Quindi, dicevo, l’altra mattina ero in macchina diretta a Brescia, all’inizio di una bella giornata di sole densa di impegni, accendo la radio e sento la voce di Fabio Volo a radio DJ…
… flashback… Ho 18, 19 anni o giù di lì, sono in corso a fare le vasche: tirata a lucido, pronta ad uscire la sera, gasata perché un po’ mi sento grande e quasi libera, come succede ogni settimana, per una manciata di ore, tutti i sabati. Ci sono tutti: gli amorazzi, gli amici, i conoscenti… il Fonta gira e chiacchiera e ci passa i biglietti per il Mirò, entrata senza fare la fila per una serata di balli e di svago. Dove si va a cena, chi guida, le solite cose. In discoteca le facce sono sempre quelle: Franci, Leo, Alby, Michele, Gigi, … chissà com’è che di ragazze me ne ricordo poche… si sa che non é per loro che le antenne di una ragazzina, che si sente “donna”, sono rizzate a quell’età!
Si balla e si chiacchiera – perché a quell’epoca ancora si riusciva a parlare in disco. Il Fonta gira sorridente e ad una certa ora, mentre tutti noi fighetti continuiamo a inebriarci di gioventù, saluta tutti e parte a fare il pane in forneria dai suoi. Niente escamotages, scuse o cazzate: sappiamo tutti che Fabio lavora e mentre c’é chi, firmato da testa ai piedi, si seppellirebbe vivo piuttosto di raccontare che fa il panettiere, lui é tranquillo nel suo impegno di una vita tra l’effimero, il divertente e l’impegno regolare di un ragazzo che, mentre noi andiamo a dormire, é sveglio dalla mattina precedente e lavora di braccia e di cuore. Me lo immaginavo così, un po’ coperto di farina, sempre sorridente, una spanna oltre noi, ancora cullati dalla vita studentesca e frivola – proprio di quella frivolezza mi rendevo conto quando Fabio lasciava la discoteca, mentre di solito mi sentivo angosciata da chissà quali menate da 18enne.

… flashforward… Fabio parla dalla radio, si chiama Volo adesso, il Fonta veniva da Fontanella, ma non era quello il suo cognome, chissà perché era conosciuto così. A tutt’oggi non lo so il suo reale cognome e non ho voglia di chiederlo agli amici comuni, né di ricercarlo in internet – mi piace così. Lui é lì che non riesce a trattenere l’indignazione per il passaggio del “processo breve” in parlamento, la sera prima. Spara a zero, soprattutto sul cittadino disinformato (“il potere, é ovvio, difende se stesso”), ma nella sua voce ancora senti quel sorriso che, per la sua natura allegra e non per imbecillità, non lascia le sue labbra. Fa il DJ Fabio, scrive anche libri e fa persino l’attore. Ce l’ha fatta. In pieno. Ce l’ha fatta BENE, perché é un professionista, parla e scrive di ciò che sa, non fa film da intellettualoidi, recitati come la lista della spesa, e nemmeno cinepanettoni. E’ difficile non bruciarsi nel mondo dello spettacolo, ed ho la sensazione che lui ci sia riuscito, che sia sempre Fabietto, sbocciato. Fabio secondo me rappresenta il lato bella della Generazione X. Nei libri ufficializza le espressioni correnti, la parlata di strada (“… non lo capirebbe neanche se glie lo dicessi in stampatello…”), i pensieri medi ed i sentimenti medi delle persone medie, ma il fatto che lo faccia con grande chiarezza e semplicità lo toglie d’ufficio dalla “media”. Io, media, mi ci ritrovo sempre nelle sue riflessioni, proprio come ora che dalla radio parla della sensazione che si prova quando ci si trova su un taxi, con un tassista che é in vena di conversazione e fa osservazioni da brav’uomo di famiglia razzista (“perchè un conto é se vogliono venire qui a lavorare, ma quando rubano e stuprano e tutta un’altra cosa”). E tu sei dietro e sei indeciso tra il continuare a rispondere “aha” ed il dirgli: non mi sembra il caso di generalizzare, la maggior parte delle violenze sono commesse dai famigliari, da quelli che fanno parte del nostro circolo, non da chi viene da “fuori”… Per sentirti infine rispondere, se le parole le hai cacciate, “beh, certo, e poi sono persone anche loro…”. E tu sempre lì dietro, a verificare tra quanto sarai arrivato e potrai scendere… E’ una sensazione che ho provato spessissimo, a Milano, a NY, a Bruxelles… ed anche io a volte mi sono limitata al “aha”, altre é bastata una frase per zittire il tassista e fargli capire che forse questa corsa é meglio farla in silenzio, altre ancora si é intavolata una discussione, costruttiva, addirittura. E intanto io guido, di nuovo tra le strade di Brescia, dietro di me la mia bimba più piccola, l’altra é all’asilo (ultimo anno), al Lago, Leo fa il broker assicurativo, Franci ha un negozio di mobili ed oggetti dal mondo – é proprio da lei che vado, parcheggio sotto la casa nella quale vivevo ai tempi del Mirò, in parte a quella nella quale ancora vive mia zia, e sotto la quale mia cugina Francesca ha trasformato un’anonima attività commerciale (caldaie) in un elegante ed accogliente salotto cittadino. Spengo la radio, entriamo, e lei ci accoglie col suo pancione, con dentro la mia nipotina, che tra tre mesi nascerà. “Stavo ascoltando Fabietto alla radio, stamattina é stato eccezionale” “Lo stavo ascoltando anch’io. Caffettino cugia?”

……..cara serena, la cosa bella di Fabio è che è rimasto esattamente quello che descrivi e alla base del suo successo c’e’ proprio la semplicità di un ragazzo famoso, scrittore, attore, istrione ma alla fine sempre Fabio.
non condivido le sue idee cosi’ come molte delle tue ma il rispetto per chi urla il proprio disappunto quello c’e’ .
Fabio è ed è rimasto il fonta, anche quando ti saluta con gli occhi lucidi al funerale di un ‘amica o quando lo incroci a Brescia negli stessi luoghi dove lo incrociavi prima che diventasse Volo.
per una volta complimenti a chi non ha perso il contatto con la realtà e ha tenuto i piedi per terra.
complimenti a chi non dimentica che dopo una serata passata alla tastiera al Bar Retro’ non si vergogna di raccontare che andava a fare il pane.complimenti a chi ce l’ha fatta passando dalla gavetta senza scorciatoie, contando solo sul talento.
ciao serena mi è piaciuto molto il tuo post.
Grazie Simo. Sono proprio questi i motivi del mio rispetto per lui, a livello umano innanzitutto – e come sai io condivido praticamente tutte le sue idee
Ma anche a livello professionale, ho apprezzato i suoi programmi, specialmente un Italiano a NY. Fabio é scanzonato, ma mai volgare, attento, curioso, la sua é TV divertente, ma non superficiale. Piace persino a quella snob di mia mamma, che lo definisce quotidiano, ma profondo! Come il pane, insomma, semplice, ma sostanziale.
ma non lo sapevo della pancia della Franci?
Bene! Sono felice per lei!
Va bhe non centra niente con il post, ma lo dico lo stesso
Ma pensa, non sapevi? Eh sì, sto per diventare veramente zia per la prima volta, senza il “costona”! Hai fatto proprio bene a dirlo, c’entra, siamo tutti legati ad un filo, ciò che ci unisce é infinitamente maggiore di ciò che ci separa. Un abbraccio X
Brava Sere, hai espresso magnificamente ciò che penso anch’io.
Bravo Fabio. Sappi (sempre ammesso che tu legga questo post ed i suoi commenti) che sei veramente e sinceramente stimato da tanti quaggiù al paesello.
Mi piacerebbe tanto che leggesse, queste cose le penso spesso, e mi farebbe piacere dirgliele. Non siamo in contatto, magari se qualcuno di voi lo é, potreste passargli il link. I complimenti sinceri ed affettuosi fanno sempre piacere e chedo che lui sia uno dei pochi che é riuscito ad arivare al successo con l’ammirazione di tutti quelli che lo conoscevano ragazzino ed oggi bazzicano più o meno le stesse strade, le stesse persone – senza suscitare la minima invidia. Perché se lo merita.
prof. guardi “IL testimone” sul sito di mtv la puntata 4 se non sbaglio è dedicata a fabio volo !!bellissima puntata….e bellissima persona.!