am at peace with myself, as I did buy the ticket in the first place. Yes, but I’d be afraid of being found, hiding, in a toilet – how sad and just too much stress. I’ll pay and won’t shop. It’s just right, I’ve learned my lesson: I deserve it, I suck. The comptroller comes back, he still isn’t able to get me to purchase the ticket, he’ll be back yet again – I’m not going anywhere. 30 minutes before Rome he comes around and asks me what train did I take before boarding in Verona. The one from Desenzano, I don’t know whether I lost the ticket on that train or in one of the 2 stations. Says I. What train exactly? Says he. The 18h07 one. Says I. My colleague found your ticket and called me up, you’re fine. He smiles. I smile, especially inside. I am positively beaming. I feel connected to the Universe. I am the Universe and the Universe works though me. I feel rewarded for my having pushed myself – the God of brave and honest people put on my path a nice comptroller, who did her job and went even a step beyond by picking up the phone and contacting her colleague. The same God made it so that the ticketing devices didn’t work when they should have and allowed me enough time to repent and atone, but still be saved in the brink of time. I can shop. I can enjoy the week-end. I am not so bad after all. My girlfriends are waiting for me and the Eternal City is at my disposal. I even have a good story for the blog!

***

The week-end turns out absolutely perfect, exactly what I expected, what I needed, and more. I had fun, I visited the area Monti, Monteverde Nuovo and Flaminio, I strolled, I shopped smart for the whole family, I listened to a live tango concert, I talked silly and serious stuff with my old friend and 2 other gorgeous girls, I went to sleep in the wee hours of the morning and woke up in the afternoon, I ate good food, drank good wine, and I went to the new MAXXI museum. We always found the best parking spots in no time, which in Rome is no small detail, really. I am now sitting on the last of my 4 trains, scheduled to arrive in Desenzano at 21h21. The machine automatically booked seat 21 for me. Today is November 21st, my husband’s birthday. 🙂

Entrance at the MAXXI in Rome - L'entrata del MAXXI, a Roma

Se ti sei perso la prima parte, puoi cliccare qui per leggerla

Dove c*** ho messo il biglietto?! Non è in borsa, non in valigia. Controllo la borsa 5 o 6 volte, dandomi il beneficio del dubbio, visto che la tasca di Eta Beta è niente confronto alla mia borsa: telefono, portafoglio, volantini, fazzoletti, libro, posta, un ciuccio, giocattolini, un biscotto mezzo sbriciolato, caramelle che vagano nude in mezzo al tutto… Controllo ogni tasca della valigia un paio di volte, anche se la cosa non ha senso, perché mai avrei dovuto metterlo lì. Eppure, se il biglietto non è dove dovrebbe essere, significa che è per forza dove non dovrebbe essere. L’ho perso. Che pirla. Che idiota. Sono a tal punto una sfigatissima casalinga (e negata anche in quello) che non sono nemmeno capace di prendere un treno senza combinare qualche casino. Dovrò ripagare il biglietto, maggiorato per l’acquisto sul treno stesso. ‘fanc***. Ecco che lo shopping svanisce dalle mie prospettive. Per fortuna era il biglietto di sola andata, ma è una consolazione magrissima, praticamente non me la merito nemmeno. Mi sta proprio bene dover pagare di nuovo, sono un’incapace. Sono una versione pietosa di me stessa. Non sono proprio capace di intraprendere ‘ste cose ormai. Passa il controllore, gli racconto la mia storia, decide di credermi, dimostra pure simpatia, ma non c’è storia: il biglietto devo ricomprarlo. Tira fuori due macchinette, una per l’emissione del biglietto, una per il pagamento. La connessione non funziona, tornerà. Mi metto a leggere, scrivo, mando messaggini alla mia amica. Lei mi suggerisce di nascondermi in bagno dopo Firenze, l’ultima fermata prima di Roma. Rispondo che preferisco starmene seduta in pace e pagare. Lei mi fa notare che sono comunque in pace con me stessa, visto che il biglietto io l’ho davvero già comprato. Sì, ma avrei paura di essere beccata mentre mi nascondo, in un bagno – che squallore, e poi troppo stress. Pagherò e rinuncerò allo shopping. E’ giusto così, ho imparato la mia lezione: me lo merito, sono un’imbranata. Torna il controllore, ma di nuovo non riesce a farmi fare il biglietto, tornerà da me ancora una volta – io non mi muovo. Mezz’ora prima dell’arrivo a Roma, torna e mi chiede con che treno sono arrivata a Verona. Quello proveniente da Desenzano, il biglietto non so se l’ho perso sul treno o in una delle due stazioni, dico io. Quale treno, esattamente, chiede lui. Quello delle 18.07, dico io. La mia college ha trovato il tuo biglietto e mi ha chiamato, sei a posto. Sorride. Sorrido, specialmente dentro. Mi sento addirittura emanare luce dalla gioia. Mi sento in relazione con l’Universo. Io sono l’Universo e l’Universo lavora attraverso di me. Mi sento premiata per aver osato – il Dio delle persone coraggiose ed oneste ha messo sulla mia strada un controllore gentile, lei ha fatto il proprio lavoro e si è anche spinta oltre, prendendosi la briga di chiamare il suo collega. Lo stesso Dio ha fatto in modo che le macchinette non funzionassero, lasciandomi abbastanza tempo per pentirmi e fare i conti con me stessa, ma al contempo salvarmi al momento giusto. Posso fare un po’ di shopping. Posso godermi il fine settimana. Non faccio poi così schifo. Le amiche mi aspettano e la Città Eterna è a mia disposizione. Ho persino una bella storia x il blog.

***

Il fine settimana è andato benone, esattamente ciò che speravo e di cui avevo bisogno, ha addirittura superato le mie aspettative. Mi sono divertita, ho visitato la zona Monti, Monteverde Nuovo, il Flaminio, ho passeggiato, ho fatto spese mirate e strepitose per la famiglietta, sono stata ad un concerto di tango, sono andata a dormire che era ormai mattina presto e mi sono svegliata nel pomeriggio, ho mangiato benone e bevuto degli ottimi vinelli, sono anche stata al nuovo MAXXI. Abbiamo sempre trovato il parcheggio migliore in zero tempo, il che a Roma non è un dettaglio. In questo momento sono seduta sull’ultimo dei miei 4 treni, il cui arrivo a Desenzano è previsto per le 21.21. La macchinetta mi ha automaticamente assegnato il posto 21. Oggi è il 21 novembre, il compleanno di mio marito. 🙂

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Disco Wednesday


Dance – Dance – Dance!!

Kylie Minogue – I just can’t get you out of my head…!!

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Mi sono documentata, l’energia rinnovabile è brava, buona e bella. Purtroppo lo è in altri paesi, nel nostro è un casino – sorprendente, vero? Già, la green economy* non gode di buona salute in Italia, nonostante ci siano tutte le premesse perché possa eccellere. La questione è alquanto complessa, e mi sta a cuore, quindi ho deciso di studiarla e di raccontarla, per quel che posso. A livello globale c’è ancora molto da fare perchè il nostro modo di vita diventi sostenibile x il pianeta – siamo molto indietro rispetto agli obiettivi prefissi, per dire, a Kyoto – obiettivi che comunque la comunità scientifica ritiene un passo obbligato, ma non sufficiente. Per strappare un accordo alla comunità globale si gioca sempre al ribasso, eppure nemmeno così sembriamo avanzare quanto necessario, quanto possibile. Ma non voglio fare discorsi troppo teorici, voglio provare ad affrontare le questioni in modo semplice e parlare di qualcosa che interessa anche chi ancora fa spallucce quando sente parlare di riscaldamento globale: il business. Proverò a parlare di opportunità, di cosa si fa e cosa si potrebbe concretamente fare, ma si sta trascurando – ovviamente a modo mio, con sbavature passionali, ma onestà intellettuale. Con riferimenti, che vi permetteranno di approfondire e risalire alle fonti più significative che ho conultato. Vorrei anche aprlarne in modo accessibile, non è un argomento noioso, io lo trovo avvincente e, soprattutto, importante nel e per il quotidiano. Inizio col dire che da noi le energie rinnovabili non hanno buona reputazione: se ne parla poco e male. Persino il Sole24h – noto strumento del buonismo mediatico comunista – nota il silenzio (ignorante o colpevole?) dei maggiori opinion leader e media italiani, rispetto alla nascente “industria verde” nostrana, ammirata dagli operatori di tutto il mondo per il potenziale di produzione, utilizzo e generazione energetica che la contraddistingue.

Vado per ordine. Avrete tutti sentito Vittorio Sgarbi tuonare contro l’eolico in Sicilia, lo fa quasi ogni volta che appare in TV. Ora, Sgarbi non è un cretino – non è proprio una perla di simpatia, ma non un cretino. Mi ha quindi incuriosito la sua posizione di netta avversione per le energie rinnovabili, la sua determinazione a far loro una cattiva pubblicità. E’ uno dei tanti, è visibile, parto da lui. Io ne sono invece una grande sostenitrice da sempre, trovo che siano:

  • Una necessità ed un’urgenza x il pianeta (vedi anche IPCC), la comunità scientifica è al 97% (per essere proprio precisi) concorde su questo fatto. A meno chè non si ritenga la comunità scientifica mondiale corrotta, in preda ad un’allucinazione collettiva o collusa con le ecomafie, vorrei sapere quale altra spiegazione si possa dare a questa opinione praticamente unanime.
  • Una possibilità di sviluppo sociale e culturale, un modo per approfittare positivamente della globalizzazione ed unendo teste, intenti, profitti, vantaggi.
  • Un ottimo investimento in un mercato ancora agli albori, con un potenziale infinito di sviluppo. Anche perchè già oggi i cambiamenti climatici e gli eventi metereologici straordinari ci stanno costando un sacco di soldi – tra qualche anno non saranno più eventi eccezionali, dobbiamo investire nell’arginare questi danni e creare nuove risorse di ricchezza.

Con la green economy si vive meglio e più a lungo, si pagherà presto meno (ed in alcuni casi già da subito), si affinano i cervelli e migliorano le tecnologie (anche a vantaggio di attuazioni in campi diversi, cfr la storia delle applicazioni mediche di risultati studi NASA) si creano posti di lavoro, si arricchiscono gli investitori – dalle grandi aziende ai piccoli e medi imprenditori, si può creare ricchezza nel territorio per il territorio. Quello che si chiama una win-win situation, situazione di vincitori e vincitori.

Ora, se l’energia rinnovabile parte male, siamo fregati: sarà quasi certamente impossibile ottenere anche solo parte degli obiettivi di cui sopra, già difficili da ottenere in un clima politico mondiale che non riesce nemmeno a rispettare gli insufficienti canoni stabiliti dal protocollo di Kyoto. Ci vuole, per un mondo sostenibile – quindi per un mondo e punto – un cambiamento di cultura, un’azione che parta dal basso, dalla gente, dagli imprenditori, ma anche dalle corporazioni, che oggi hanno molo più ascendente sui destini economico-politici globali di quanto ne abbiano i governi. Tanto vale che, se si devono arricchire, lo facciano con qualcosa di cui possiamo beneficiare tutti. A me che facciano soldi a strapalate sta benone, la ricchezza serve e può creare ricchezza – non se nel farli ci rovinano anche la vita e quella di tutte le generazioni a venire: non mi sembra una posizione ideologica, ma logica.

Sgarbi è avverso all’investimento dell’eolico in Sicilia per 3 motivi:

Se l’argomento ti interessa, torna giovedì x la seconda puntata di questo mio primo “dossier”.

* chi vuole può navigare l’interessante grafico: scoprirete, x esempio, che economia vuole praticamente dire “le norme di casa”

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Musichina del buongiorno


Un bel reggae la mattina x la vostra giornatina

UB40 – The way you do the things you do: click here to open in YouTube

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This week-end I visited my friend Claudia, in Rome. Her son was away with his dad, hubby was spending a couple of days in Belgium with his family, the girls stayed with granny for the whole week-end, as they had missed out on the usual Fridays together in the last few weeks, and the 3 of them needed to catch up on some very healthy quality time. I had 2 options: stay at home and lay horizontal on the sofa, eating junk and watching TV for the whole 2 and ½ days, or take the train and spend some grownup time with my good friend in a city I know too little and that offers a lot of  cultural inputs, good food, even better shopping. Those of you who know me a bit will guess pretty easily what I was tempted to choose: minimum effort, maximum result, a 48h TV marathon would do just fine for me. I don’t get much of it lately, with the family and all. I crave it, it’s in my nature. Stillness is my favourite drug. Plus I could work on some reading and writing and clean my conscience that way. Always from the sofa. But. But I wanted to spend some smart, productive time with my friend, I could see us walking along roman streets, filled with cool shops and restos and bars, enjoying some live music, visiting worthwhile museums. If only I had a beamer – “Beam me up, Scotty!”, and I’d be in Rome, no hassle, no train, no driving to the rail station, making sure to be on time, twice in less than 3 days. I just wasn’t sure it’d be worth it… Man really is a creature of habit. I’ve lived alone on the other side of the world in all sorts of cities and metropolis when I was little more than a kid, I’ve travelled for vacation and work for the best part of my life, I’ve always been independent and prided myself of it. Then I had kids. And I moved to a village in Heidiland. And that’s been it for the past 2 years. All of a sudden the idea of having to take a train alone (4, actually, 2 each way), arriving in time to buy the ticket, and getting to Rome and back seemed an overwhelming thought. Would I make it? I’m always late, why would I make it this time? Would I get onto the right train? Would I miss the coincidence? Something at some point would almost certainly go wrong. I’d undertake this epic effort and screw it up. There’s nothing I can screw up from the sofa. Still, gosh, is that me? How do I like that person? How long can I keep making excuses and calling laziness an art – it has its place, but not this time. This time I owed it to myself and to my friend to get my ass over there. So I got organised and ready to leave. Mum came to pick the girls up and just as we were all about to leave the house, she decided to pick a fight. I really have no time for this now, mum. I love you, I can see your point, but I have my reasons too. Not now anyway, I just have no time. I ended up leaving 15 minutes too late than I had forecasted in order to give myself time for hiccups and still buy the ticket and hop on the train. So here I am, driving as fast as I can in the rain (obviously!), shaking inside from the fight, feeling sorry for myself and my mum, panicking that I’d miss the train, with Clau that tells me to drive straight to the next rail station – speeding on the highway for the 1st time in 15 years, through a storm, is just too much. OK pushing myself, but all within what’s acceptable for me now. I can make it, I think I can make it. I make it, I park the car, I get to the station without forgetting the trolley in the car, work out how the ticketing machine works, the credit card doesn’t betray me and I am on the quay with a good 10 minutes wait to go. I nailed step one! The train arrives, I sit, no one checks my ticket and after 20 minutes I get off in Verona for the coincidence. I get on the next train and my only worry now is filling the next 3 hours without having my brain explode with boredom. I am armed with a book, articles I printed off the web before leaving, and my laptop. I’m grand, I’m ½ way there, I’ll only have to figure out how to come back, as the train of my choice is full. No biggie, I’ll sort it out somehow. There. Lovely. Gosh. Where’s my ticket?

Read the second and final part on Wednesday morning 🙂 Tomorrow part one of a very personal take on the Green Economy in Italy – in Italian…

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Questo fine settimana sono andata a Roma a trovare la mia amica Claudia. Suo figlio era via col padre, mio marito in Belgio a trovare la famiglia, le pupe con la nonna, dopo un paio di settimane in cui non erano state insieme x disguidi vari. Mi si presentavano 2 opzioni: stare a casa in posizione orizzontale sul divano, mangiando cibo precotto e guardando la TV per due giorni e mezzo, o prendere il treno e raggiungere la mia amica per passare del raro tempo di puro divertimento adulto da donne libere, in una città che conosco troppo poco, piena di stimoli culturali, buon cibo, shopping da sogno. Chi mi conosce un po’ sa quale fosse la mia diabolica tentazione: minimo sforzo, massimo risultato, una maratona di 48h di TV sarebbe stata perfetta. Sarà una vita che non me la concedo, con una la famiglia certe rinunce sono obbligate. Ma a volte vado in astinenza, è nella mia natura. L’assoluta immobilità fisica è la mia droga preferita. Oltretutto avrei potuto leggere, scrivere, e ripulirmi così la coscienza con estrema facilità. Sempre dal divano. Ma. Ma volevo passare un po’ di tempo intelligente e costruttivo con la mia amica, potevo già vederci passeggiare per le stradine romane piene di bei negozi, baretti e ristorantini, ascoltare un concerto dal vivo, visitare musei di quelli seri. Oh, se solo esistesse il teletrasporto…! Un bottone da schiacciare e sarei a Roma: nessuno sbattimento, niente treno, niente paura di perderlo (due volte in 3 giorni), zero stress. Ne valeva proprio la pena? Le cattive abitudini si apprendono sempre in fretta. Ho vissuto da sola dall’altra parte del pianeta quando ero poco più di una ragazzina, in città e metropoli di tutti i generi, ho viaggiato per vacanze e lavoro per la maggior parte della mia vita, sono sempre stata autonoma ed orgogliosa di esserlo. Poi ho avuto le mie figlie. E mi sono trasferita in campagna. E questo è tutto, negli ultimi due anni. Improvvisamente l’idea di dover prendere un treno da sola (4, veramente, 2 all’andata e 2 al ritorno), arrivare in stazione in tempo x comprare il biglietto ed arrivare fino a Roma, mi atterriva. Ce l’avrei fatta? Sono sempre in ritardo, perché avrei dovuto farcela stavolta? Avrei preso il treno giusto? Avrei perso la coincidenza? Prima o poi sul percorso qualcosa sarebbe andato storto. Avrei intrapreso questo sforzo immane per niente, perché alla fine sarei riuscita a rovinare tutto. Non posso rovinare niente, dal divano. Eppure, cavolo, ma sono io questa? Ma mi piaccio così? Per quanto ancora potrò aggrapparmi alla scusa che la pigrizia è un’arte – ha il suo sacrosanto posto nella vita, ma non stavolta. Questa volta me lo dovevo, dovevo muovere il culo, e lo dovevo anche alla mia amica. Mi sono organizzata ed ero pronta a partire. Mia mamma è venuta a prendere le bambine e proprio mentre stavamo per uscire tutte di casa, ha deciso di litigare. Mamma, non ho tempo. Ti voglio bene, ti capisco, ho le mie ragioni anch’io – ma non adesso, non ho proprio tempo. Finisce che parto con 15 minuti di ritardo rispetto all’orario che avevo previsto, per permettermi qualche intoppo ed essere ancora in tempo per passare in biglietteria e riuscire a prendere il treno. Quindi sono qui che guido come una matta, sotto la pioggia (chiaramente!), tutta tremante per la lite, dispiaciuta per me e per mia mamma, in panico perché temo perderò il treno, con Claudia che mi dice di guidare fino alla stazione seguente, prendendo l’autostrada, a tutta velocità sotto la tempesta, anche se sono 15 che non lo faccio. Va bene spingermi oltre i miei soliti comodi limiti, ma pur sempre entro un equilibrato limite di accettabilità, insomma. Posso farcela, penso che ce la farò. Ce la faccio, parcheggio, arrivo in stazione senza dimenticare la valigia in macchina, riesco a comprare il biglietto di sola andata alla macchinetta senza troppe menate, la carta di credito non mi tradisce ed arrivo sulla banchina con 10 minuti d’anticipo. Prima tappa, successo pieno! Il treno arriva, mi accomodo, nessuno mi controlla il biglietto, e dopo 20 minuti scendo a Verona, per prendere la coincidenza. Salgo, ed ormai la mia unica preoccupazione è riempire le prossime 3 ore senza che il mio cervello esploda per la noia. Sono armata di libro, articoli stampati da internet prima di partire, il laptop. Fantastico, sono praticamente a metà strada, devo solo trovare un treno per il rientro, visto che quello che volevo è pieno. Non è un problema insormontabile, vedremo a Roma. Ottimo. Che bello. Oddio. Dove ho messo il biglietto?

Leggi la seconda parte, il finale, Mercoledì mattina. 🙂 Domani la prima parte del dossier di un’internauta da strapazzo sulla Green Economy – in Italiano.



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Monday’s Rock


Se siete in ufficio e non siete il boss, vi consiglio di abbassare il volume prima di cliccare su play… 🙂 clicca qui x aprire il video in YuTube

If you are at the office and you’re not the boss, you might want to turn down the volume for this one… 🙂 click here if you wish to play the video on YouTube

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Intimate Sunday Song(s)


A very classy- tipsy – birthday song…

… and a bonus! Love you babe X

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xchè ogni volta che non ci sei mi tocca ammettere che mi manchi…

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Feel Good Song


Eric Clapton – Change the World

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